Multe all’estero: difficile non pagarle
Lo sai che?
29 Lug 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Multe all’estero: difficile non pagarle

L’infrazione al Codice della Strada di un Paese Ue arriva sicuramente a casa o alla società di autonoleggio. Non pagare la multa può comportare rischi pesanti.

 

Un divieto di sosta, un eccesso di velocità, un ingresso vietato in un centro storico. Prendere una multa all’estero non è abituale, ma è comunque probabile. In questo caso, come ci si deve comportare?

Se la multa viene contestata al momento, meglio non fare storie: se non si paga, si rischia il sequestro del veicolo.

Se, invece, per un divieto di sosta o per una multa presa con l’autovelox la Polizia non ce la fa a consegnarci il verbale in mano, ci verrà recapitata a casa la lettera del relativo accertamento (di solito una raccomandata internazionale, a volte per posta ordinaria), con allegato il bollettino per il pagamento.

Conviene pagare? Di norma sì. Primo perché è un dovere da parte di chi ha commesso un’infrazione. Secondo perché la pratica viene regolarmente affidata ad una società di recupero crediti. E se non si paga la multa, le spese aumentano fino a raddoppiare l’importo della stessa.

 

 

Multe all’estero: cosa dicono le regole europee

Dal 2011 sono in vigore le nuove regole europee sulla cooperazione di polizia per l’accertamento delle violazioni del codice della strada. La Commissione Ue si è concentrata sui cosiddetti quattro big killers, cioè i quattro comportamenti che provocano il 75% degli incidenti mortali: l’eccesso di velocità, il mancato rispetto dei semafori, il mancato uso delle cinture di sicurezza e la guida in stato di ebbrezza. Il restante 25% è imputabile alla guida sotto l’effetto di stupefacenti, al mancato uso del casco in moto, all’uso non consentito della corsia di emergenza e all’uso del telefonino durante la guida.

Secondo la Commissione, “le probabilità che uno straniero commetta un’infrazione al codice della strada è tre volte superiore rispetto ad un cittadino residente. Forse perché molti turisti ritengono che le regole non valgono per loro”. Oppure, ed è quello che l’Europa vuole combattere, perché pensano che la multa non arriverà mai a casa loro. E, in parte, in effetti, è sempre stato così. Oggi, invece, è più semplice identificare i conducenti appartenenti ad uno Stato dell’Unione Europea. Se hanno commesso un’infrazione al Codice della Strada, vengono perseguiti attraverso una rete elettronica di scambio di dati tra i vari Paesi. Individuato nome e indirizzo del proprietario dell’auto, gli verrà inviata una lettera di informazione, secondo un modello standard. In questa lettera verranno comunicati la natura della violazione, il luogo, la data e l’ora in cui è stata commessa, il riferimento all’articolo del codice stradale che è stato violato, la sanzione e i dati sul dispositivo usato per rilevare l’infrazione (ad esempio un autovelox).

Attenzione anche a fare i furbi con un’auto noleggiata. La multa arriverà alla società di autonoleggio la quale, nella maggior parte dei casi, provvederà ad addebitarla (insieme alle spese di gestione della pratica) direttamente sulla carta di credito di chi ha commesso l’infrazione al Codice della Strada.

Chi, invece, non vuole fare il furbo, anzi vuole essere corretto fino in fondo, in alcuni Paesi del Nord Europa ed in Germania può utilizzare il cosiddetto sistema di delazione. Consiste nel denunciare il proprio comportamento scorretto via cellulare e chiedere un successivo intervento della Polizia per sistemare la faccenda senza ulteriori guai.

 

 

Non tutti i codici della strada sono uguali

C’è da ricordare che ogni Stato membro mantiene la propria autonomia per quanto riguarda la normativa che regola il comportamento alla guida. Può, dunque, capitare di essere convinti di non avere commesso un’infrazione ma, in realtà, di avere violato qualche articolo del codice stradale del Paese in cui ci troviamo.

Ad esempio, non in tutti gli Stati è consentito parlare al cellulare con l’auricolare, cosa che, in Italia, è lecita. In Spagna, ad esempio, viene ritenuto un comportamento scorretto e viene sanzionato con una multa. In India, addirittura, non è lecito nemmeno il bluetooth, nonostante non impegni le mani durante una conversazione.

Ancora più diversificati i limiti di tolleranza per quanto riguarda le bevande alcoliche, fissato in Italia allo 0,5 per mille. Se in Paesi come Irlanda, Gran Bretagna, Malta e Lussemburgo è permesso alzare un pochino di più il gomito, in altri come Finlandia, Belgio, Spagna, Svezia e Polonia il limite del tasso alcolico non arriva allo 0,3 per mille. Ma c’è chi è ancora più severo. In Croazia, Estonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania e Slovacchia, vige lo zero assoluto. Vuol dire che con un aperitivo, anche se leggero, si rischia una multa salata ed un mese di arresto.

Attenzione anche alle auto civetta, presenti sulle strade di alcuni Paesi stranieri. Misurano la velocità anche nelle zone in cui i limiti sono molto bassi, come nei centri storici o nelle zone residenziali (in Germania non è possibile oltrepassare il 30 km/h).

Infine, se si possiede o si noleggia un’auto un po’ datata, c’è da stare attenti dove e a che ora si circola: in alcune città c’è il divieto di transito in certe fasce orarie per salvaguardare l’ambiente.

Sul sito Viaggiare Sicuri della Farnesina è possibile vedere nel dettaglio i vincoli dei singoli Paesi, anche extra-Ue, in materia di circolazione stradale.


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti