Marco Battaglia
Marco Battaglia
27 Lug 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Olio di oliva: nuove sanzioni a tutela del made in Italy

Il primo luglio di quest’anno è entrato in vigore un nuovo pacchetto di sanzioni che introduce importanti novità pratiche per produttori e controllori nella prevenzione delle frodi commerciali, e maggiore chiarezza per il consumatore.

 

I regolamenti europei sulle caratteristiche degli olii di oliva [1] e sulla loro commercializzazione [2] chiariscono le modalità di produzione e vendita dell’olio di oliva nel territorio europeo. Dal mese di luglio, [3], esiste un quadro sanzionatorio che introduce una serie di novità per produttori, controllori e consumatori.

 

Questo pacchetto introduce il concetto del country sounding, ovvero della rievocazione di un territorio attraverso le immagini. Il country sounding è un fenomeno diffuso, particolarmente all’estero, per offrire ad un alimento un’origine territoriale dalla quale trarre vantaggio commerciale. Un esempio molto chiaro è l’utilizzo diffuso della bandiera, di un monumento o luogo famoso italiani in prodotti esteri che italiani non sono. I classici Tomato Ketchup Macheroni con bandierina italiana, oppure olio di oliva importato con l’immagine in etichetta delle colline toscane. I produttori italiani non sono gli unici a subire il fenomeno, basti pensare a birra non prodotta in Germania con bandiere di Monaco in bella evidenza, feta non prodotta in Grecia con un bel Partenone in etichetta, e così via.

 

L’introduzione di questo concetto nel quadro sanzionatorio italiano [3] è importante per vari motivi.

 

Dal punto di vista del consumatore è utile perché rafforza importanti cardini dei principi normativi sull’etichettatura: la comprensione da parte del consumatore, e l’esigenza che questi non venga tratto in inganno.

 

Produttori e controllori hanno un ulteriore chiarimento su come gestire l’etichettatura, ed in particolare alcuni atteggiamenti di dubbia legalità. Con la sola norma europea sulla commercializzazione dell’olio di oliva [2], etichette perfettamente a norma, attraverso il country sounding, potrebbero infatti trarre in inganno il consumatore sull’origine dell’olio.

 

Facciamo un esempio generale di un oleificio toscano che produce due tipologie di olio, una di nicchia con olive di origine esclusivamente toscana, una seconda più economica con olive provenienti da paesi europei come Spagna o Grecia. Il primo prodotto riporta in etichetta la chiara origine italiana delle olive e del frantoio; il secondo invece riporta la dicitura “ottenuto con oli extra vergini di oliva dell’Unione Europea”. Dal punto di vista della normativa europea sulla commercializzazione [2] niente di errato, ma poniamo ancora il caso che l’immagine che accompagna il logo aziendale o la grafica di fondo di tutte le etichette sia una foto o un disegno di colline con cipressi e girasoli. Nel primo caso dell’olio ottenuto da olive e frantoio italiano nessun problema, nel secondo caso si tratta invece di olive non italiane, quindi secondo il nuovo pacchetto di norme si è di fronte ad una frode commerciale. Nell’esempio ho chiaramente parlato di colline con cipressi e girasoli, che nell’immagginario comune sono immediatamente riconducibili al territorio toscano.

 

Dal primo luglio, quindi, chi utilizza in etichetta segni o immagini che possano evocare un’origine geografica dell’olio diversa da quella effettiva, rischia una sanzione.

 

Gli organi ufficiali di controllo avranno adesso un utile strumento per una migliore tutela del consumatore, mentre i produttori dovranno stare più attenti al fenomeno del country sounding, poiché anche se in buona fede, potrebbe incorrere in sanzioni. E infine un semplice invito ai consumatori, leggere sempre bene l’etichetta e informarsi presso il produttore stesso, enti o persone competenti qualora non si capisca.


[1] Reg. UE n. 29/2012

[2] Reg. CEE n. 2568/1991

[3] D.lgs n. 103 del 23 maggio 2016, GU n.139 del 16/06/2016

 


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