Come si scrive un atto di appello
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28 Lug 2016
 
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Come si scrive un atto di appello

Appello: l’impugnazione deve indicare in modo chiaro i punti della sentenza di primo grado da riformare.

 

Scrivere un atto di appello può non essere così facile e scontato come si crede: difatti, a seguito delle recenti modifiche sulla procedura civile [1], non è più sufficiente rimettere la decisione sulla vicenda al giudice di secondo grado, ma bisogna essere specifici e chiari nelle richieste, indicando quali parti della pronuncia si ritengono errate. In altre parole un appello vago è inammissibile. Il chiarimento, fornito di recente dalla Corte di Appello di Napoli [2], ci offre l’occasione per fare il punto della situazione e ricordare come si scrive un atto di appello.

 

 

Cos’è l’appello?

L’appello è il mezzo d’impugnazione che consente alla parte rimasta insoddisfatta dall’esito della sentenza di primo grado di ottenerne il riesame, anche integrale. Il giudice di secondo grado ha il potere di analizzare di nuovo il merito della controversia, verificando non solo gli aspetti di diritto (l’interpretazione delle norme), ma anche quelli di fatto (ossia valutando nuovamente le prove e gli aspetti di fatto). Questo significa anche che non esistono motivi specifici da far valere in appello: la critica è libera e può investire qualsiasi aspetto della sentenza di primo grado (sia dal punto di vista procedurale che interpretativo della norma, che di valutazione degli elementi della causa).

La sentenza di appello sostituisce quella di primo grado.

 

Le parti nel giudizio d’appello sono rispettivamente quella che propone l’appello (l’appellante), e quella che lo subisce (l’appellato). Quest’ultimo può a sua volta proporre appello contro la sentenza di primo grado (cosiddetto appello in via incidentale).

 

 

Come si scrive l’atto di appello: il contenuto

L’appello si propone con citazione o con ricorso a seconda di come è stato introdotto il giudizio di primo grado, del quale segue non solo la forma, ma anche la procedura, laddove possibile.

 

Il contenuto minimo essenziale dell’atto di appello è pressoché identico a quello dell’atto del primo grado; anche la mancanza, l’irregolarità o il vizio riguardante uno di tali requisiti comporta le conseguenze viste per l’atto di citazione di primo grado.

 

Ecco cosa deve contenere l’atto di appello:

  • indicazione del giudice (corte d’appello o tribunale) davanti al quale la domanda è proposta;
  • indicazione delle parti del provvedimento che si intende appellare;
  • determinazione della cosa oggetto della domanda;
  • motivazione dell’appello (indicazione delle circostanze da cui deriva la violazione della legge e della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata); su questo punto avremo modo di soffermarci a breve
  • indicazione specifica dei mezzi di prova dei quali l’attore intende avvalersi nei limiti entro cui sono ammessi in appello;
  • nome e cognome del difensore e indicazione della procura;
  • indicazione del giorno dell’udienza di comparizione;
  • invito al convenuto a costituirsi nel termine di 20 giorni prima dell’udienza di comparizione (10 giorni in caso di abbreviazione dei termini) e a comparire, nell’udienza indicata nell’atto, dinanzi al giudice designato, con l’avvertimento che la costituzione oltre i suddetti termini implica le decadenze di legge, tra cui la decadenza dal proporre appello incidentale;
  • dichiarazione del valore della causa, per il pagamento del contributo unificato;
  • codice fiscale e numero di fax dell’avvocato; dal 18 agosto 2014, l’avvocato non è più obbligato ad indicare il proprio indirizzo PEC negli atti che introducono il giudizio o una fase giudiziale e la mancata indicazione non è più sanzionata;
  • firma dell’avvocato;
  • relata di notificazione.

 

 

Come si scrive l’atto di appello: la motivazione

L’appellante, a pena di inammissibilità, deve indicare nell’atto di citazione di cui è richiesta la notificazione:

 

– le parti del provvedimento che intende appellare;

– le modifiche che sono richieste alla ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di primo grado;

– le circostanze da cui deriva la violazione della legge e della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata.

 

L’indicazione delle modifiche che l’appellante richiede alla sentenza di primo grado è necessaria per permettere al giudice di correggere il testo della sentenza impugnata, attraverso una operazione di taglia-incolla delle parti della sentenza di cui si chiede la riforma, e di rendersi immediatamente conto delle conseguenze che l’accoglimento della domanda dell’appellante ha sulla decisione impugnata. In tal modo il giudice è facilitato nella stesura della sentenza di riforma anche parziale, potendo operare un richiamo alle deduzioni dell’appellante.

 

L’appellante deve inoltre individuare con chiarezza le parti della sentenza che intende appellare e le censure in concreto mosse alla motivazione della sentenza di primo grado, accompagnandole con argomentazioni che confutino e contrastino le ragioni addotte dal primo giudice, cosi da incrinarne il fondamento logico-giuridico [3].

 

Come appare evidente da un raffronto complessivo con la vecchia disciplina, la differenza tra i vecchi “motivi” e l’attuale “motivazione” non è solo terminologica, dal momento che la parte appellante, accanto alle critiche della decisione di primo grado, è ora tenuta a prospettare delle vere e proprie “richieste di modifica”, che hanno indotto alcuni a ritenere che l’atto di appello debba essere costruito come una sorta di “proposta di sentenza”, anche in vista di quella finalità semplificativa e deflattiva cui è ispirata tutta la riforma della procedura civile.

 

Ciò che è certo, è che l’atto di appello “motivato” deve essere redatto in modo più organico e strutturato rispetto al passato, con la precisa indicazione delle parti del provvedimento impugnato che si intendono sottoporre a riesame e delle modifiche che per tali parti si richiedono.

 

È pertanto inammissibile l’impugnazione che non indica chiaramente i punti della decisione di primo grado da riformare.

 

 

L’atto di appello deve essere chiaro

La Corte di Appello di Napoli tira le orecchie agli avvocati prolissi e poco chiari. Non è compito del giudice – si legge nella sentenza in commento – “sanzionare” gli avvocati che scrivano l’atto di appello con uno stile non gradevole; sono infatti irrilevanti “gusti o (…) sensibilità di chi scrive e di chi legge”. Tuttavia, è evidente – prosegue la motivazione – che gli atti processuali (di avvocati e giudici) debbano essere redatti in maniera chiara, così da consentire al lettore un’immediata comprensione (“compatibilmente con le difficoltà degli argomenti trattati”) dei fatti e delle questioni di diritto. E “non agevolano questa doverosa opera di chiarificazione l’utilizzo di inutili e compiaciute espressioni oscure, superflui latinismi, formule arcaiche o costruzioni sintattiche volutamente” incomprensibili.

 

Se, pertanto, l’atto di appello non individua con chiarezza “i punti su cui si fonda la decisione di primo grado che intende censurare” esso è inammissibile.


La sentenza

Corte di Appello di Napoli

Ruolo Generale n. 1532 /2015

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE D’APPELLO DI NAPOLI

sez. III civile, composta dai sigg.ri Magistrati:

dott. Rosa Giordano Presidente

dott. Maria Teresa Mondo Consigliere

dott. Giulio Cataldi Consigliere rel.

viste le conclusioni delle parti, ed ascoltata la discussione orale, ha

pronunciato, dandone lettura in udienza ai sensi dell’art. 281 sexies c.p.c., la

seguente

SENTENZA

nella causa promossa da:

(A), con l’avv. …

APPELLANTE

contro

(B), con l’avv. … (C), con l’avv. …

(D)

APPELLATI

avente ad oggetto: Appello avverso la sentenza del Tribunale di Avellino, n.

35/15 del 5.1.2015

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Tribunale di Avellino ha accolto la domanda proposta da (B) nei confronti

di (A), volta ad ottenere il pagamento della somma di € 4.401,50 a titolo di provvigioni per l’attività di procacciatore di affari svolta, nel corso dell’anno 2003, in favore del convenuto, all’epoca agente titolare dell’agenzia di … della

Il

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[1] Art. 342 cod. proc. civ.

[2] C. App. Napoli, sent. del 30.03.2016.

[3] Cass. sent. n. 20496/2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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