La comunione dei beni e il rimborso del denaro speso nella casa coniugale
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29 Lug 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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La comunione dei beni e il rimborso del denaro speso nella casa coniugale

Cos’è la comunione legale e quali beni comprende. Non c’è rimborso al denaro speso per la casa coniugale in comunione. C’è rimborso se l’abitazione appartiene ad altri.

 

Il matrimonio è un’istituzione non soltanto religiosa o sociale. È anche un contratto giuridico con un tutta una serie di regole e norme che lo disciplinano. Ebbene, tra i tanti aspetti giuridici del matrimonio c’è anche quello patrimoniale e con questo articolo ci si propone di chiarire alcuni di essi da questo punto di vista.

 

 

Che cos’è e cosa significa la comunione legale e quali beni riguarda?

Con la comunione legale dei beni, la legge crea una vera e propria condivisione tra i coniugi. Si tratta di un regime patrimoniale automaticamente previsto al sorgere del matrimonio.

 

In particolare la comunione riguarda:

  • i beni acquistati personalmente o congiuntamente dopo il matrimonio (ma, al momento dell’acquisto e con il consenso dell’altro coniuge, tali cespiti possono diventare beni personali);
  • le aziende costituite successivamente e gestite da entrambi i coniugi;
  • gli utili derivanti dalle stesse aziende.

 

Vi sono, inoltre, alcuni beni, che cadono in comunione soltanto dopo lo scioglimento della stessa (che ad esempio, avviene col divorzio o l’annullamento del matrimonio). Questi sono i redditi personali dei coniugi, costituiti dal frutto del proprio lavoro o dei propri beni personali, non consumati al momento dello scioglimento.

 

Non fanno parte, invece, della comunione legale, alcuni beni, definiti personali, tra i quali:

  • i beni di cui il marito o la moglie erano proprietari prima del matrimonio;
  • i beni acquistati dopo, ma a seguito di una donazione o di una successione ereditaria;
  • i risarcimenti ottenuti o la pensione acquisita per la perdita, totale o parziale, della propria capacità lavorativa.

 

Detto ciò, senza dilungarsi troppo, è ovvio che allo scioglimento della comunione legale scattano la divisione dei beni e i rimborsi.

 

 

Posso ottenere il rimborso del denaro personale investito per l’acquisto della casa coniugale?

Se siete in regime di comunione legale, il descritto rimborso non è ammesso. Infatti, secondo l’interpretazione corrente della giurisprudenza, in pendenza di matrimonio e del regime di comunione dei beni, il denaro personale investito nell’acquisto di un bene quale la casa coniugale, non potrà poi essere oggetto di ripetizione [1]. Il ragionamento che porta alla descritta conclusione si fonda sulla lettura del codice civile. In particolare, secondo la Cassazione, il denaro personale investito in tal caso, rappresenta un conferimento alla comunione che non ammette alcuna restituzione. Se uno dei coniugi ha deciso d’investire personalmente una certa somma, di sua originaria titolarità, nella comunione legale dei beni, egli non potrà mutarne successivamente la destinazione e pertanto non ne potrà avere il rimborso.

 

Un ragionamento diverso e contrario comporterebbe l’illegittima individuazione di un’ulteriore categoria di beni personali, oltre a quelle tassativamente stabilite dalle norme in vigore [2].

 

Il diritto alla restituzione di cui parla la legge in materia, sempre secondo la Cassazione, è invece riferibile a quelle spese o investimenti che uno dei coniugi, con denaro personale, ha effettuato per conservare e mantenere il patrimonio in comunione [3]: solo e soltanto in questo caso, il coniuge può richiedere il rimborso.

 

In tutti gli altri casi, alla liquidazione del patrimonio in comunione, ivi compresa la casa coniugale acquistata con denaro personale, entrambi i coniugi avranno diritto alla metà del ricavato.

 

 

Ho speso i miei soldi per ristrutturare l’abitazione familiare, ma di proprietà dei miei suoceri: posso chiederne il rimborso?

In questo caso, se è vero che stiamo parlando della casa coniugale, non possiamo certo prevedere l’applicazione delle norme che regolano i rimborsi a seguito dello scioglimento della comunione dei beni.

 

L’abitazione familiare, infatti, non è in comunione ed appartiene a terze persone, pertanto colui che ha anticipato le somme per la ristrutturazione dell’immobile, ne ha diritto alla restituzione senza alcun dubbio.

 

Se è vero, infatti, che il denaro speso è andato, inizialmente, a vantaggio della coppia, è anche ovvio che tale effetto è poi venuto meno con la separazione. Resterebbe, quindi, un indiscutibile vantaggio economico (la ristrutturazione) a favore del proprietario della casa (in questo caso, i suoceri), che deve essere inevitabilmente rimborsato.

Tale conclusione è stata ovviamente confermata dalla Cassazione [4].


[1] Cass Civ. sent. n. 2354/2005 – 10896/2005 – 19454/2012.

[2] Art. 179 cod. civ.

[3] Art 192, 3° co. cod.civ.

[4] Cass Civ. sent. n. 8594/2014 del 11.04.2014.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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