Dichiarazione dei redditi irregolare: arriva subito la cartella Equitalia
Lo sai che?
26 Lug 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Dichiarazione dei redditi irregolare: arriva subito la cartella Equitalia

Il Fisco, se in sede di controllo formale della dichiarazione dei redditi riscontra delle irregolarità e liquida una maggiore imposta, non deve darne previa comunicazione al contribuente ma può passare direttamente il ruolo ad Equitalia.

 

In caso di liquidazione di maggiore imposta a seguito di dichiarazione dei redditi incompleta o irregolare, l’Agenzia delle Entrate può direttamente procedere all’iscrizione a ruolo tramite Equitalia senza dover prima comunicare al contribuente l’irregolarità. Secondo la Cassazione [1] la cartella esattoriale è legittima anche se non preceduta dalla comunicazione di irregolarità della dichiarazione dei redditi, dato che non sempre il Fisco è tenuto ad attivare il contraddittorio con i contribuenti.

 

Lo Statuto del contribuente [2] non impone l’obbligo del contraddittorio preventivo in tutti i casi in cui si debba procedere ad iscrizione a ruolo ma soltanto “qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione“, situazione, quest’ultima, che non ricorre necessariamente nei casi di liquidazione delle imposte, dei contributi, dei premi e dei rimborsi dovuti in base alle dichiarazioni (cosiddetto accertamento formale o automatizzato delle dichiarazioni dei redditi) [3].

Tale accertamento comporta infatti un controllo di tipo documentale sui dati contabili direttamente riportati in dichiarazione, senza margini interpretativi (si tratta in sostanza di un’operazione automatizzata); del resto, se il legislatore avesse voluto imporre il contraddittorio preventivo in tutti i casi di iscrizione a ruolo derivante dalla liquidazione dei tributi risultanti dalla dichiarazione, non avrebbe posto la condizione delle “incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione”.

 

Inoltre, di recente le Sezioni Unite della Cassazione [4] hanno statuito che, differentemente dal diritto dell’Unione europea, il diritto nazionale, allo stato della legislazione, non pone in capo all’Amministrazione fiscale che si accinga ad adottare un provvedimento lesivo dei diritti del contribuente, in assenza di specifica previsione, un generalizzato obbligo di contraddittorio endoprocedimentale, comportante, in caso di violazione, l’invalidità dell’atto.

 

Di conseguenza, in tema di tributi “non armonizzati”, l’obbligo dell’Amministrazione di attivare il contraddittorio endoprocedimentale, pena l’invalidità dell’atto, sussiste esclusivamente in relazione alle ipotesi per le quali siffatto obbligo risulti specificamente sancito. 

 

Invece, nel caso di tributi “armonizzati” (Iva, dogana e accise), avendo luogo la diretta applicazione del diritto dell’Unione, la violazione dell’obbligo del contraddittorio endoprocedimentale da parte dell’Amministrazione comporta in ogni caso, anche in campo tributario, l’invalidità dell’atto, purché, in giudizio, il contribuente assolva l’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere, qualora il contraddittorio fosse stato tempestivamente attivato, e che l’opposizione di dette ragioni (valutate con riferimento al momento del mancato contraddittorio), si rilevi non puramente pretestuosa e tale da configurare sviamento dello strumento difensivo rispetto alla finalità di corretta tutela dell’interesse sostanziale.

 

In altri termini, l’attivazione del contraddittorio endoprocedimentale con il contribuente (consistente innanzitutto nelle comunicazioni idonee a metterlo in condizione di contestare gli accertamenti fiscali) non è obbligatorio sempre per il Fisco ma solo nelle ipotesi espressamente previste dalla legge. Se manca la disposizione normativa, come nel caso degli accertamenti formali e automatizzati sulle dichiarazioni dei redditi, il contraddittorio non è obbligatorio e la cartella Equitalia è legittima anche se non preceduta da una comunicazione di irregolarità della dichiarazione.


[1] Cass. ord. 14972 del 20.7.16.

[2] Art. 6, c. 5, L. 212/2000.

[3] Art. 36-bis DPR 600/1973.

[4] Cass. Sez. Unite, sent. n. 124823/15.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti