Il lavoro a cottimo è legale?
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21 Lug 2016
 
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Il lavoro a cottimo è legale?

Quando il lavoratore viene pagato sulla base di quanto produce e lavora: il cottimo è legale in Italia.

 

Il lavoratore non può essere sfruttato e, quindi, pagato sulla base di quanto produce: tuttavia il lavoro a cottimo è legale entro determinate forme e limiti. Ma procediamo con ordine.

 

Normalmente il lavoratore viene pagato

– a tempo;

a cottimo;

– in natura;

– a provvigioni;

– con partecipazioni agli utili e ai prodotti.

 

Sicuramente la forma ordinaria di pagamento è la retribuzione a tempo: in pratica, la busta paga viene rapportata a quanto tempo il dipendente ha passato in azienda a lavorare o, comunque, ha prestato la propria attività per conto del datore. Il termine di riferimento può essere l’ora, la giornata, la settimana, la quindicina, il mese o l’anno (nel caso delle mensilità aggiuntive). Nella pratica il tipo di retribuzione più adottata, anche nei confronti degli operai, è la retribuzione mensile.

 

 

Il lavoro a cottimo: cos’è?

Quando si parla di lavoro a cottimo ci si riferisce ai casi in cui il lavoratore viene retribuito in base alla quantità di lavoro prodotto [1]. In pratica, con il lavoro a cottimo la retribuzione collegata all’effettivo risultato dell’attività lavorativa nell’unità di tempo.

 

Il lavoro a cottimo non può costituire il livello di paga base del dipendente, ma solo una integrazione della normale retribuzione a tempo (si applica normalmente al personale operaio).

Solo nel caso del lavoro a domicilio esiste una forma di cottimo pieno. In tutti gli altri casi, il cottimo non può essere il riferimento principale per calcolare la retribuzione. È possibile dunque solo il cosiddetto “cottimo misto“: in forza di ciò, il lavoratore viene compensato con un importo fisso mensile (retribuzione contrattuale, sia essa mensilizzata ovvero oraria) incrementato di:

 

– una somma a titolo di cottimo garantito in percentuale, corrisposto esclusivamente nel caso cui il lavoratore raggiunga un limite minimo di produzione;

– un importo variabile (cottimo effettivo), che rappresenta un elemento ulteriore della retribuzione va effettivamente a premiare il lavoratore in relazione alla propria produttività.

 

 

Quando è obbligatorio il lavoro a cottimo?

Il ricorso alla retribuzione a cottimo è obbligatorio quando:

– in conseguenza dell’organizzazione del lavoro, l’operaio sia vincolato all’osservanza di un determinato ritmo produttivo;

– oppure quando la valutazione della prestazione dell’operaio avvenga in base al risultato delle misurazioni dei tempi di lavorazione.

 

L’obbligatorietà del cottimo si verifica soltanto quando è richiesta al lavoratore una prestazione più intensa di quella del normale lavoro in economia o la realizzazione di un risultato produttivo predeterminato, superiore a quello conseguibile in detta ipotesi normale. Un incremento della produttività aziendale, conseguente ad esempio all’introduzione di un nuovo macchinario, non obbliga il datore di lavoro a retribuire i propri operai a cottimo, essendo sufficiente un aumento in percentuale fissa della paga base [2].

 

 

Quanto viene pagato il lavoro a cottimo?

A stabilire la retribuzione a cottimo sono i contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl).

In realtà i contratti collettivi in generale si limitano a fissare il cosiddetto utile o minimo di cottimo, ossia una percentuale del minimo di paga base che l’azienda è tenuta a corrispondere in conseguenza del maggior rendimento del cottimista.

 

Ai fini del calcolo del cottimo misto, può essere stabilito convenzionalmente che la paga base di riferimento del lavoratore a tempo di pari categoria sia 100 e a questa corrisponda una quantità prodotta pari a 40. Normalmente ad ogni livello di retribuzione e quantità prodotta corrisponde il tempo che viene impiegato da un lavoratore di normale diligenza per compiere quel lavoro.

 

 

Quali obblighi gravano sul lavoratore a cottimo?

Il lavoratore pagato con il sistema del cottimo misto deve effettuare una prestazione pari a quella prevista per il realizzo del minimo di cottimo: non è sufficiente lavorare a livello di rendimento minimo equivalente a quello dei lavoratori pagati a tempo [3].

Se il cottimista realizza uno sciopero di rendimento, consistente nel lavorare al livello di rendimento minimo previsto per i lavoratori pagati a tempo, il datore di lavoro può ridurre proporzionalmente la sua parte fissa di retribuzione [4].

 

 

Quali obblighi gravano sull’azienda in caso di cottimo?

L’azienda deve comunicare in anticipo al lavoratore:

 

– i dati relativi agli elementi costitutivi della tariffa;

– le lavorazioni da eseguire;

– il compenso;

– la quantità di lavoro e il tempo da impiegare per realizzarlo.


[1] Il lavoro a cottimo può essere individuale o collettivo. Quest’ultimo consiste in una forma di lavoro prevista da alcuni contratti collettivi in cui il tipo di lavorazione, i tempi necessari e la quantità da produrre sono riferiti ad un gruppo di lavoratori appartenenti ad una squadra.

[2] Cass. sent. n. 2481/1981.

[3] Cass. sent. n. 3917/1980.

[4] Cass. sent. n. 5558/1984.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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