Il decreto di liquidazione del Ctu
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29 Lug 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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Il decreto di liquidazione del Ctu

Il consulente tecnico d’ufficio: un ausiliario del giudice necessario. Quando bisogna nominarlo. A chi spetta il pagamento dei compensi a lui dovuti. Il principio di solidarietà delle parti processuali.

 

Nell’ambito di una causa, il giudice può essere chiamato ad affrontare e risolvere degli aspetti particolarmente “tecnici”. In altri termini, il magistrato è competente della legge e della sua applicazione, ma non può certamente stabilire, ad esempio, il grado del danno biologico subito da una persona in un incidente d’auto: deve assolutamente avvalersi dell’aiuto di un medico.

Stesso discorso, dicasi se bisogna esaminare e contabilizzare gli interessi anatocistici di una corposa documentazione bancaria.

In questi, come in altri casi analoghi, è fondamentale quanto inevitabile la nomina di un consulente tecnico d’ufficio (Ctu), tecnicamente definito un ausiliare del giudice. Egli, in modo assolutamente imparziale, risponderà ai quesiti di natura tecnica formulatigli dal magistrato, risolvendo ogni dubbio a riguardo.

Ebbene, chi paga il Ctu per l’opera prestata? Nel caso di mancato pagamento delle spettanze dovute a quest’ultimo, chi è il responsabile?

 

 

Che cos’è il decreto di liquidazione del Ctu

Dopo essere stato nominato ed aver espletato l’incarico conferitogli, la liquidazione delle spettanze dovute al Ctu è effettuata con decreto di pagamento da parte dello stesso magistrato competente nel procedimento in questione.

Il decreto di liquidazione è ritualmente comunicato al consulente ed alle parti in causa.

Esso è a tutti gli effetti un titolo esecutivo, col carattere, però, della provvisorietà.

Il decreto in esame diventa definitivamente esecutivo, in mancanza dell’opposizione [1], eventualmente proposta dalle parti, entro il termine di trenta giorni dall’avvenuta comunicazione [2].

 

A chi si rivolge il Ctu per essere pagato?

Il consulente tecnico d’ufficio, col decreto in suo possesso, può agire nei riguardi delle parti processuali, di regola, solidalmente responsabili ed obbligate al pagamento ordinato.

Ovviamente il Giudice può stabilire che gli oneri dovuti siano soltanto a carico di una parte: questo in genere avviene, in pendenza del procedimento, ponendo il decreto a carico di quella che ha richiesto la consulenza (di norma la parte attrice, cioè quella che ha avviato la causa), mentre in sede definitiva, cioè al termine del procedimento, le spettanze del Ctu seguono di regola, la soccombenza. Esse, quindi, sono poste a carico di chi ha perso.

In generale, comunque, come già anticipato, vige il principio della solidarietà, in virtù del quale il Ctu interessato, potrebbe agire nei riguardi di tutte le parti, comprese le non soccombenti, per ottenere il pagamento delle spettanze dovutegli.

La Suprema Corte di Cassazione ha però precisato che, la presenza di un decreto di liquidazione, emesso in corso di giudizio, posto provvisoriamente a carico di una sola parte, impone al Ctu di agire, preventivamente, nei riguardi di quest’ultima. Solo accertata l’inadempienza della stessa, esso Ctu potrà quindi procedere contro le altre parti, con azione ordinaria (ad esempio, un decreto ingiuntivo) ed indipendentemente dall’esito della causa e dalla ripartizione delle spese sancita in sentenza [3].

Successivamente, cioè quando sarà emessa la sentenza definitiva, il Ctu non avrà invece, il vincolo sopra descritto e, sempre nel rispetto del principio di solidarietà, potrà agire nei confronti di tutte le parti (soccombenti e non) per ottenere il pagamento integrale delle spettanze a lui dovute [4].


[1] Art 170, DPR 30 maggio 2002, n. 115.

[2] Circolare del Ministero della Giustizia del 07/11/2012.

[3] Cass. Civ. sent. n. 25179/2013.

[4] Cass. Civ. sent. n. 23133/2015.

 


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