IRAP: rimborsi più difficili per professionisti e piccole imprese
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31 Lug 2016
 
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IRAP: rimborsi più difficili per professionisti e piccole imprese

IRAP: quando è possibile chiedere il rimborso? Da quando decorre il termine di prescrizione per ottenere la restituzione delle somme versate?

 

48 mesi per chiedere il rimborso dell’IRAP per tutti gli studi professionali e le piccole aziende che – secondo quanto chiarito lo scorso maggio dalle Sezioni Unite della Cassazione [1] – impiegano un solo dipendente con funzioni meramente esecutive, come una segretaria: ma il termine non decorre né dalla data della predetta sentenza né da quella della Corte Costituzionale del 2001 [2] (secondo cui è tenuto a pagare l’imposta solo chi ha una “autonoma organizzazione”), ma dalla data dell’effettivo versamento del tributo. È quanto ha chiarito la Suprema Corte lo scorso 27 luglio [3]. Una sentenza che taglia le gambe a molti contribuenti per i quali si sono ormai prescritti i termini per chiedere il rimborso dell’IRAP illegittimamente versata.

 

A lungo i confini dell’IRAP, l’imposta sulle attività produttive, sono rimasti confusi e mobili. Solo qualche mese fa la Cassazione ha messo fine alle incertezze parlando, per la prima volta, in termini quantitativi: bastano due dipendenti con funzioni meramente esecutive o uno soltanto con mansioni professionali (in grado cioè di potenziare l’attività del contribuente) per far scattare l’autonoma organizzazione che è il presupposto dell’imposta. Invece, il professionista o l’azienda che impiega un solo dipendente che svolta attività meccaniche e manuali, come una segretaria (ma lo stesso vale nel caso di due dipendenti, con contratto part time) non deve pagare l’IRAP.

 

L’interpretazione è stata accolta con grande entusiasmo dagli operatori del settore, entusiasmi però subito smorzati per chi, in tutti questi anni, ha versato l’imposta e ora assaporava già l’idea di un “maxi-rimborso IRAP”. Tutto ciò che sarà concesso è il rimborso degli ultimi due anni di imposta: per quelli precedenti è già scattata la prescrizione. Difatti, come chiarito dalla Cassazione con la sentenza di qualche giorno fa, il termine per chiedere il rimborso IRAP non scatta dal momento in cui il contribuente è venuto a conoscenza del fatto che non era tenuto a versare l’imposta (appunto con la sentenza della Cassazione a Sezioni Unite o quella della Corte Costituzionale del 2001) bensì dal giorno dell’effettivo versamento del tributo.

 


In pratica

Il termine per ottenere il rimborso dell’IRAP illegittimamente versata decorre dal versamento del tributo.

La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – T, ordinanza 15 giugno – 27 luglio 2016, n. 15530
Presidente Iacobellis – Relatore Conti

In fatto e in diritto

B.A. presentava istanza di rimborso relativa all’IRAP versata per gli anni dal 1999 al 2005 in data 19.5.2004. Il successivo silenzio rifiuto veniva impugnato dalla parte contribuente innanzi alla CTP di Forlì che accoglieva il ricorso. L’Agenzia delle entrate impugnava la sentenza di primo grado con specifico riguardo all’annualità versata dal contribuente nel 1999 e la CTR dell’Emilia Romagna, con la sentenza n. 1507/02/14, depositata il 9 giugno 2014, rigettava il ricorso ritenendo che, per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 156/2001- dalla quale era emersa la circostanza che il contribuente non era soggetto ad IRAP – doveva ritenersi la tempestività della domanda di rimborso, decorrendo la stessa dalla data della sentenza del giudice costituzionale – 21 maggio 2001 – in forza dei principi in tema di overrulling. L’istanza di rimborso doveva pertanto ritenersi tempestiva all’epoca in cui la stessa era stata presentata.
L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo, al quale ha resistito la parte intimata con controricorso.
L’Agenzia ricorrente

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[1] Cass. S.U. sent. n. 9451/2016.

[2] C. Cost. sent. n. 156/2001.

[3] Cass. ord. n. 15530/16 del 27.07.2016.

 


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