L’affitto si può pagare in contanti?
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26 Lug 2016
 
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Redazione
 


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L’affitto si può pagare in contanti?

A partire dal 1° gennaio 2016 l’obbligo di utilizzo di bonifico, assegno o altri strumenti tracciabili riguarda solo i pagamenti da tremila euro in su: il padrone di casa deve comunque rilasciare una quietanza all’inquilino.

 

Affitto in contanti, si può; l’inquilino è libero di consegnare la somma cash, dovuta al padrone di casa a titolo di canone di locazione, senza perciò temere sanzioni, accertamenti o violazioni della normativa fiscale; l’unica cautela da tenere bene a mente è di farsi rilasciare una quietanza di pagamento che attesti l’avvenuta estinzione del debito con l’indicazione della mensilità e dell’anno cui il pagamento stesso si riferisce. Ma procediamo con ordine.

 

 

Si può pagare l’affitto in contanti?

Con la legge di Stabilità del 2016 [1] è stato innalzato il precedente limite di utilizzo dei contanti, portandolo da 1.000 a 3.000 euro. Pertanto fino a 2.999,99 euro è consentito il trasferimento di denaro in contanti tra soggetti diversi, ivi compresi nei rapporti tra padrone di casa e inquilino. Il conduttore può dunque pagare in contanti l’affitto, o meglio ogni singola mensilità del contratto di locazione o anche più mensilità in un’unica soluzione, a condizione però di non superare il tetto massimo di 2.999,99.

 

Invece, a partire da 3.000 euro in su il pagamento può avvenire solo tramite strumenti tracciabili come:

  • il bonifico bancario;
  • l’assegno bancario non trasferibile;
  • assegno postale;
  • canone di affitto con PostePay; ecc.

 

Queste regole valgono sia per il caso di affitto di immobile a uso abitativo, sia per l’affitto a uso commerciale.

 

Per completezza, precisiamo che prima della legge di stabilità era stata approvata una norma che, solo nel caso di affitto, vietava qualsiasi pagamento in contanti, anche per piccoli importi. Tale norma, tuttavia, non è mai stata attuata e, anzi, subito dopo la sua approvazione, è stata reinterpretata e si è ritenuto che la stessa dovesse comunque far salvi i pagamenti in contanti entro la soglia consentita dalla legge (che, all’epoca, era di 999,99 euro). Dopo l’approvazione della legge di Stabilità 2016, la soglia dell’utilizzo dei contanti è salita da 1.000 a 3.000 euro. Sicché oggi è sempre consentito pagare l’affitto in contanti fino a 2.999,99 euro.

 

 

 

Che succede se pago l’affitto in contanti oltre la soglia limite?

Nel caso in cui venga superato il tetto dei 3.000 euro e il pagamento dell’affitto avvenga ugualmente in contanti può scattare una multa dall’1% al 40% del prezzo versato illegittimamente in contanti. La sanzione può coinvolgere tanto chi paga (inquilino) quanto chi riceve il pagamento (padrone di casa).

 

La sanzione minima pecuniaria non può essere inferiore a 3000 euro per gli importi pari o poco superiori a 1000 euro, per gli importi più elevati scatta l’aggravante ed una sanzione fino a 5 volte la minima.

 

 

Pagare in contanti più rate d’affitto

È possibile pagare l’affitto in contanti anche se si versano più rate contemporaneamente. In particolare:

  • se viene rilasciata un’unica quietanza di pagamento per più mensilità di affitto (canoni di locazione), è possibile pagare in contanti purché non si superino 2.999,99 euro;
  • se vengono invece rilasciate più quietanze di pagamento, ciascuna per ogni singola mensilità di affitto, è possibile pagare in contanti anche superando la soglia dei 2.999,99 euro, in quanto i singoli versamenti sono da considerare non unitari, ma distinti l’uno dall’altro.

 

 

Affitto in contanti: la quietanza di pagamento

Ad ogni pagamento del canone di affitto il padrone di casa (locatore) è tenuto a rilasciare all’inquilino (conduttore) una quietanza di pagamento specificando a quale mensilità il pagamento si riferisce. La quietanza è ancora più importante in caso di pagamento dell’affitto in contanti, atteso che, in assenza di qualsiasi documentazione, l’inquilino non avrebbe altrimenti possibilità di dimostrare l’estinzione del debito (nel caso di assegno o di bonifico bancario fanno fede le movimentazioni sul conto corrente che attestano il passaggio di denaro).

 

In verità, anche se paga con bonifico bancario l’inquilino ha diritto alla quietanza di pagamento qualora la chieda benché egli disponga già di una prova del pagamento. È il codice civile [2], infatti, a riconoscere al debitore il diritto a pretendere sempre una quietanza di pagamento. In particolare, la norma stabilisce che il creditore che riceve il pagamento deve, a richiesta e a spese del debitore, rilasciare quietanza e farne annotazione sul titolo, se questo non è restituito al debitore. Il rilascio di una quietanza per il capitale fa presumere il pagamento degli interessi. Conseguentemente, il locatore – a prescindere dal fatto che il pagamento sia stato effettuato con bonifico, con assegno o altro mezzo tracciabile – ove il conduttore lo richieda, è tenuto a rilasciare “quietanza” di pagamento a spese dell’inquilino.

 

Se il creditore rifiuta di rilasciare la quietanza, l’inquilino può astenersi dal pagare la somma dovuta a titolo di affitto: infatti il venir meno, da parte del primo, ai propri obblighi, sospende anche gli obblighi del debitore [3].

 

Sulla quietanza di pagamento bisogna apporre una marca da bollo da 2 euro. L’imposta è a carico dell’inquilino.

 

Il debitore non è però tenuto a richiedere necessariamente la quietanza di pagamento. Se ne può fare a meno, ad esempio, quando la prova del pagamento è già contenuta in altri documenti, come ad esempio il bonifico bancario. Qualora infatti il conduttore non ne faccia richiesta, la prova del pagamento del canone di affitto può essere fornita anche attraverso la contabile bancaria relativa al pagamento, a mezzo bonifico, del canone di locazione. In questo caso, il proprietario può anche non rilasciare alcuna ricevuta di avvenuto pagamento in modo da evitare di assolvere l’imposta di bollo.

 

Nel caso di richiesta di quietanza, l’emissione di un documento cartaceo, accompagnato da apposita marca da bollo, non può essere sostituita da comunicazioni a mezzo posta elettronica.

 

 

Pagamento dell’affitto in contanti senza quietanza

Se il conduttore non è in possesso di alcuna quietanza di pagamento e il pagamento di canoni e spese è avvenuto per contanti, non rimane che ricorrere alla prova per testimoni o per presunzioni. L’inquilino dovrebbe cioè far dichiarare, a chi ha assistito materialmente alla scena, di aver corrisposto nelle mani del padrone di casa una determinata somma di contanti e che tale somma è stata versata a titolo di affitto. Una prova non sempre facile.

Pertaltro, secondo un precedente giurisprudenziale [4], non può provarsi a mezzo di testimoni la regolarità dei versamenti dei canoni di locazione se tra le parti è invalso l’uso del rilascio di ricevute di pagamento, anche per alcune mensilità. Pertanto, la mancata prova dell’esatto adempimento del conduttore comporta che il conduttore deve ritenersi moroso e, quindi, sarà tenuto a versare una seconda volta il canone di affitto.


[1] L. 208/2016.

[2] Art. 1199 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 4199/1979.

[4] Trib. Trani, sent. del 14.12.2004.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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