Buca sull’asfalto: risarcimento per chi cade
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20 Lug 2016
 
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Buca sull’asfalto: risarcimento per chi cade

Se la buca è visibile o illuminata, o la strada è nota al pedone che la percorre spesso, il risarcimento non viene concesso.

 

Il Comune o l’amministrazione titolare della strada è responsabile per i danni provocati a pedoni e automobilisti dalle buche sull’asfalto e da ogni altra insidia dovuta all’omessa manutenzione delle strade. Si tratta di una responsabilità cosiddetta oggettiva, ossia che prescinde da una specifica colpa o malafede della P.A., ma consegue al semplice fatto di essere quest’ultima custode dei beni pubblici e, quindi, tenuta a vigilarne la regolarità.

 

 

Quali prove deve fornire chi cade in una buca sull’asfalto?

Chi cade in una buca, in un avvallamento, in una fossa o in una semplice crepa apertasi sulla strada e abbia riportato lesioni fisiche alla propria persona o a cose (ad esempio alla ruota dell’auto) per ottenere il risarcimento del danno dall’amministrazione deve procurarsi la prova delle seguenti circostanze, senza nulla tralasciare:

  • l’evento della caduta nella buca sull’asfalto: si tratta, cioè, di dimostrare il giorno e l’ora in cui il fatto storico si è verificato;
  • il cosiddetto rapporto di causalità: bisogna dar prova che la caduta è stata dovuta proprio e soltanto alla buca sull’asfalto e non ad altre circostanze, sebbene concomitanti, come ad esempio la distrazione del pedone o una stringa dei lacci slacciata;
  • l’entità dei danni: bisogna dimostrare quali tipi di lesioni fisiche o danni all’auto siano conseguiti a seguito della caduta. Nel primo caso (lesioni fisiche) spetterà poi a un medico legale stabilire a quanto corrispondano, in termini monetari, dette lesioni (cosiddetta perizia medico-legale);
  • che la buca, l’avvallamento, la crepa o qualsiasi altra anomalia dell’asfalto sia stata non percepibile in anticipo, anche usando l’ordinaria diligenza: essa deve risultare cioè nascosta, anche tenendo conto dell’orario e dell’illuminazione della strada. In pratica – usando le parole della giurisprudenza – il pedone o l’automobilista deve dimostrare che la caduta sulla buca è stata dovuta a una insidia o trabocchetto.

 

Quanto al tipo di prove consentite nel processo si va dalla documentazione fotografica scattata nell’immediatezza, alla testimonianza di un presente che abbia direttamente visto l’incidente, anche se parente o stretto familiare della vittima.

I certificati medici del pronto soccorso potranno attestare l’orario di ricovero – in concomitanza con la caduta – e il tipo di lesioni subite; gli scontrini di medicinali e le fatture dei centri di riabilitazione potranno servire a quantificare meglio i danni economici conseguenti all’infortunio. Altrettanto dicasi per le ricevute o i preventivi emessi dall’officina che abbia riparato l’automobile.

 

 

Quando non si ha diritto al risarcimento per la caduta sulla buca

La giurisprudenza ha esaminato una serie di ipotesi in cui viene negato il risarcimento del danno per la caduta sulla buca nell’asfalto, ipotesi che sono tutte riconducibili al concorso di colpa dell’automobilista o del pedone. A quest’ultimo infatti viene chiesto di prestare attenzione e diligenza nel momento in cui si cammina. E difatti, non viene riconosciuto il risarcimento nelle seguenti ipotesi:

  • caduta di giorno se la buca sull’asfalto è visibile e di dimensioni tali da poter essere avvistata a una ragionevole distanza per poter fare manovra ed evitare di cadere;
  • caduta di notte in strada illuminata se la buca non è occultata da altri oggetti [1];
  • caduta su una strada che viene percorsa spesso dall’automobilista o dal pedone e le cui condizioni, quindi, sono a quest’ultimo note (si pensi a un cantiere posto vicino casa);
  • strada palesemente dissestata e, nonostante tali condizioni di cattiva manutenzione, imboccata comunque dall’automobilista o dal pedone che, così facendo, ha consapevolmente scelto il rischio;
  • velocità elevata dell’automobile;
  • buca che non costituiva insidia o trabocchetto e la cui presenza è facilmente intuibile usando l’ordinaria diligenza.

 

Nel valutare il peso di tali circostanze nel caso concreto, il giudice può optare tra l’addossare tutta la responsabilità della caduta sulla buca al pedone/automobilista o il disporre un concorso di colpa.

 

Secondo la Cassazione [2] costituisce insidia stradale ogni situazione di pericolo che l’utente medio non è in grado di prevedere facendo uso della normale diligenza; per escludere il risarcimento da parte dell’amministrazione che abbia la gestione della strada, è necessario che quest’ultima dimostri che, nonostante l’obiettiva esistenza dell’insidia, l’utente fosse in grado di prevederla o evitarla.

 

 

Come chiedere il risarcimento per la caduta sulla buca

La prima cosa da fare per chiedere il risarcimento è individuare l’ente titolare della strada su cui è presente la buca. Quindi sarà opportuno inviare una raccomandata a.r. o una email di posta elettronica certificata specificando:

  • data e luogo della caduta;
  • danni materiali e fisici riportati a seguito della caduta;
  • prove in possesso del danneggiato (eventuale indicazione dei nomi dei testimoni, fotografie, ecc.).

 

Sarà necessario accordare all’amministrazione un tempo congruo per rispondere e provvedere a periziare il mezzo danneggiato o sottoporre a visita medica il richiedente per valutare l’entità dei danni.

 

Qualora la richiesta di risarcimento non dovesse sortire effetti, si dovrà agire in causa davanti al giudice. Per danni fino a 1.100 euro, si va davanti al giudice di Pace e non c’è bisogno dell’avvocato.

 


La sentenza

Sent. n. 2164

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Lecce in composizione monocratica, in persona del Dr. Angelo Rizzo, ha pronunziato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al n. 50000 417/2012 del Ruolo Generale promossa DA

I.F. con l’avv. M.D.

CONTRO

– COMUNE DI UGGIANO LA CHIESA con l’avv. Fabrizio Marte

– U. S.p.A. (già L. SOCIETÀ DI ASSICURAZIONI spa) con l’avv. V.C.

= TERZO CHIAMATO =

OGGETTO: risarcimento danni.

MOTIVAZIONE

Va chiarito che la richiesta formulata dalla Compagna Assicuratrice di essere tenuta indenne dal Comune per essere stato inadempiente agli obblighi di cui all’art. 1913 c.c. e 13 condizioni generali di polizza, di tutte quelle maggiori somme che dovesse essere riconosciute all’attrice, con esclusione della sorte capitale, va disattesa in quanto la Compagnia avrebbe dovuto provare l’esistenza e la consistenza dell’asserito pregiudizio.

Deduceva l’attrice che:

a) si trovava in Italia per trascorrere le proprie vacanze nel Salento ed aveva preso in locazione un’abitazione in Uggiano La Chiesa;

b) che il

Mostra tutto

[1] Trib. Lecce, sent. n. 2164/16 del 29.04.2016.

[2] Cass. sent. n. 1571/2004.

 


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