Accompagnatore allo shopping: un nuovo lavoro
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21 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Accompagnatore allo shopping: un nuovo lavoro

 

La natura “atipica” dell’attività dell’accompagnatore allo shopping comporta la necessità che il giudice ricostruisca la prestazione eseguita, analizzando anche la documentazione e le fatture emesse in seguito all’esercizio di tali mansioni.

 

Tra tante sentenze che spiegano il diritto, vogliamo oggi parlarvi di una che, invece, suggerisce un nuovo tipo di lavoro: quello di personal shopper o accompagnatore allo shopping. La Cassazione [1] riconosce che si tratta di una attività atipica, per inquadrare la quale bisogna verificare come, concretamente, essa si è svolta. Già, perché l’accompagnatore allo shopping potrebbe essere un autonomo, munito di partita IVA, che si autopropone – anche con pubblicità sul proprio sito internet o sui social network come Facebook – di accompagnare le donne (o gli uomini, ovviamente) in vena di fare compere. Ma potrebbe anche trattarsi di un servizio offerto da hotel e strutture turistiche, in favore dei propri clienti bisognosi di una guida che la sappia lunga in fatto di negozi, di vetrine, di sconti, ma che soprattutto sappia consigliare, parlare, scegliere, che conosca la moda, l’eleganza, il casual e, in definitiva, aiuti a comprare, comprare, comprare. Perché nel “comprare” abiti nuovi, ammettiamolo, c’è sempre un po’ di felicità, la novità, il sentirsi più piacevoli e apprezzati: specie se accanto c’è un personal shopper che ti riempie di complimenti o, magari, con sguardo critico, ti sappia consigliare ciò che più ti dona.

 

Si può trattare di scarpe, borse, un abito da sera, ma anche un paio di jeans, una maglietta o un vestito di occasione: il tuo personal shopper è lì che ti aspetta. Oppure potresti essere tu il prossimo accompagnatore allo shopping pronto a far esultare di gioia gli/le assetati/e delle vetrine.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 21 aprile – 20 luglio 2016, n. 14947
Presidente Nobile – Bronzini

Svolgimento del processo

Con sentenza del 20.4.2006 il Tribunale di Fermo condannava la società CIGA (Compagnia internazionale gestione alberghi) Hotels srl al pagamento in favore di. D.G.R. della somma di euro 54.569,58 oltre accessori a titolo di retribuzioni per lavoro dipendente dall’aprile del 1995 al 2000; la Corte di appello di Ancona con sentenza del 4.11.2011, in parziale riforma della sentenza impugnata, riduceva la condanna ad euro 22.929.37 oltre ad accessori. La Corte territoriale osserva che l’eccezione di nullità della domanda per omessa allegazione del CCNL applicabile era infondata posto che tale omissione comportava solo l’applicazione parametrica del contratto con l’esclusione di voci esclusivamente di origine contrattuale; non era fondata neppure l’eccezione di prescrizione perché il relativo termine era stato interrotto. Le prove svolte attestavano lo svolgimento di attività relativa all’ospitalità di clienti ed all’accompagnamento per lo shopping; era emerso che tale attività era stata svolta seguendo le direttive dei responsabili della società convenuta il che rendeva superfluo l’esame degli altri indici dì

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[1] Cass.sent. n. 14947/16 del 20.07.2016.

 


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