Fondo patrimoniale: limiti e cessione dei beni
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14 Ago 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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Fondo patrimoniale: limiti e cessione dei beni

Fondo patrimoniale: che cos’è. I limiti alla revocatoria del fondo. La cessione dei beni del fondo ad uno dei coniugi.

 

 

Che cos’è un fondo patrimoniale

I coniugi, anche se in regime di separazione dei beni, possono costituire un fondo patrimoniale su di un bene immobile. Tecnicamente, esso si definisce come un patrimonio di destinazione, cioè separato da quelli dei soggetti che lo hanno costituito e destinato a sopperire ai fabbisogni della famiglia [1].

In altri termini, i beni del fondo sono diretti ad assolvere agli obblighi di assistenza reciproca e di mantenimento, educazione e istruzione dei figli.

La legge stabilisce che i beni in questione non possono essere aggrediti dai creditori delle parti, se non nell’ipotesi in cui l’esposizione debitoria tragga spunto proprio dai bisogni della famiglia [2]. Se ad esempio, il marito contrae dei debiti derivanti dalla propria attività lavorativa, essendo considerata questa, essenziale a mantenere il proprio nucleo familiare, il relativo creditore potrà pignorare il fondo patrimoniale.

Stesso discorso dicasi per le tasse da pagare in merito alla attività lavorativa di uno dei coniugi. Quest’ultima conclusione, però, proprio di recente, sembrerebbe avere avuto uno sviluppo diverso, visto che la Cassazione ha riconosciuto la possibilità che l’obbligo di pagamento degli oneri fiscali non  sia strettamente connesso alle esigenze essenziali della famiglia [3].

 

 

Il fondo patrimoniale e l’azione revocatoria degli atti a titolo gratuito

Il fondo può anche essere oggetto di revocatoria. Con l’azione revocatoria il creditore, ove ne sussistano i presupposti, rende inefficace nei suoi riguardi l’atto di disposizione compiuto a suo danno dal debitore.

In sostanza, la legge ha voluto riconoscere al creditore stesso, la possibilità di tutelarsi rispetto alle dismissioni patrimoniali illegittime compiute dal debitore, al solo scopo di sottrarre i beni necessari a soddisfare le pretese della controparte.

La legge, in particolare, distingue due ipotesi : quella degli atti a titolo gratuito e quella degli atti a titolo oneroso.

Nella prima, che si realizza, ad esempio, attraverso una donazione oppure con la costituzione di un fondo patrimoniale, il creditore, se l’atto è stato compiuto successivamente al sorgere del debito, deve semplicemente dimostrare che il debitore ha dismesso gratuitamente il proprio cespite o bene, consapevole del pregiudizio che avrebbe arrecato al creditore.

Nell’ipotesi descritta, altresì, la cosiddetta buona fede del beneficiario, non impedisce il buon esito dell’azione revocatoria.

Quest’ultima non può essere esercitata sempre. Essa, infatti, ha un termine prescrizionale oltre il quale non può essere azionata : questo termine è di cinque anni decorrenti dalla data dell’atto ed in particolare dal momento in cui l’atto pregiudizievole è conosciuto o diventato conoscibile per i creditori, cioè, per gli immobili, dalla trascrizione dell’atto nei registri immobiliari.

L’azione revocatoria è proponibile anche nei confronti degli atti di disposizione compiuti dal fideiussore, se realizzati con pregiudizio delle ragioni del creditore.

 

 

La cessione dei beni del fondo ad uno dei due coniugi

In mancanza di patto contrario, la proprietà dei beni del fondo è di entrambi i coniugi.

Se non è stato espressamente consentito nell’atto di costituzione del medesimo, la cessione o il vincolo sugli stessi beni deve avvenire con il consenso di entrambi e, in presenza di figli minori, previa autorizzazione del Giudice Tutelare [4].

È possibile, ad esempio, donare la propria quota dell’immobile, del fondo, al proprio partner, senza estinguere il fondo stesso.

L’estinzione, infatti, si produce, di regola, allo scioglimento del matrimonio e quando i beni dello stesso sono ceduti a terzi, ma non nel caso appena descritto, dove, invece, la destinazione dei beni al soddisfacimento dei bisogni della famiglia rimarrebbe del tutto inalterata. Cambierebbe, quindi, soltanto la titolarità del fondo, ipotesi peraltro ammessa dalla legge [5].


[1] Art. 167 cod. civ.

[2] Art. 170 cod. civ.

[3] Cass. Civ. sent. n. 3600/2015.

[4] Art. 169 cod. civ.

[5] Art. 168, comma 1 cod. civ.

 


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