Quando la cambiale vale come promessa di pagamento?
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30 Lug 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Quando la cambiale vale come promessa di pagamento?

Nel caso in cui il possessore della cambiale non possa più esperire l’azione cambiaria a tutela dei propri diritti, può farla valere come promessa di pagamento, col solo limite per cui, in questa ipotesi, non si ha applicazione del principio di inversione dell’onere della prova nei rapporti tra emittente ed ultimo giratario.

 

La cambiale può essere utilizzata come promessa di pagamento quando non sia più idonea a fondare l’azione cambiaria.

 

Ove un titolo di credito sia inidoneo a fondare l’azione cambiaria (ad esempio, per avvenuta prescrizione) esso può essere fatto valere quale promessa di pagamento ai sensi dell’art. 1988 c.c.

In tale caso, tuttavia, il principio dell’inversione dell’onere probatorio non opera nei rapporti tra emittente e ultimo giratario, perché tra i due non è intercorsa alcuna promessa di pagamento. Il titolo prescritto conserva efficacia di promessa di pagamento e autorizza il possessore a proporre azione causale solo contro l’altra parte del rapporto fondamentale. L’efficacia della promessa e la conseguente dispensa dall’onere di provare il credito è, quindi, circoscritta ai soli rapporti diretti tra emittente e prenditore o tra girante e giratario. In pratica l’azione causale ha un unico legittimato passivo e va pertanto esperita nei confronti del proprio diretto promittente e non verso soggetti diversi, non legati tra loro dalla promessa di pagamento (Cass. 26 novembre 1999, n. 13170).

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