Stipendi non pagati per lavoro in nero: contestazione in 60 giorni
Lo sai che?
25 Lug 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Stipendi non pagati per lavoro in nero: contestazione in 60 giorni

Il dipendente che voglia far valere il diritto agli arretrati e alle differenze retributive deve contestare il licenziamento entro 60 giorni dalla data dello stesso, anche se il rapporto di lavoro era irregolare e in nero.

 

Anche chi è stato “assunto in nero” ossia “non dichiarato” e “non regolarizzato” deve contestare il licenziamento entro 60 giorni da quando gli è stato comunicato: diversamente perde la possibilità di chiedere non solo il risarcimento del danno per l’illegittima conclusione del rapporto di lavoro, ma anche tutte le buste paga che non gli sono mai state corrisposte o corrisposte in misura ridotta (cosiddette “differenze retributive”). È quanto chiarito dal Tribunale di Napoli con una recente sentenza [1].

Ma procediamo con ordine.

 

 

Quali diritti a chi è assunto in nero?

Chi lavora, di fatto, alle dipendenze di un’altra persona o di una ditta senza però essere mai stato regolarizzato (il cosiddetto “dipendente in nero”) ha gli stessi diritti (e doveri) del dipendente inquadrato regolarmente con contratto scritto e dichiarato alle competenti autorità. Questo significa che gli spettano le stesse retribuzioni dovute per il lavoro ordinario, sin dalla data di costituzione del rapporto di lavoro. Egli può rivendicare gli arretrati entro cinque anni dalla data di cessazione del contratto (licenziamento o dimissioni): dopo tale termine il diritto cade in prescrizione.

 

Per contestare il licenziamento, però, i termini sono molto più brevi:

  • entro 60 giorni dalla data di comunicazione del licenziamento stesso [2] deve inviare una raccomandata a.r. all’azienda per “impugnare” il licenziamento;
  • entro i successivi 180 giorni deve avviare la causa in tribunale.

Il rispetto di tali due termini è essenziale non solo per far accertare, al giudice, l’esistenza di un rapporto di lavoro (benché non dichiarato e, quindi, “in nero”), ma anche per chiedere le eventuali differenze retributive. Scaduto anche uno solo dei due predetti termini, il dipendente non ha armi di difesa a suo vantaggio e non potrà più far valere i propri diritti.

 

Secondo la sentenza in commento, una volta verificatasi la decadenza per decorrenza di uno dei due predetti termini, i diritti del lavoratore non possono più essere tutelati: ciò non riguarda solo il diritto alla costituzione di un rapporto di lavoro, ma anche i diritti da esso scaturenti come, ad esempio, le differenze retributive e il risarcimento dei danni.

 

Questa conclusione, spiega il giudice, scaturisce dal fatto che la legge [2] punta a introdurre “una disciplina generale della decadenza in materia di lavoro” che va oltre l’impugnativa del licenziamento o di scadenza del termine invalidamente apposto al contratto di lavoro, abbracciando anche ipotesi che non attengono propriamente alla risoluzione del rapporto di lavoro, come la cessione del contratto di lavoro.

 


La sentenza

TRIBUNALE DI NAPOLI

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Dott. Roberto Pellecchia in funzione di Giudice del Lavoro all’udienza del 9-03-2016 ha pronunziato la seguente

SENTENZA

nel giudizio civile iscritto al n.r.g. 17484 dell’anno 2015

OGGETTO Interposizione di manodopera

TRA

Ge.Sa. elett.te dom.to presso lo studio degli Avv. Gi.Fo., Sa.Fr., An.Bi. ed Iv.Ce. che lo rapp.tano e difendono in virtù di procura a margine del ricorso introduttivo.

ricorrente E

Srl Ge., in persona del legale rapp.te p.t. elett.te dom.ta presso lo studio dell’Avv. Pi.Mu. che la rapp.ta e difende in virtù di procura a margine della memoria di costituzione e risposta.

resistente E

Spa Co. – Na. – (…) in persona del legale rapp.te p.t., elett.te dom.ta presso lo studio dell’Avv. Ro.Me., rapp.ta e difesa dall’ Avv. St.Gr. del Foro di Roma in virtù di procura per Notar Ma. di Milano n. rep. 33.274 del 18-11-2013 in atti.

resistente CONCLUSIONI

Per il ricorrente: come da ricorso introduttivo. Per le resistenti: come da rispettiva memoria di costituzione e risposta

FATTO E DIRITTO

Con ricorso a

Mostra tutto

[1] Trib. Napoli, sent. del 9.03.2016.

[2] Art. 32, co. 4, della legge 183/2010.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti