Ape, penalizzazioni sulla pensione leggere per i disoccupati
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20 Ago 2016
 
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Noemi Secci
 


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Ape, penalizzazioni sulla pensione leggere per i disoccupati

Anticipo pensionistico con assegno più alto per disoccupati e lavoratori a rischio esubero grazie a detrazioni statali e contributi aziendali.

 

Anticipo della pensione meno penalizzante per i disoccupati e per gli esuberi: è questa una delle novità del “cantiere pensioni”, cioè della normativa, che probabilmente entrerà in vigore con la prossima legge di stabilità, che contiene alcuni correttivi alla riforma previdenziale Fornero.

L’Ape, ossia la sigla che sta per anticipo pensionistico, in particolare, consiste nella possibilità di fruire della pensione sino a 3 anni prima, rispetto al compimento dell’età per il trattamento di vecchiaia. L’uscita anticipata, però, comporta delle penalizzazioni sull’assegno non indifferenti, che saranno più basse per i lavoratori in stato di disoccupazione.

 

 

Ape: i tagli sulla pensione

Innanzitutto, va detto che l’Ape non sarà esattamente pari alla futura pensione, ma potrà arrivare al massimo al 95% della prestazione. L’anticipo avverrà grazie a un prestito da parte di una banca convenzionata (anche se, dal punto di vista burocratico, le pratiche saranno gestite dall’Inps): questo prestito avrà un ammortamento ventennale (la durata delle rate, cioè, sarà pari a 20 anni) ed un Tan medio (tasso annuo nominale), con tutta probabilità, del 3%. Inoltre, dovrà essere stipulata, a favore della banca, un’assicurazione in caso di premorienza del pensionato, con un premio del 30% sul valore dell’anticipo pensionistico.

Tutto questo comporta, ovviamente, una penalizzazione della pensione, cioè un taglio dell’assegno, che varierà a seconda degli anni di anticipo della prestazione e del suo ammontare: è stato stimato che si partirà da una decurtazione minima dell’1,4%, sino ad arrivare all’8%.

 

 

Penalizzazione più bassa per i disoccupati

La decurtazione della pensione sarà più bassa per i lavoratori che si trovano in stato di disoccupazione: per loro, infatti, sono allo studio dei contributi statali sotto forma di detrazione, che abbasserebbero notevolmente le rate del prestito. A tal proposito, è stato stimato che un lavoratore disoccupato, senza più ammortizzatori sociali, con una futura pensione pari a circa 1200 euro lordi, subirebbe, grazie alla detrazione, una decurtazione dell’1,4%.

 

 

Riduzione delle penalizzazioni per gli esuberi

Anche per i lavoratori a rischio esubero sono previste delle forti riduzioni. L’azienda che intende prepensionare il personale, difatti, avrà la possibilità di erogare un contributo per abbassare le rate del prestito Ape: la contribuzione dell’impresa, in particolare, potrà andare dal 25% al 65%. Naturalmente, più alto sarà il contributo aziendale, più bassa sarà la penalizzazione della pensione del dipendente, incentivato, così, all’uscita volontaria dal lavoro.

Uno strumento molto più efficace dell’attuale isopensione, prevista dalla stessa Fornero: con l’isopensione, difatti, l’azienda può prepensionare coloro ai quali mancano non più di 4 anni dall’uscita dal lavoro, ma con costi interamente a suo carico; per questo, si tratta di uno strumento poco utilizzato. L’Ape, invece, con la riduzione dei costi a carico del datore di lavoro, permetterà sicuramente un maggior numero di pensionamenti ed un conseguente sblocco del turn-over, incentivando l’assunzione di nuovi lavoratori.


 


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