Matrimonio con stranieri, lecito via Skype
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26 Lug 2016
 
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Matrimonio con stranieri, lecito via Skype

Il matrimonio contratto all’estero o nelle forme previste dalla legge straniera è valido anche in Italia: per cui è lecito sposarsi in videoconferenza su internet utilizzando piattaforme come Skype o Google Hangouts se lo prevede la legislazione di un altro Stato.

 

Un cittadino italiano può sposarsi con un cittadino di uno Stato straniero secondo le forme e le modalità previste da quest’ultimo Paese: il matrimonio sarà comunque valido anche per l’Italia; per cui, se la legge dello Stato estero adottata per le nozze prevede la possibilità che il matrimonio possa essere celebrato anche via Skype, Google Hangouts o altri sistemi di videoconferenza su internet, non ci sono ragioni per non convalidare l’unione anche nel nostro Paese. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza di ieri [1].

 

Il matrimonio celebrato all’estero è valido nel nostro ordinamento, quanto alla forma, se è considerato tale dalla legge del luogo di celebrazione, o dalla legge nazionale di almeno uno degli sposi al momento della celebrazione, o dalla legge dello Stato di comune residenza in tale momento. Pertanto, se la legge di tale Paese ritiene valido il matrimonio per via telematica, non ci sono ragioni di ordine pubblico per non rendere valido tale matrimonio anche in Italia.

 

La Corte precisa che, se il matrimonio è valido per l’ordinamento straniero, perché idoneo a rappresentare il consenso dei nubendi in modo consapevole, anche se tale consenso è stato acquistato a distanza, con videoconferenza su Skype, non può essere contrastante con la nostra legge solo perché celebrato in una forma non prevista nell’ordinamento italiano.

 

 

Il matrimonio per procura

In Italia, attualmente, non è possibile sposarsi via Skype o con altro sistema di videoconferenza; è lecito solo il matrimonio per procura, ma solo se uno degli sposi:

 

– è un militare o persona che per ragioni di servizio si trova al seguito delle forze armate, in tempo di guerra;

risiede all’estero e sussistono gravi motivi da valutarsi dal tribunale nella cui circoscrizione risiede lo sposo rimasto in Italia.

 

Il tribunale deve autorizzare su istanza di entrambi gli sposi tale matrimonio con decreto non impugnabile emesso in camera di consiglio sentito il P.M.. In mancanza di autorizzazione il matrimonio è nullo.

Ad esempio il tribunale può autorizzare il matrimonio per procura se uno dei nubendi non può abbandonare il domicilio all’estero per non perdere il diritto alla residenza permanente e la fidanzata non può lasciare la casa paterna fino a quando non diventi moglie.

 

 

Il matrimonio via Skype

Sintetizzando il principio espresso dalla Cassazione, per potersi sposare via Skype a distanza, è necessario che:

  • almeno uno dei due coniugi sia straniero (se, infatti, entrambi gli sposi sono italiani, si applica la legge del nostro Paese che non consente il matrimonio via Skype);
  • la coppia si deve sposare seguendo la legge dello Stato del coniuge straniero;
  • tale legge deve prevedere espressamente la possibilità di sposarsi via internet, ossia con consenso manifestato in via telematica ed in tempo reale come avviene appunto su Skype.

La sentenza

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 20 giugno – 25 luglio 2016, n. 15343
Presidente Di Palma – Relatore Lamorgese

Svolgimento del processo

L’Ufficiale dello Stato civile del Comune di San Giovanni in Persiceto ha rifiutato la trascrizione dell’atto di matrimonio, celebrato da S.F. con M. Z. B., in data 18 settembre 2012, registrato il 4 ottobre 2012 dall’autorità del Pakistan, in considerazione delle modalità di celebrazione, in via telefonica o telematica, ritenute contrarie all’ordine pubblico, sul presupposto che costituisca principio fondamentale dell’ordinamento italiano, derogabile solo in casi del tutto eccezionali, la contestuale presenza dei nubendi dinanzi a colui che officia il matrimonio, anche al fine di assicurare la loro libertà nell’esprimere la volontà di sposarsi. Nel contraddittorio con il Ministero dell’interno ed il Comune di San Giovanni in Persiceto, il ricorso della F. è stato accolto dal Tribunale di Bologna, con decreto in data 13 gennaio 2014. Secondo il Tribunale, il matrimonio era valido secondo la legge pakistana e, quindi, anche per l’ordinamento italiano, in virtù del richiamo operato dall’art. 28 della legge n. 218 del 1995, essendo stato celebrato secondo le modalità e nelle forme previste dalla legge

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[1] Cass. sent. n. 15343/16 del 26.07.16.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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