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Lo sai che? Pubblicato il 27 luglio 2016

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Lo sai che? È vietato fotocopiare banconote?

> Lo sai che? Pubblicato il 27 luglio 2016

Contraffazione: si può essere incriminati per falsificazione se si fa la fotocopia a colori di una banconota?

Fotocopiare banconote non è vietato, almeno nei limiti in cui tale attività non è rivolta a far cadere in errore la collettività e a spacciare (o tentare di spacciare) come veri dei biglietti che in realtà non lo sono.

Il reato di falso, compreso quindi quello sulle banconote, scatta solo se la falsificazione è tale da indurre in errore una persona dotata di media diligenza e attenzione: in altre parole non è reato il falso macroscopico, quello cioè che può essere intercettato anche ad occhio nudo. Dunque, chi riproduce a colori una banconota con una fotocopiatrice, con uno scanner o qualsiasi altro software non commette reato (sicché l’attività si deve considerare lecita) a condizione che la stampa non avvenga su un supporto tale da rendere, al tatto, difficilmente distinguibile il falso dall’originale.

È noto che le banconote sono stampate su speciali tipi di carte filigranate e con sistemi tali da impedirne la falsificazione (leggi “Come riconoscere i soldi falsi?”). La stampa di una banconota su una semplice carta a uso fotocopiatrice, senza tentare minimamente di riprodurre le caratteristiche della stampa su filigrana, deve considerarsi un falso macroscopico e, quindi, non vietata dalla legge. Specie se, poi, le dimensioni e le proporzioni della banconota non vengono rispettate e il taglio risulta essere più piccolo o più grande dell’originale.

A rendere più o meno evidente la natura del reato è anche lo scopo per il quale la banconota viene duplicata: fotocopiare una banconota solo per apporre, su un lato di essa, un messaggio pubblicitario, o per fare un gioco con amici o per tentare qualche scherzo (senza però lo scopo di far cadere seriamente in errore l’altra persona) non può costituire illecito. Ma basterebbe un semplice dubbio, da parte di colui che viene in contatto con la banconota falsa, sulla validità della banconota stessa, a far scattare il reato. Così come lo stesso fatto che il biglietto falso sia stato in grado di trarre in inganno i terzi configura già un reato, perché è esclusa la grossolanità del falso.

I sistemi anti falsificazione

Per evitare, comunque, il rischio di falsificazioni, i produttori dei più recenti scanner, programmi di photo editing, comprese le fotocopiatrici, hanno installato dei software nascosti, in grado di riconoscere le banconote e impedirne o alternarne la riproduzione. Se provate infatti a fotocopiare un biglietto da 50 o 100 euro noterete un risultato sorprendente: la riproduzione non avviene in modo corretto, ma con una serie di zigrinature come nella foto qui sotto. Questo perché nella fotocopiatrice è stata inserita una funzione che impediscono la scansione e la fotocopia di molti tipi di banconote, anche per gli usi consentiti dalla legge.

banconote false

Il blocco sulle riproduzioni riguarda anche alcuni dei software più comuni: chi ha acquistato Photoshop CS o Paint Shop Pro 8 ha scoperto che, se tenta di editare l’immagine di una banconota, compare un avviso di sicurezza che ammonisce l’utente sugli usi della riproduzione che sta compiendo, che costituisce una “elaborazione non autorizzata di immagini di banconote”. Anche la casa Adobe ha confermato il blocco.

La presenza di tali blocchi, però, non implica che chi venga trovato in possesso di una fotocopia di una banconota possa essere automaticamente incriminato: lo sarebbe solo se il biglietto fosse in grado di far cadere in errore una persona mediamente attenta.

Trib. Firenze, sent. n. 33/2016

In tema di falso, la valutazione in ordine alla sussistenza dell’ipotesi di reato impossibile ex art. 49 c.p. per l’inidoneità assoluta dell’azione, deve essere fatta “ex ante”, vale a dire sulla base delle circostanze di fatto conosciute al momento in cui l’azione viene posta in essere, indipendentemente dai risultati. (Nella specie, il giudice ha escluso la grossolanità del falso, sebbene lo stesso fosse stato scoperto, valorizzando, tra l’altro, il fatto che la banconota, corpo del reato, fosse stata spesa in orario notturno e che la PG avesse comunque ritenuto necessario trasmettere la stessa alla Banca d’Italia per i relativi accertamenti).

Trib. Firenze, sent. n. 1297/2015

In tema di reati contro la fede pubblica, ai fini della configurabilità del reato di spendita di monete falsificate, ai fini della configurabilità dell’elemento soggettivo, non è necessaria una assoluta conoscenza della falsità nel momento in cui le monete sono ricevute ma, al fine di escludere la buona fede nella ricezione, è sufficiente anche il mero dubbio, idoneo a trasferire il fatto sotto il titolo meno grave di cui all’articolo 457 c.p.. Nel caso di specie, la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di cui all’articolo 455 c.p. era provata dal fatto che l’imputato, il quale aveva pagato una prestazione sessuale con una prostituta con una banconota da 50 euro risultata falsa, aveva speso la banconota di notte, per strada, con una cittadina straniera, ovvero in un contesto nel quale era più facile occultarne la falsità.

Trib. Perugia, sent. n. 1147/2015

Deve escludersi che sia grossolana la falsità di una banconota laddove il falso abbia in concreto prodotto l’evento giuridico, traendo in inganno i terzi. (Nella specie, il giudice ha applicato detto principio al fine di escludere la grossolanità del falso con riferimento ad una banconota, trovata indosso al soggetto agente, sostanzialmente identica ad un’altra utilizzata per l’acquisto di un vaso di fiori).

Trib. Torino, sent. n. 34/2012

In tema di falsità di monete, è integrata perfettamente la fattispecie contestata di spendita di banconota contraffatta, ancorché la destinataria della dazione, una commerciante esperta in quanto avvezza a maneggiare denaro, si avveda della non autenticità della banconota e la restituisca all’agente, poiché la circostanza che la falsità sia stata riconosciuta da una persona esperta non esclude che l’uomo comune possa essere tratto in inganno, non riuscendone a percepire, “prima facie”, la falsità.

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