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Lo sai che? Pubblicato il 30 luglio 2016

Lo sai che? Che succede se non si paga la Tari

> Lo sai che? Pubblicato il 30 luglio 2016

La discussa tassa sui rifiuti è obbligatoria per proprietari o inquilini di un immobile. Il pagamento in ritardo comporta delle sanzioni fino al 5% di mora.

Dal 3% al 5%. E’ il tasso di interesse di mora previsto per chi dimentica (più o meno volutamente) la prima rata della Tari, la tassa sui rifiuti, e si ritrova a pagare in ritardo. L’imposta è obbligatoria per chiunque abbia un immobile, o ne usufruisca come inquilino, in cui si possa produrre dei rifiuti urbani. Spazzatura, insomma. Se si paga in ritardo entro 14 giorni, l’amministrazione competente concede la possibilità del ravvedimento operoso dello 0,2% per ogni giorno di ritardo. Ma dal 15esimo giorno parte il siluro.

Da 15 a 30 giorni di ritardo sul pagamento della Tari, infatti, scatta il tasso di interesse di mora del 3%. Che sale al 3,33% dal 31esimo al 90esimo giorno. Da qui in poi, fino alla rata successiva (cioè un altro trimestre), il tasso aumenta al 3,75% e raggiunge il 4,29% se la prima rata si paga un anno dopo. Infine, se il contribuente persevera nell’evitare di aprire il portafoglio e paga quella rata dopo due anni, al dovuto dovrà aggiungere il 5% di interessi di mora.

Tari: cosa si paga e come si calcola

Ammesso e non concesso che la tassa sui rifiuti sia legittima (leggi nostro articolo in merito), la Tari deve essere pagata, come detto, dai proprietari o dagli inquilini di un immobile. Il calcolo non comprende le aree comuni condominiali (cortile, ingresso del palazzo, ecc.) che non siano utilizzate in via esclusiva. E’ da calcolare, invece, l’alloggio del custode, in quanto, appunto, utilizzato in via esclusiva.

La Tari interessa, invece, la superficie di locali ed aree in cui, per l’uso che se ne fa o per il tipo di attività svolta, si possono produrre dei rifiuti urbani. Più è grande l’area (intesa come superficie calpestabile), più – teoricamente – si produce spazzatura. Quindi più alta sarà la tassa, che interesserà l’80% della superficie catastale.

La legge prevede, comunque, delle riduzioni obbligatorie:

  • nelle zone dove non viene effettuata la raccolta dei rifiuti ed il cassonetto è lontano da casa, la tassa dovuta non deve essere superiore al 40% della tariffa;
  • nelle zone in cui sia mancato il servizio di gestione dei rifiuti, o sia stata violata la disciplina di riferimento o, ancora, ci sia stata un’interruzione del servizio per motivi sindacali o per qualsiasi altro impedimento che abbia causato un reale o ipotetico danno sanitario alla cittadinanza, la tassa non può superare il 20% della tariffa;
  • nelle zone in cui è operativa la raccolta differenziata per le utenze domestiche, c’è una riduzione stabilita da ogni singolo Comune.

Le amministrazioni locali possono, inoltre, stabilire delle riduzioni facoltative in alcuni casi:

  • se le abitazioni hanno un unico occupante;
  • se le abitazioni o i locali non adibiti ad abitazione, vengono occupate sono in determinati periodi dell’anno (un bar aperto solo d’estate, un casa di villeggiatura…);
  • se le abitazioni vengono occupate da cittadini che risiedono per almeno 6 mesi all’estero;
  • se si tratta di un fabbricato rurale ad uso abitativo.

Oltre alle riduzioni, ci sono anche delle esenzioni dal pagamento della Tari, sulla base della norma che non prevede la tassazione degli spazi in cui non vengono prodotti dei rifiuti:

  • le parti comuni dei condomini;
  • le zone in cui è materialmente impossibile produrre della spazzatura (la cantina, il solaio…);
  • i locali in cui, in certe circostanze temporali, non è possibile produrre dei rifiuti.
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