Possibile la dieta vegana alla mensa di scuola
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26 Lug 2016
 
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Possibile la dieta vegana alla mensa di scuola

 

Idonea, per il giovane alunno, l’alimentazione priva di carne, tuttavia è necessario che siano effettuate apposite integrazioni in modo da non privare il bambino nell’età dello sviluppo dei normali fabbisogni nutritivi.

 

Via libera alla dieta vegana alla mensa della scuola per i bambini le cui famiglie ne facciano espressamente richiesta, ma a condizione che l’istituto scolastico provveda alle dovute integrazioni in modo da garantire il fabbisogno nutritivo necessario alla crescita di un giovane nell’età dello sviluppo. A metterlo nero su bianco è il tribunale di Monza con una recente sentenza [1].

 

È passato solo un mese da quando, con una sentenza innovativa e che stravolge i precedenti orientamenti, il Tribunale di Torino ha riconosciuto il diritto delle famiglie di consegnare, ai propri figli, piatti precotti da casa affinché questi li consumino durante la mensa scolastica. In questo modo, i genitori non sono costretti a riprendere il figlio prima della pausa pranzo e, nello stesso tempo, non sono obbligati a corrispondere gli oneri conseguenti alla mensa pubblica. La mensa scolastica, insomma, non è obbligatoria per chi vuol lasciare il bambino anche durante il primo pomeriggio presso l’istituto scolastico: ben venga, in questo caso, il pasto portato da casa.

 

Oggi, con un’altra sentenza altrettanto innovativa, il tribunale lombardo dà il via libera, ma condizionato, alla dieta vegana anche a scuola per il bambino.

L’alimentazione priva di cibi di carne o altri alimenti di derivazione animale può ritenersi idonea per il minore, che ha problemi di crescita – scrive il giudice – ma è necessario che l’istituto scolastico provveda alle necessarie integrazioni (indicate dal consulente tecnico d’ufficio) e comunque raccomandando un monitoraggio costante della situazione.

 

Niente più pasti onnivori per i minori, anche se – a detta di qualche nutrizionista – può essere dannosa per la crescita del bambino (nel caso di specie il minore presentava una ridotta crescita ossea, ma il ctu aveva escluso che il problema potesse essere dovuto a malnutrizione).

 

La dieta priva di cibi di derivazione animali può essere seguita anche a scuola a patto che ciò non sia di pregiudizio per il bambino – il che viene valutato da un esperto in nutrizione nominato dal tribunale – e che vengano previsti gli apporti alimentari indicati dal predetto consulente del giudice: situazione comunque da monitorare ogni sei mesi per avere un quadro sempre attuale circa la crescita del piccolo.


[1] Trib. Monza, decr. n. 10984/16.

 


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