Pensione, anticipo di 5 mesi nel 2019
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29 Lug 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Pensione, anticipo di 5 mesi nel 2019

Diminuzione della speranza di vita e requisiti per la pensione: nel 2019 si potrà uscire dal lavoro 5 mesi prima.

 

La speranza di vita si abbassa, assieme ai requisiti per la pensione: è quanto dovrebbe accadere nel 2019, grazie all’ultima indagine effettuata dall’Istat e comunicata lo scorso febbraio. Nel 2015, difatti, la speranza di vita, per la prima volta dopo tanto tempo, non è aumentata ma è diminuita, passando a 80,1 anni per gli uomini (da 80,3 anni nel 2014) ed a 84,7 anni per le donne (da 85 anni).

Questo fatto determina un mancato aumento dei requisiti di età per la pensione di vecchiaia: il prossimo aumento, che sarebbe dovuto essere nel 2019, in base ai dati conosciuti lo scorso anno avrebbe comportato il raggiungimento della pensione, per tutti, a 67 anni (dopo l’equiparazione dell’età pensionabile a 66 anni e 7 mesi, per uomini e donne, nel 2018).

Ora, a causa della diminuzione della speranza di vita, l’Inps dovrà concedere un “regalo” di 5 mesi, lasciando inalterato, per lavoratori e lavoratrici, il requisito di 66 anni e 7 mesi di età nel biennio 2019-2020. Sfortunatamente, in base alla Legge Fornero, non è possibile diminuire i requisiti utili alla pensione, nemmeno se la speranza di vita si abbassa: gli aumenti automatici previsti dalla norma, però, restano bloccati sino a un nuovo incremento della speranza di vita.

Così, dall’aumento di 1 mese rispetto allo scatto in avanti previsto dalla Fornero nel 2019, si torna indietro di 5 mesi, lasciando inalterato il requisito di 66 anni e 7 mesi. In base ai dati del 2014, difatti, l’Inps aveva comunicato, nel 2015, che il requisito normativo di 66 anni e 11 mesi sarebbe stato aumentato a 67 anni; grazie all’indagine Istat del 2015, resa nota nel febbraio di quest’anno, si torna invece indietro di 5 mesi, lasciando il precedente parametro invariato.

 

 

Anticipo dei requisiti pensionistici nel 2019: cosa cambia

Lo sconto sui requisiti non influirà soltanto  sull’uscita dal lavoro di chi avrà maturato nel 2019 l’età per la pensione di vecchiaia, ma avrà numerosi risvolti da subito. Pensiamo, ad esempio, a chi vuole usufruire dell’Ape, il nuovo anticipo pensionistico, che consente di ricevere il trattamento sino a 3 anni prima del compimento dell’età pensionabile.

La diminuzione del requisito nel 2019 consentirà l’accesso all’Ape a un maggior numero di lavoratori, in quanto si abbasserà il parametro di riferimento per il calcolo dei 3 anni di anticipo: potrebbero così prepensionarsi nel 2017 i nati sino a maggio del 1954, cioè coloro che compiono 63 anni e 7 mesi entro il 31 dicembre 2017.

Resteranno bloccati, inoltre, i requisiti di età validi per gli altri tipi di pensionamento:

 

– la pensione anticipata contributiva sarebbe raggiungibile, anche nel biennio 2019-2020, a 63 anni e 7 mesi anziché a 64 anni;

-la pensione di vecchiaia contributiva sarebbe raggiungibile a 70 anni e 7 mesi anziché a 71 anni;

– la pensione di vecchiaia anticipata per gli invalidi, ugualmente, dovrebbe essere raggiungibile a 61 anni e 7 mesi per gli uomini ed a 55 anni e 7 mesi per le donne (ferma restando la finestra pari a 12 mesi).

 

Lo stesso dovrebbe avvenire per tutte le altre pensioni per cui si prevedono degli incrementi periodici legati alla speranza di vita: congelamento probabile a 42 anni e 10 mesi (41 anni e 10 mesi per le donne), dunque, anche per gli anni di contributi necessari a raggiungere la pensione anticipata, per i requisiti della pensione in totalizzazione e per i lavori usuranti (salvo una probabile riforma dei parametri di accesso alla pensione, per quest’ultimo caso).

Tuttavia, per poter “cantare vittoria” si dovrà attendere sino all’anno prossimo, precisamente sino alla data in cui l’Istat renderà note le indagini relative alla speranza di vita svolte nel 2016: in caso di nuovo aumento, difatti, gli scatti in avanti potrebbero comunque esserci, anche se in misura minore.


 


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