Multa: da comunicare nome e patente del conducente
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24 Lug 2016
 
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Multa: da comunicare nome e patente del conducente

 

Contestazione differita della multa: per evitare la seconda multa per mancata comunicazione dei dati dell’effettivo conducente non basta indicare solo il nome e il cognome, ma anche la patente.

 

Se presti la tua auto a un amico o a un parente, ricordati sempre di prendere nota del numero della sua patente: questo potrebbe salvarti da una multa di circa mille euro. La questione, per quanto paradossale, è spiegata chiaramente da una recente sentenza del Tribunale di Bari [1].

 

Quando ricevi una multa per una infrazione del codice stradale che non hai commesso tu (ma un tuo familiare, un dipendente della tua azienda, un amico che aveva in prestito la tua auto, ecc.), devi stare attento a non dimenticare di comunicare, nel modello che ti invia la polizia insieme alla multa stessa, anche i dati della patente dell’effettivo conducente. Questo perché riportare solo il nome e cognome del trasgressore non ti salva dalla seconda multa per omessa comunicazione. Ma procediamo con ordine.

 

 

Se la multa non può essere contestata subito al conducente

Il codice della strada impone, in via generale, che le multe vadano contestate immediatamente al trasgressore, fermandolo al momento della violazione. In alcuni casi, però, è consentita la spedizione del verbale a casa del proprietario dell’auto: ciò avviene di norma quando la polizia non può mettersi all’inseguimento del conducente, perché ciò creerebbe un pericolo superiore per la circolazione.

Tuttavia non è detto che il proprietario del mezzo, che riceve la multa, sia stato anche colui che ha commesso l’infrazione, potendo questi aver prestato l’auto ad altra persona. Così, nel momento in cui gli arriva il verbale a casa, questi viene invitato (o meglio, obbligato) a comunicare i dati dell’effettivo conducente all’autorità: in questo solo a quest’ultimo verranno sottratti i punti dalla patente.

 

La comunicazione, da inviare rigorosamente entro 60 giorni dal ricevimento della multa, è dovuta anche in tali ipotesi:

  • se il proprietario dell’auto è lui stesso l’effettivo conducente;
  • se il proprietario dell’auto ha intenzione di proporre ricorso al giudice contro la multa;
  • se il proprietario dell’auto ha intenzione di pagare subito la multa.

 

Non si può evitare di inviare la comunicazione dei dati dell’effettivo conducente. Chi non lo fa evita la decurtazione dei punti dalla patente (propria o dell’effettivo conducente), ma subisce una seconda multa che può arrivare fino a mille euro. Mica poco per una dimenticanza.

 

 

La comunicazione dei dati del conducente deve essere completa

La sentenza in commento riferisce una questione di non poco valore: non basta comunicare alla polizia che ha inviato la multa solo il nome e cognome del conducente, ma bisogna riferire anche gli estremi della sua patente. Il proprietario dell’auto deve essere quindi in grado di procurarsi tali dati.

 

Nel caso di specie è stata sanzionata l’azienda che si era limitata a comunicare il nome e cognome del proprio dipendente, alla guida del mezzo al momento dell’infrazione, senza invece fornire gli estremi della patente. A nulla è valsa la giustificazione che il lavoratore era ormai assente e irreperibile da diverso tempo. L’assenza prolungata dal lavoro di quest’ultimo – si legge in sentenza – non può giustificare la mancata comunicazione alla polizia municipale.

 

I giudici hanno sposato un orientamento estremamente rigido sul punto, stabilendo che “il proprietario del veicolo è tenuto a conoscere l’identità dei soggetti cui affida la conduzione, onde dell’eventuale incapacità di identificare detti soggetti necessariamente risponde a titolo di colpa, per negligente osservanza del dovere di vigilare sull’affidamento in modo da essere in grado di adempiere al dovere di comunicare l’identità del conducente”.


[1] Trib. Bari, sent. n. 2431/16.

 


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