Infedeltà: se il coniuge tradisce che fare?
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25 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Infedeltà: se il coniuge tradisce che fare?

Marito o moglie infedele: il tradimento comporta l’addebito per la separazione o divorzio, ma a condizione che non vi siano altre cause pregresse.

 

Se uno dei due coniugi tradisce (basta un semplice episodio, non essendo necessaria una relazione stabile) l’altro può chiedere la cosiddetta separazione con addebito: ciò implica che il giudice, nello sciogliere il matrimonio, addebita la responsabilità di tale rottura a chi è stato infedele. A volte, però, ciò non comporta alcuna conseguenza sul piano sostanziale e l’esistenza dell’ “addebito” non porta modifiche negli assetti della separazione, nei rapporti coi figli o nel pagamento dell’assegno di mantenimento. Vediamo perché.

 

 

Chi tradisce deve pagare l’assegno di mantenimento?

Falso. È vero piuttosto che chi tradisce non può chiedere il mantenimento per sé, in quanto responsabile della separazione. Ma non è detto che lo debba necessariamente pagare. Facciamo qualche esempio per comprendere meglio la situazione.

 

1- Un marito guadagna 3.000 euro al mese e la moglie invece ne guadagna 1.000:

 

  • se il marito tradisce la moglie, le deve pagare il mantenimento, ma non perché l’ha tradita, ma perché ha lo stipendio più alto;
  • se la moglie tradisce il marito non ha diritto al mantenimento.

 

2- Un marito guadagna 1.000 euro al mese e la moglie invece ne guadagna 3.000:

  • se il marito tradisce la moglie non le deve pagare il mantenimento, ma non può neanche pretenderlo per sé; quindi la moglie non gli dovrà pagare alcun assegno mensile;
  • se la moglie tradisce il marito, gli dovrà pagare il mantenimento, ma non perché l’ha tradito, ma perché ha lo stipendio più alto.

 

3- Una moglie dice al marito che non lo ama più e che vuole separarsi. La moglie guadagna 1.000 euro al mese mentre il marito ne guadagna 3.000. Poiché il venir meno dell’amore di coppia non è considerata una colpa, la moglie avrà ugualmente diritto al mantenimento nonostante sia stata lei stessa a manifestare la volontà di separarsi e porre termine al matrimonio.

 

 

Tutto ciò si spiega per una ragione molto facile: il mantenimento non è una sanzione, ma una misura disposta a favore del coniuge che ha un reddito più basso dell’altro e che non può mantenere lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio. Il mantenimento quindi serve non a sanzionare chi ha violato i doveri del matrimonio, ma a garantire il sostentamento al coniuge economicamente più debole (salvo sia stato questo a determinare, con il suo comportamento colpevole, la separazione).

 

 

Chi tradisce perde l’affidamento dei figli?

Anche questo è falso. Chi tradisce ha gli stessi diritti sui figli rispetto all’altro coniuge. Resta quindi la regola generale che vuole l’affidamento condiviso. Il giudice dispone l’affidamento esclusivo (solo cioè in capo a uno dei due coniugi) solo in caso in cui uno dei genitori abbia posto dei comportamenti, nei confronti dei figli, di una gravità tale da poter incidere sulla loro educazione e crescita (si pensi al genitore violento o che dimostri disinteresse completo per i figli, dimenticandosene spesso).

 

 

I figli possono andare a convivere con il coniuge traditore?

Si, non vi sono ostacoli – almeno in linea teoria – a collocare i figli presso il coniuge fedifrago.

 

 

Chi tradisce perde il diritto di vedere i figli?

Anche questo è falso. Egli ha diritto di visita regolare così come sarebbe avvenuto in caso di una separazione dovuta per altre ragioni (e sempre che, ovviamente, i figli vadano a convivere con l’altro genitore). Il giudice può tuttavia regolamentare le visite con i figli disponendo che non avvengano alla presenza del nuovo partner.

 

 

Il tradimento è sempre causa di addebito?

Non sempre. In generale si presume sempre che il tradimento abbia dato luogo all’intollerabilità della convivenza (il che significa che esso dà luogo in automatico all’addebito), ma salvo prova contraria. Se infatti il coniuge che ha tradito riesce a dimostrare che il fallimento del matrimonio è dovuto ad altre ragioni più risalenti nel tempo, e che pertanto il tradimento è solo la conseguenza di una situazione già pregiudicata da altre ragioni, egli non subisce l’addebito. Di ciò, però, ne deve dare prova certa.

 

 

Infedeltà: se il coniuge tradisce che fare?

Chi vuole che il giudice dichiari che la causa della separazione è il tradimento dell’altro coniuge e, quindi, far ricadere su di questi il relativo addebito deve ovviamente procurarsi le prove di quanto asserito. Il capitolo “prove” è dunque l’elemento essenziale.

 

Non è ammesso utilizzare registrazioni effettuate con cimici, microspie o altri sistemi lasciati accesi in auto o a casa di nascosto, mentre si è assenti.

 

Dubbi sussistono in merito all’utilizzabilità di sms, chat, email carpiti di nascosto e senza autorizzazione. Secondo la gran parte dei giudici tali prove non possono essere utilizzate perché acquisite violando la legge (ossia l’altrui privacy e diritti di segretezza della corrispondenza). Secondo qualche precedente giurisprudenziale è però possibile presentare al giudice un sms o un’email a condizione che il dispositivo sul quale sia stata trovata la prova del tradimento fosse lasciato aperto per casa, senza protezioni (si pensi al cellulare abbandonato sul tavolo da pranzo o sul divano).

 

Anche l’eventuale confessione deve essere provata: quindi deve essere riportata su uno scritto come una lettera lasciata al coniuge. La confessione riportata oralmente, se non davanti a terzi che possano testimoniare tale affermazione, non può essere prova perché non documentabile.

 

La fotografia è utilizzabile come prova, ma non deve essere contestata. La contestazione però non deve essere generica, ma circostanziata: in pratica bisogna specificare le ragioni che rendono poco attendibile la prova fotografica.

 

Il report dell’investigatore non è una prova documentale, ma il detective privato può essere chiamato a testimoniare sui fatti che sono avvenuti in sua presenza e che ha visto coi propri occhi.


La sentenza

In tema di separazione tra coniugi, l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, costituisce, di regola, circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile, sempreché non si constati, attraverso un accertamento rigoroso e una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, tale che ne risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale.

Corte cassazione, sezione VI – 1, ordinanza 14 agosto 2015 n. 16859

 

In riferimento all’obbligo di fedeltà coniugale, che costituisce oggetto di una norma di condotta imperativa, la sua violazione, specie se attuata attraverso una stabile relazione extraconiugale, determina normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza e costituisce, di regola, causa della separazione personale, addebitatale al coniuge che ne è responsabile, sempre che non si constati la mancanza di un nesso di causalità tra l’infedeltà e la crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso e una

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