PCT: possibile la trasmissione di allegati in formato .zip?
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26 Lug 2016
 
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Redazione
 


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PCT: possibile la trasmissione di allegati in formato .zip?

Processo civile telematico e file compressi: la Cassazione si è pronunciata in merito alla questione dell’ammissibilità del formato pdf.zip tra i formati elettronici utilizzabili per le comunicazioni telematiche della Cancelleria.

 

La cancelleria può, nelle proprie comunicazioni via PEC inviate all’avvocato, trasmettere file in formato compresso, ossia pdf.zip. A chiarire questo delicato aspetto è stata la Cassazione [1].

Secondo la Corte, infatti, il formato .zip non cambia il contenuto del documento, né la sua estensione originaria, che continua ad essere un pdf, ma serve solo per comprimere il file in sede di trasmissione, in modo che occupi uno spazio minore. Dunque la compressione .zip non deve essere considerata un formato diverso rispetto all’originario file in pdf.

 

Alla luce delle specifiche tecniche contenute nel decreto ministeriale e nei successivi regolamenti [2] si può pretendere dall’avvocato che si attrezzi con un software (peraltro facilmente recuperabile su internet anche in formato gratuito) in grado di decomprimere il file “zippato” consentendo l’accesso al formato compresso.

 

La vicenda riguarda il caso di un avvocato che aveva ricevuto una comunicazione via PEC dalla cancelleria, contenente la fissazione di udienza; tuttavia, il messaggio conteneva un file compresso (in formato .zip), che il difensore non aveva identificato immediatamente, sicché questi, non presentando richieste istruttorie, veniva dichiarato decaduto dalla prova. Il professionista, nell’appello contro la sentenza, lamentava il fatto che i file compressi, inviatigli dal cancelliere, non rientravano nei formati consentiti dal processo civile telematico e che, pertanto, la comunicazione era da ritenersi irrituale. Doglianza che, per le ragioni appena esposte, la Cassazione ha ritenuto infondata.

 

La Corte aggiunge, infine, che l’onere di diligenza che grava sul difensore avrebbe dovuto indurlo, in caso di dubbio, a rivolgersi alla Cancelleria per la risoluzione della questione, eventualmente chiedendo una nuova trasmissione, a maggior ragione in quanto si era ancora in una fase iniziale delle comunicazioni telematiche.


[1] Cass. sent. n. 14827/16 del 20.07.2016.

[2] Art. 34 d.m. n. 44/2011 (sia nel testo del Regolamento 18 luglio 2011 vigente all’epoca dei fatti di causa sia in quello attualmente vigente del Provvedimento 16 aprile 2014 e del 28 dicembre 2015).

 


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