Contratto bancario valido anche con la sola firma del cliente
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21 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Contratto bancario valido anche con la sola firma del cliente

 

Contratto di conto corrente, anche se non c’è la firma della banca è valido se è stato regolarmente eseguito dalle parti.

 

Se hai perso il contratto di conto corrente che ti lega alla tua banca e quest’ultima, a tua richiesta, ti ha presentato la copia con solo la tua firma e non anche quella del direttore dell’istituto di credito, il contratto è ugualmente valido. Questo perché, secondo una recente sentenza del Tribunale di Ravenna [1], la scrittura privata siglata con la banca è valida anche se essa riporta solo la firma del cliente, purché risulti che, negli anni, le parti l’abbiano regolarmente eseguita e rispettata (ad esempio, il correntista avvalendosi del conto corrente, con depositi e prelievi; la banca, pagando gli interessi o pretendendo le commissioni per lo scoperto).

 

La conseguenza è di tutto rilievo: non perché la banca non ha mai firmato il contratto che la lega al suo correntista, o magari perché ha perso la copia con la sua firma, il rapporto è da ritenersi nullo. Con il risultato che il cliente non può appigliarsi a questo “cavillo formale” per evitare di pagare le spese e gli interessi di mora che gli competono.

 

È vero, la legge stabilisce che i contratti con la banca debbano essere necessariamente scritti, ma è sufficiente – secondo la sentenza in commento – che vi sia la prova del fatto che la scrittura privata sia stata espressamente conosciuta, accettata e firmata dal cliente, non già anche dalla banca che evidentemente l’ha redatta e, quindi, la conosce bene, per cui non c’è bisogno che ne accetti espressamente il contenuto. Peraltro le clausole maggiormente limitative sono proprio quelle a carico del cliente e non della banca e quest’ultima non necessita certo di essere protetta da contenuti vessatori o particolarmente vincolanti.

 

Peraltro, la mancanza di forma scritta del contratto bancario può essere contestata solo dal consumatore e non dalla banca che non è certamente la parte debole del rapporto [2]; con la conseguenza che il cliente può sempre esigere una copia della scrittura privata contenente la propria firma: solo in caso di assenza della sua sottoscrizione – e non anche della banca – può far valere la nullità del contratto.

 

L’approvazione scritta da parte del cliente rende infatti non necessaria l’ulteriore approvazione della banca, dal momento che la volontà negoziale dell’istituto di credito è già espressa nel documento da quest’ultimo predisposto; la semplice mancanza formale di firma del direttore della banca non legittima quest’ultima né ad impugnare il contratto [3] né a sottrarsi alle regole in esso sancite [4].

 

La stessa posizione è condivisa dalla Cassazione secondo cui “nei contratti per cui è richiesta la forma scritta come condizione di validità della scrittura non è necessaria la simultaneità delle sottoscrizioni dei contraenti; per cui “sia la produzione in giudizio della scrittura da parte di chi non l’ha sottoscritta, sia qualsiasi manifestazione di volontà del contraente che non abbia firmato, risultante da uno scritto diretto alla controparte e dalla quale emerga l’intento di avvalersi del contratto, realizzano un valido equivalente della sottoscrizione mancante, purché la parte che ha sottoscritto non abbia in precedenza revocato il proprio consenso ovvero non sia deceduta”.

 


[1] Trib. Ravenna, sent. n. 519/16 del 30.40.2016.

[2] La nullità per carenza di forma scritta come relativa, potendo essere fatta valere solo dal cliente, in quanto la sanzione di nullità è prevista a protezione del correntista e non anche della banca. Ciò vuol dire, argomenta la sentenza, che «l’introduzione di tali stringenti requisiti formali discende dell’esigenza di protezione del contraente debole nei confronti della banca». Se, dunque, prosegue il tribunale, «il fine della norma è la protezione del correntista contraente debole, qualora risulti, come nella specie, la predisposizione del contratto da parte della banca stessa, la firma del correntista e la consegna del contratto al cliente, allora la sottoscrizione della Banca non sarebbe nemmeno necessaria» (Corte di Appello di Torino, n. 595/2012).

[3] Trib. Milano, sent. n. 14268/2013.

[4] Si legge in sentenza che, «anche a volere ritenere non ritualmente firmato il contratto da parte della banca, l’intento di quest’ultima di avvalersi del contratto stesso, sarebbe pacificamente integrato dalla incontroversa esecuzione del rapporto e dalla comunicazione degli estratti conto per molti anni». Diversamente si offrirebbe tutela al contraente che «maliziosamente abusando di una posizione di vantaggio conferita dalla legge e della buona fede contrattuale, censura come nullo un contratto bancario eseguito per anni senza contestazioni da entrambe le parti».

[5] Cass. sent. n. 4564/2012.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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