Il reato contro bambini e anziani è sempre con aggravante
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24 Lug 2016
 
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Il reato contro bambini e anziani è sempre con aggravante

L’aggravante della “minorata difesa”: quando l’età della persona offesa è rilevante a prescindere dall’accertamento della effettiva incapacità.

 

Chi commette un reato in danno di un bambino o di un anziano subisce sempre un trattamento di pena più severo: questo perché l’approfittarsi di una persona che, in ragione della sua età, si trovi in una situazione di minorata difesa – così come definita dal codice penale [1] – implica sempre un’aggravante in aggiunta alla normale sanzione prevista dalla legge. Il giudice è tenuto a considerare solo la semplice sussistenza della giovane o senile età della vittima, a prescindere dal fatto che il colpevole se ne sia davvero approfittato o meno. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [2].

 

Il codice penale stabilisce che l’avere profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa, comporta sempre l’aggravante. Tale espressione, volutamente generica, si riferisce sia all’età infantile, sia a quella senile. Non bisogna però accertare, nel caso di reati commessi in danno di persone giovani o anziane, se si sia in presenza di una complessiva situazione di approfittamento della particolare vulnerabilità emotiva e psicologica propria dell’età senile. Basta il semplice requisito dell’età a far scattare l’aggravante.

 

La Corte ricorda che l’aggravante della minorata difesa è fondata su un mero dato anagrafico dell’età della vittima, sufficiente di per sé a far scattare l’aggravante: non è necessario effettuare accertamenti in concreto di fenomeni di indebolimento delle facoltà mentali o da ulteriori condizioni personali.

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 18 febbraio – 15 luglio 2016, n. 30340
Presidente Fumo – Relatore Lignola

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza dell’1 luglio 2015 la Corte d’appello di Torino confermava la decisione del 2 febbraio 2015 del tribunale di Novara, con la quale B.C. era condannata alla pena di giustizia per. ilreato di tentato furto aggravato a norma degli articoli 625 n. 4 e 61 n. 5 cod. pen., per aver tentato, in concorso con persona rimasta ignota, di impossessarsi dei portafogli di proprietà di G. G.M., con l’aggravante di aver commesso il fatto con destrezza e approfittando di circostanze di persona (età avanzata della vittima) tali da ostacolare la privata difesa.
2. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione personalmente l’imputata, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione, in ordine al riconoscimento dell’aggravante di cui all’art. 61 n. 5 cod. pen., poiché l’aggravante della minorata difesa è stata fondata su un mero dato anagrafico dell’età della vittima (pari a 72 anni), insufficiente ai fini dell’affermazione dell’aggravante, dovendo necessariamente essere accompagnata da accertamenti in concreto di fenomeni di decadimento o di indebolimento delle facoltà mentali o da

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[1] Art. 61 n. 5 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 30340/16 del 15.07.2016.

 


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