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Editoriali Pubblicato il 21 luglio 2016

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Editoriali Dichiarazione redditi: errore contestabile con la cartella di Equitalia

> Editoriali Pubblicato il 21 luglio 2016

Il ruolo può essere sempre impugnato: il contribuente può contestare la cartella di pagamento di Equitalia per importi contenuti erroneamente nella dichiarazione dei redditi.

A sbagliare ci si mette un attimo, a rimediare possono essere necessari anni: capita a chi commette un errore nella dichiarazione dei redditi, errore che può essere contestato anche quando arriva la cartella di pagamento di Equitalia. È quanto chiarisce la Cassazione con una recente sentenza [1].

Lo scorso mese le Sezioni Unite avevano espresso un principio importante: la dichiarazione dei redditi integrativa, che comporta un risultato più favorevole al contribuente, può essere presentata entro massimo un anno (leggi: “Modifica della dichiarazione dei redditi entro un anno”). Oggi la stessa Corte precisa un altro concetto importante: se il contribuente, in sede di dichiarazione dei redditi, indica dei dati errati e, in forza di ciò, gli viene chiesto un pagamento in realtà non dovuto, può sempre contestare tale errore nel momento in cui gli arriva la cartella di pagamento di Equitalia.

La vicenda

Conoscere la vicenda che ha portato alla sentenza in commento ci aiuta a comprendere meglio il principio espresso dai giudici. Un medico presentava la dichiarazione dei redditi liquidando in essa gli importi da questi dovuti a titolo di Irap. Essendo venuto a conoscenza solo successivamente del fatto che un piccolo studio come il suo non era tenuto a versare l’importo dell’Irap. Importo però che l’Agenzia delle Entrate iscriveva ugualmente a ruolo e per il quale Equitalia notificava la cartella di pagamento. Il professionista impugnava così la predetta cartella esattoriale, sostenendo le proprie ragioni in merito alla non debenza del trtibuto. La sua domanda veniva infine accolta con cancellazione della cartella stessa.

La dichiarazione dei redditi è sempre modificabile

La dichiarazione dei redditi [2] è un documento ritrattabile e/o modificabile mediante l’acquisizione di nuovi elementi di conoscenza a proprio favore e prospettati all’amministrazione finanziaria; è ammessa l’emendabilità, in via generale, di qualsiasi errore, di fatto o di diritto, contenuto in una dichiarazione resa dal contribuente, anche se non direttamente. Diversamente si arriverebbe al paradosso di assoggettare il contribuente, per un semplice errore materiale o di conoscenza da questi commesso, ad oneri tributari più gravosi di quelli che, per legge, devono restare a suo carico, in conformità con la Costituzione secondo cui le tasse vanno pagate in proporzione al reddito prodotto [3].

Pertanto, il contribuente, che per errore dichiari (nella dichiarazione dei redditi) di dover pagare una tassa e, invece, poi si accorga che non è così ha il diritto di non versarla ed, eventualmente, in caso di riscossione esattoriale, impugnare la cartella di Equitalia contestando il merito della pretesa tributaria [4].

note

[1] Cass. sent. n. 14496/16 del 15.07.2016.

[2] In quanto considerata “dichiarazione di scienza e di giudizio”.

[3] Cost. artt. 53 (capacità contributiva) e 97 (correttezza azione amministrativa).

[4] In campo tributario, a seguito di procedura automatizzata ex art. 36-bis del d.P.R. n. 600/1973, l’impugnazione della cartella esattoriale non è preclusa dal fatto che l’atto impositivo sia fondato sui dati indicati dal contribuente nella propria dichiarazione. Una tale conclusione, infatti, presupporrebbe l’irretrattabilità delle dichiarazioni del contribuente le quali, invece, avendo natura di dichiarazioni di scienza sono modificabili in ragione di novi elementi di conoscenza o di valutazione (Cass. sent. n. 2226/2011; n. 9872/2011).

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sentenza 11 maggio – 15 luglio 2016, n. 14496 Presidente Cappabianca – Relatore Cricenti

Ritenuto in fatto

L'Agenzia delle Entrate di Salerno, a seguito di controllo automatizzato sulla dichiarazione dei redditi di (...), medico di base, ha riscontrato il mancato versamento dell’lrap per l’anno 2002, dichiarata dal contribuente, ma non versata. L’Agenzia ha provveduto con cartella esattoriale a recuperare pertanto la somma non corrisposta. Il contribuente ha proposto ricorso adducendo di non avere un'organizzazione stabile tale da poter giustificare il pagamento dell’imposta. La Commissione provinciale, con sentenza del 24.4.2007, ha rigettato il ricorso nel merito, mentre quella regionale ha dichiarato l’appello inammissibile, con l’argomento della non impugnabilità della cartella esattoriale. Ricorre per Cassazione il contribuente, basandolo su due motivi. Non si è costituita l’Agenzia.

Considerato in diritto

La sentenza impugnata ha ritenuto inammissibile l’impugnazione, ritenendo che, poiché Io stesso contribuente aveva dichiarato di dovere l’Irap, non avendola versata, l’Agenzia aveva il potere di liquidare la somma, cosa che ha fatto con l’emissione della cartella esattoriale. Avverso tale liquidazione, secondo la sentenza impugnata, non sarebbe ammissibile l’impugnazione, in quanto il contribuente avrebbe dovuto versare l’imposta e poi agire per il rimborso. 1. - Con il primo motivo il ricorrente fa valere violazione dell’art. 19 D.lvo n. 546 del 1992 e dell’art. 36 bis DPR 600/1973. Il ricorrente ritiene che il fatto di avere dichiarato di dovere l’Irap non esclude il diritto di impugnare l’atto (cartella esattoriale) che ne costituisce liquidazione. Il motivo è fondato. In materia tributaria, l'impugnazione della cartella esattoriale, emessa in seguito a procedura di controllo automatizzato ai sensi dell'art. 36-bis del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, non è preclusa dal fatto che l’atto impositivo sia fondato sui dati evidenziati dai contribuente nella propria dichiarazione, in quanto tale conclusione presupporrebbe la irretrattabilità delle dichiarazioni del contribuente che, invece, avendo natura di dichiarazioni di scienza, sono ritrattabili in ragione della acquisizione di nuovi elementi di conoscenza o di valutazione (Sez. 5. n. 9872 del 2011). 2. - Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta violazione degli articoli 2 e 3 legge regionale (Campania) n. 3/2003. Secondo il ricorrente in base a tale legge, la competenza a riscuotere e pretendere l’Irap sarebbe stata dalla Regione e non dell’Agenzia delle Entrate. Il motivo è infondato. Infatti, ai sensi della L.R. Campania n. 3 del 2003, art. 2, comma 1:"A decorrere dal periodo d'imposta in corso al 1.1.2003 sono di competenza della Regione, quale ente titolare deI tributo le attività di liquidazione, accertamento, riscossione dell'I.R.A.P. la constatazione delle violazioni, il contenzioso ed i rimborsi ad essa relativi, e la determinazione delle relative aliquote d'imposta", motivo questo per cui, nella specie, trattandosi dell'annualità 2002 (oggetto della pronuncia della C.T.R., nel capo qui impugnato), la Regione era del tutto estranea al rapporto tributario e quindi priva di legittimazione passiva. (Sez. 5, n. 8738 del 2013). Il terzo motivo, accolto il primo, può considerarsi assorbito.

P.Q.M.

Accoglie il primo motivo, rigetta il secondo, assorbito il terzo. Cassa con rinvio alla Commissione Tributaria regionale Campania, sez. Salerno, in diversa composizione anche per le spese.

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