Caduta al supermercato: risarcimento e denuncia
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22 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Caduta al supermercato: risarcimento e denuncia

Scivolata sul pavimento bagnato del negozio: risarcimento per il danno e reato di lesioni colpose aggravate al direttore del supermarket per il pericolo non segnalato. 

 

Per chi cade in un negozio o in un supermercato a causa del pavimento bagnato e scivoloso si aprono due vie di tutela (che possono essere percorse anche contemporaneamente): l’azione civile per ottenere il risarcimento del danno a seguito della lesione fisica riportata; l’azione penale contro il direttore del centro commerciale per le lesioni riportate a seguito della caduta. In particolare, la denuncia – che può essere depositata presso i Carabinieri, la Polizia o direttamente alla Procura della Repubblica – si giustifica peri il fatto che chi dirige il negozio deve adottare tutte le misure di sicurezza necessarie a tutelare i dipendenti e i terzi avventori che entrino nell’esercizio commerciale, esposti anch’essi ai rischi derivanti dalle attività lavorative. Insomma, le norme sulle misure di sicurezza e prevenzione sul luogo di lavoro, volte ad evitare il rischio di infortuni, non riguardano solo impiegati e dipendenti, ma anche i clienti. È quanto chiarito dalla Cassazione in una sentenza di ieri [1].

 

Nel caso di specie, i giudici hanno condannato il direttore di un supermercato per lesioni colpose aggravate a causa della violazione delle norme in materia di prevenzione di infortuni sul lavoro: l’uomo, infatti, aveva omesso di segnalare la presenza, sul pavimento, di chiazze d’acqua che rendevano la superficie scivolosa fonte di rischio “caduta” per i clienti. Così come, di fatto, è successo: un uomo, scivolato sulle mattonelle, ha ottenuto il risarcimento dei danni e la condanna penale del gestore del negozio.

 

Secondo la Cassazione, anche i clienti, quando si trovino esposti ai pericoli derivanti da un’attività lavorativa svolta da altri nell’ambiente di lavoro, sono destinatari delle misure di prevenzione e hanno quindi tutti i diritti (compreso quello al risarcimento in caso di infortunio) che hanno i dipendenti. Sussiste, pertanto, un cosiddetto rischio aziendale connesso all’ambiente, che deve essere coperto da chi organizza il lavoro.

 

Le norme in materia di prevenzioni infortuni – si legge in sentenza – si applicano non solo a tutela dei lavoratori, ma anche di terzi. La conseguenza è che il cliente caduto sul pavimento scivoloso del negozio può:

  • agire in via civile per il risarcimento del danno;
  • denunciare il titolare del delitto di lesioni personali [2], che peraltro in questo caso subisce l’aggravante derivante dal fatto che la condotta viene commessa con violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro. La presenza dell’aggravante comporta due ulteriori conseguenze: 1) la pena viene aumentata (per le lesioni gravi: reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000; per le lesioni gravissime: reclusione da uno a tre anni); 2) il reato è procedibile d’ufficio (in buona sostanza, se anche il danneggiato decide di ritirare la querela, il procedimento penale va avanti ugualmente).

 

Inutile per il direttore del supermercato obiettare che la figura del direttore del supermercato non si potrebbe ritenere titolare della posizione di garanzia riconnessa alla violazione. In proposito, spiega la Suprema corte, è incontestabile che il supermercato sia un luogo di lavoro e come tale va soggetto agli obblighi di sicurezza normativamente imposti.

 

 

Pavimento bagnato dalla pioggia

Secondo una recente sentenza del tribunale di Parma [3] il titolare del negozio deve risarcire la cliente caduta sul pavimento bagnato per l’abbondante pioggia del giorno. Non conta che il sinistro sia avvenuto sulla soglia del locale e che la signora fosse appesantita da una voluminosa borsa e ostacolata dai tacchi alti.

Secondo il giudice, il titolare del negozio, per evitare gli infortuni, è tenuto a predisporre all’ingresso del locale stesso le strisce antiscivolo o a spargere segatura in terra quando l’acqua possa costituire un pericolo per gli avventori.


[1] Cass. sent. n. 31521 del 21.07.2016.

[2] Art. 590 cod. pen.

[3] Trib. Parma sent. n. 825/16.

 


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