Se il figlio non vuol stare col genitore dopo la separazione
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20 Lug 2016
 
L'autore
Raffaella Mari
 


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Se il figlio non vuol stare col genitore dopo la separazione

Che succede se il figlio litiga con la madre o il padre presso cui è stato collocato dal giudice della separazione? Può decidere con chi andare a vivere?

 

Purtroppo dopo il processo di separazione dei coniugi, i rapporti tra genitori e figli non sono quasi mai come prima: la rottura dell’unità familiare porta sempre delle profonde crisi anche nell’intimo dei bambini e più facili sono le liti, le incomprensioni e le ribellioni. Che succede se, allora, la convivenza tra il figlio minore e il genitore presso cui è stato collocato dopo la separazione diventa intollerabile e il ragazzo manifesta la volontà di andare a vivere con l’altro genitore? La giurisprudenza è orientata nel senso di dare peso alle decisioni del figlio, anche se ancora non diciottenne, purché dimostri capacità di discernimento e maturità. Dunque, il minore d’età che non vuole stare con un genitore può ben decidere di andare a vivere con l’altro. Ma in questo caso, per formalizzare il cambio di rotta, è sempre necessario un provvedimento del giudice. È quanto deciso dal Tribunale di Venezia con una recente sentenza [1].

 

 

Affidamento condiviso ma convivenza con un solo genitore

Dopo la separazione dei genitori, il giudice decide non solo i rapporti economici tra i due (il versamento dell’assegno di mantenimento), ma anche l’affidamento e la residenza dei figli. Analizziamo entrambe le due situazioni.

 

Quanto all’affidamento – ossia tutto ciò che attiene ai poteri/doveri dei genitori di prendere le decisioni principali sulla crescita del minore (come ad esempio l’istruzione) – si opta sempre per l’affido condiviso (ossia a entrambi i genitori, con pari poteri/doveri), salvo circostanze particolari consiglino per quello esclusivo (dove tutti i poteri/doveri competono a un solo genitore): ciò avviene quando uno dei due ex coniugi si sia macchiato di gravi colpe verso i figli e la sua presenza possa essere per loro dannosa.

 

Quanto alla residenza, non potendo il minore convivere con entrambi i genitori, il giudice deve necessariamente decidere con chi dei due il figlio andrà a convivere stabilmente (cosiddetto collocamento), fermo restando il diritto dell’altro agli incontri periodici e a passare parte delle vacanze e delle feste in via esclusiva con il figlio, alternandosi con l’ex.

La soluzione più frequente prevede che i figli vivano in prevalenza, presso un genitore (cosiddetto genitore collocatario); è però possibile anche che vivano a turno presso ciascuno dei genitori, così come è possibile prevedere una alternanza dei genitori nella casa familiare dove vivono i figli.

 

Il collocamento può essere disposto in 3 possibili forme:

collocamento prevalente: è la forma più diffusa, prevede che i figli risiedano in prevalenza presso l’abitazione del genitore ritenuto più idoneo;

collocamento a residenza alternata o turnaria: i figli alternano periodi di convivenza presso ciascuno dei genitori;

collocamento invariato: i minori abitano stabilmente in una casa e i genitori si alternano.

 

La legge non detta regole circa la residenza dei figli, ma sancisce il diritto del minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori.

 

 

Il figlio ha diritto di scelta

Abbiamo già visto, in un precedente approfondimento, che il figlio deve essere sempre ascoltato prima delle decisioni in merito al suo collocamento: in particolare, a partire dal 12esimo anno di età o anche prima se egli dimostra capacità di discernimento, il bambino deve manifestare la sua preferenza in ordine a quale genitore preferisce essere “assegnato” (leggi “A che età i minori possono decidere il genitore con cui stare?”).

 

Questo potere di scelta non si limita solo nel momento della causa di separazione o divorzio, ma può essere anche oggetto di successivo ripensamento. Sicché il figlio minorenne che non è in buoni rapporti col genitore collocatario, ben può decidere di spostare la residenza presso l’altro genitore in virtù della sua capacità di valutazione.

 

All’adolescente va inoltre riconosciuta una libertà di scelta che non può essere messa in discussione, a prescindere dall’analisi delle eventuali manchevolezze del genitore collocatario: anche se quest’ultimo ha compiuto correttamente i propri compiti e doveri, bisogna dare voce al minore e, quindi, consentire che questi scelga con quale genitore andare a vivere, anche se in precedenza ha confermato una volontà differente.


[1] C. App. Venezia, sent. del 21.01.2016.

 


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