Auto storiche: bollo da pagare
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22 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Auto storiche: bollo da pagare

Vince il Governo: la Corte costituzionale ha dichiarato illegittime le norme di quelle Regioni che non fanno pagare il bollo alle auto storiche.

 

La Corte costituzionale [1] mette la parola fine alla controversia sulle auto storiche, ossia le vetture con oltre venti e meno di trent’anni di anzianità. Una volta per tutte, ha stabilito che i proprietari di quelle macchine devono pagare il bollo, cioè la tassa di proprietà regionale. La diatriba era nata con la norma [2] del 2014, con cui il Governo ha eliminato ogni esenzione per i veicoli “di interesse storico o collezionistico” immatricolati da meno di trent’anni e da almeno venti. Così, il beneficio viene riservato soltanto alle auto d’epoca, quelle con più di trent’anni. Sin da subito, diverse Regioni si erano opposte alla legge del Governo, ritenendo che fossero loro a dover decidere in materia di bollo auto, perché balzello regionale. Fra gli Enti a opporsi, Umbria e Basilicata, che hanno mantenuto l’agevolazione: niente bollo alle auto storiche. Ma il Governo aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale. Sostenendo insomma che quelle norme regionali fossero anti-costituzionali.

 

Per la precisione, il presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, aveva promosso questioni di legittimità costituzionale: quindi, il premier Matteo Renzi contro le Regioni “disubbidienti”.

 

I giudici della Corte costituzionale hanno dichiarato illegittime le norme previste dalla Regioni Umbria e Basilicata, in quanto lesive della competenza legislativa in materia di tributi erariali. Una competenza esclusiva dello Stato. Sulla quale le Regioni non possono argomentare. Bocciata anche la via d’uscita [3] delle Regioni Umbria e Basilicata, che hanno mantenuto il regime di favore tramite un escamotage: hanno sostituito il bollo auto con una tassa di circolazione forfettaria eliminando sanzioni e interessi per i morosi.

 

Le regole delle Regioni Umbria e Basilicata, infatti, così come di tutte quelle che non si adegueranno all’orientamento del Governo, secondo la Corte sono in contrasto con le norme della Costituzione: dettano i princìpi di potestà legislativa e autonomia finanziaria degli Enti locali. Pertanto, la questione di legittimità costituzionale promossa dal Governo va accolta.

 

Questa sentenza della Corte costituzionale andrà a incidere a cascata su tutte le Regioni che si sono opposte alla decisione del Governo. In un certo modo sconfitti anche i proprietari delle vetture storiche. La questione, giova ricordarlo, riguarda anche le moto, perché la legge del Governo parla di veicoli storici.

 


[1] Corte cost. sentenza n. 199/2016.

[2] Legge n. 190/2014.

[3] Leggi regionali n. 8/2015 e n. 14/2015.

[4] Cost. artt. 117 e 119.

 


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