I rapporti tra la polizza vita e l’eredità
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19 Ago 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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I rapporti tra la polizza vita e l’eredità

La somma ricevuta dal beneficiario di una polizza vita non rientra nell’eredità. Il premio versato dall’assicurato è considerato una donazione a favore del beneficiario. Effetti sulla quota disponibile e sull’azione di riduzione

 

Mio padre ha stipulato una polizza vita a favore di mia madre: alla morte di mio padre, la polizza fa parte dell’eredità?

 

Incominciamo col dire che secondo la legge [1], la polizza vita è acquisita dal beneficiario, come un diritto proprio. Esso è ottenuto direttamente attraverso il contratto di assicurazione tra l’assicurato e l’assicuratore. Nel momento in cui è indicato in polizza il beneficiario, questi acquisisce il descritto diritto ed è creditore nei riguardi dell’assicuratore stesso.

La morte dell’assicurato, pertanto, è soltanto l’evento in cui si consolida tale beneficio e a partire dal quale l’assicuratore è obbligato a mantenere la promessa di pagamento effettuata nel contratto.

Queste conclusioni determinano che la polizza vita, e l’importo in essa previsto a seguito dell’evento verificatosi, non rientrano nell’asse ereditario, e pertanto gli eredi ne sono esclusi, anche pro quota.

La descritta affermazione trova pacifica conferma anche nella giurisprudenza più comune.

Il beneficiario del descritto contratto di assicurazione può essere nominato al momento della stipula del medesimo, ma anche successivamente. Può essere un estraneo così come un erede dell’assicurato. Nel caso in cui, quali beneficiari, siano indicati “genericamente” gli eredi del contraente, questi riceveranno in parti uguali il premio previsto.

Non bisogna dimenticare, però, che anche in questo caso, la dicitura utilizzata (eredi) serve solo a stabilire chi sono i beneficiari, ma non a far rientrare la polizza nell’asse, che ribadendo, non fa parte dell’eredità dell’assicurato.

 

 

Si può considerare una polizza vita come una donazione?

Secondo la legge [2], il premio oggetto della polizza, di cui il beneficiario ha diritto, deve essere comunque imputato al patrimonio complessivo di cui poteva disporre il defunto.

In altre parole, quando un soggetto muore, occorre conteggiare non soltanto i beni presenti alla sua morte ma anche quelli oggetto di donazione durante la sua vita: tra questi rientra, evidentemente, anche il premio della polizza.

Sommando il valore di tutte queste voci o beni, avremo il patrimonio complessivo del defunto e potremo stabilire entro che quota poteva disporne liberamente.

Chiunque di noi, infatti, può disporre liberamente del proprio patrimonio alla nostra morte. Questo diritto è, però, condizionato dalla presenza degli eredi legittimari (figli, coniuge, genitori). Questi non possono essere totalmente esclusi dalla successione ereditaria e, pertanto, alla loro presenza, il defunto non può disporre liberamente di tutto il patrimonio, ma soltanto di una parte. Questa si chiama quota disponibile.

Nel caso in cui gli eredi presenti siano il coniuge e due o più figli, la cosiddetta quota disponibile del defunto è pari ad ¼ del patrimonio.

In questo caso, considerando che la quota di eredità del coniuge, prevista dalla legge, è pari ad ¼, alla moglie del defunto potrebbe essere destinato ¼ dal marito, a titolo di disponibile, più il ¼  di cui sopra, e così in totale la metà del patrimonio.

In sostanza, quindi, se il premio della polizza versato dal defunto, unito agli altri beni destinati alla moglie, superano come ammontare la predetta metà, i figli potranno agire in riduzione nei confronti della madre beneficiaria, ottenendo, in sostanza, il rimborso di ciò che la medesima ha ricevuto in eccesso rispetto ai propri diritti ereditari.


[1] Art. 1920 cod. civ.

[2] Art. 1923 cod. civ.

 


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