Mantenimento da rivedere se aumenta l’inflazione
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24 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Mantenimento da rivedere se aumenta l’inflazione

Separazione, divorzio e aumento del costo della vita: per poter rivedere le condizioni economiche e la misura dell’assegno di mantenimento devono sopraggiungere fatti nuovi e imprevisti.

 

Che succede se l’assegno di mantenimento si “svaluta” per via dell’aumento dell’inflazione? L’incremento del costo della vita può portare, dopo diversi anni, a ridurre sensibilmente il valore reale del contributo versato all’ex coniuge, tenuto soprattutto conto che tale misura può durare diversi anni, se non per una vita intera.

Può benissimo capitare allora che, sebbene inizialmente il mantenimento riesca a coprire le spese di affitto e quelle primarie di sopravvivenza, negli anni l’aumento dei prezzi possa pregiudicare tale equilibrio e il contributo mensile dell’ex coniuge non sia più sufficiente a far fronte alla metà di tali oneri. Come ci si deve comportare in questi casi? È possibile ricorrere al giudice e chiedere un aumento del mantenimento solo per via dell’inflazione? Di questo si è occupata una recente sentenza della Cassazione [1] che ha chiarito ogni dubbio in proposito.

 

Dopo la sentenza che, a seguito di separazione o divorzio, determina la misura dell’assegno di mantenimento, si può richiedere sempre la revisione e modifica di tale importo, ma a condizione che sopraggiungano nuove circostanze, prima non valutate dal giudice e, quindi, sopravvenute e imprevedibili. Tali circostanze devono essere tali da alterare l’equilibrio dei rapporti economici tra le due parti (marito e moglie). Ebbene, secondo la Corte, anche l’aumento del costo della vita, ossia l’inflazione, può essere sufficiente a imporre una revisione dell’assegno di mantenimento.

 

L’importante – precisa la sentenza in commento – è che la nuova sentenza di revisione delle condizioni economiche di separazione/divorzio, ossia che va a modificare la misura dell’assegno di mantenimento, non sia una nuova valutazione di fatti già sussistenti al momento della precedente pronuncia del giudice (nuova valutazione che potrebbe essere fatta, eventualmente, solo in appello), ma un apprezzamento di elementi nuovi, che hanno successivamente modificato l’equilibrio economico tra le parti.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 11 aprile – 19 luglio 2016, n. 14734
Presidente Ragonesi – Relatore Mercolino

Fatto e Diritto

E’ stata depositata in Cancelleria la seguente relazione, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ.:
«1. – Con il decreto di cui in epigrafe, la Corte d’Appello di Bari ha accolto parzialmente il reclamo proposto da C.S. avverso il decreto emesso il 21 gennaio 2014, con cui il Tribunale di Foggia aveva accolto la domanda di riduzione dell’assegno mensile posto a carico dell’ex coniuge F.D. dal­la sentenza di divorzio, ed ha rideterminato in Euro 200,00 l’assegno divorzile ed in Euro 150,00 l’assegno dovuto dall’uomo per il mantenimento della figlia N., maggiorenne ma non ancora economicamente autosufficiente.
2. – Avverso il predetto decreto il D. ha proposto ricorso per cassazione, articolato in tre motivi. La S. non ha svolto attività difensiva.
3. – A sostegno dell’impugnazione, il ricorrente ha dedotto:
a) la violazione e la falsa applicazione degli arti. 347, 348 e 369 cod. proc, civ., rilevando che il decreto impugnato ha omesso di pronunciare in ordine all’eccezione di improcedibilità del reclamo sollevata da esso ricorrente all’udienza di

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[1] Cass. sent. n. 14734/16 del 19.07.2016.

 


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