Cambiale: azione diretta e di regresso. Come si difende il portatore?
Professionisti
30 Lug 2016
 
L'autore
Edizioni Simone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Cambiale: azione diretta e di regresso. Come si difende il portatore?

Per l’ipotesi di mancato pagamento della cambiale e del titolo di credito è prevista l’esperibilità di azioni giudiziali.

 

L’azione cambiaria è diretta o di regresso:

  • è diretta contro l’accettante ed i suoi avallanti;
  • è di regresso contro ogni altro obbligato (art. 49 L.C.).

 

Il traente, l’accettante, il girante e l’avallante della cambiale rispondono in solido verso il portatore (art. 54 L.C.).

 

Il portatore ha diritto di agire contro queste persone individualmente o congiuntamente e non è tenuto ad osservare l’ordine nel quale si sono obbligate.

Lo stesso diritto spetta ad ogni firmatario che abbia pagato la cambiale.

L’azione promossa contro uno degli obbligati non impedisce di agire contro gli altri, anche se posteriori a colui contro il quale si sia prima proceduto (art. 54 L.C.).

 

 

Come si esperisce l’azione diretta?

L’azione diretta si può esperire contro l’accettante il titolo di credito nonché contro i suoi avallanti.

 

I soggetti passivi sono: accettante o emittente e loro avallanti, secondo il disposto dell’art. 103 L.C., in base al quale l’emittente è obbligato allo stesso modo dell’accettante di una cambiale. L’azione si prescrive in tre anni e non è soggetta ad alcun termine di decadenza. Non è necessario per l’azione diretta che il mancato pagamento sia constatato con protesto o siano adempiute altre formalità (la previa presentazione del titolo per il pagamento è una facoltà per il portatore e non un obbligo).

Come si esperisce l’azione di regresso?

L’azione di regresso è la forma di tutela che il portatore della cambiale può esperire contro traente, girante, accettante per intervento e loro avallanti.

 

Soggetti passivi sono il traente, il girante, l’accettante per intervento ed i rispettivi avallanti. Tale azione può essere esercitata:

 

  • alla scadenza, se il pagamento non ha avuto luogo;
  • anche prima della scadenza:

— se l’accettazione sia stata rifiutata in tutto o in parte;

— in caso di fallimento del trattario, abbia o non abbia accettato;

— in caso di cessazione dei pagamenti, ancorché non constatata con sentenza;

— in caso di esecuzione infruttuosa sui suoi beni;

— in caso di fallimento del traente di una cambiale non accettabile.

 

Il rifiuto dell’accettazione o del pagamento deve essere constatato con atto autentico (protesto per mancata accettazione o per mancato pagamento).

 

Il protesto per mancata accettazione deve essere levato nei termini fissati per la presentazione all’accettazione, mentre quello per il mancato pagamento di una cambiale, pagabile a giorno fisso o a certo tempo data o vista, deve essere levato in uno dei due giorni feriali seguenti al giorno in cui la cambiale è pagabile. Se la cambiale è a vista, il protesto deve essere levato secondo le norme relative al protesto per mancata accettazione.

 

Il protesto per mancata accettazione dispensa dalla presentazione al pagamento e dal protesto per mancato pagamento.

 

In caso di cessazione di pagamenti del trattario, abbia o non abbia accettato, o in caso di esecuzione infruttuosa sui suoi beni, il portatore può esercitare il regresso solo dopo aver presentato la cambiale al trattario per il pagamento e dopo aver levato protesto.

 

In caso di fallimento del trattario, abbia o non abbia accettato, e nel caso di fallimento del traente di una cambiale non accettabile, la produzione della sentenza dichiarativa del fallimento basta al portatore per esercitare il regresso (art. 51 L.C.).

 

Il portatore deve dare avviso al proprio girante e al traente della mancata accettazione o del mancato pagamento entro i quattro giorni feriali successivi al giorno del protesto o della presentazione se vi sia la clausola “senza spese”. Ogni girante nei due giorni feriali successivi al giorno in cui ha ricevuto l’avviso deve informare il precedente girante dell’avviso ricevuto, indicando i nomi e gli indirizzi di coloro che hanno dato gli avvisi precedenti, e così di seguito, risalendo fino al traente.

 

I termini predetti decorrono dal ricevimento dell’avviso precedente.

 

Se in conformità a quanto ora illustrato l’avviso è dato ad un firmatario della cambiale, analogo avviso deve essere dato entro lo stesso termine anche al suo avallante.

 

Se un girante non ha indicato il suo indirizzo o lo ha indicato in maniera illeggibile, basta che l’avviso sia dato al girante che lo precede.

 

Chi è tenuto a dare l’avviso può darlo in una forma qualsiasi, anche col semplice rinvio della cambiale. Egli deve provare di aver dato l’avviso nel termine stabilito.

 

Il termine si considera rispettato se una lettera contenente l’avviso sia stata spedita per posta nel termine predetto.

 

Chi non dà l’avviso nel termine sopra indicato non decade dal regresso; tuttavia è responsabile della sua negligenza se abbia causato danno, senza però che l’ammontare del risarcimento possa superare quello della cambiale (art. 52 L.C.).

 

Il traente, il girante o l’avallante possono, con la clausola “senza spese”, ”senza protesto”, od ogni altra equivalente, apposta sulla cambiale e firmata, dispensare il portatore dal protesto per mancata accettazione o per mancato pagamento, per esercitare il regresso.

Tale clausola non dispensa il portatore dalla presentazione della cambiale nei termini prescritti, né dagli avvisi. La prova dell’inosservanza dei termini incombe a colui che la oppone al portatore.

 

Se la clausola è apposta dal traente produce i suoi effetti nei confronti di tutti i firmatari; se è apposta da un girante o da un avallante, produce i suoi effetti soltanto rispetto a costui. Se detta clausola è apposta dal traente e il portatore fa levare il protesto, le spese restano a suo carico, mentre se la clausola è apposta da un girante o da un avallante le spese per il protesto, qualora sia levato, sono ripetibili contro tutti i firmatari.

 

L’azione di regresso si prescrive in un anno a decorrere dalla data del protesto levato in tempo utile o da quella della scadenza, se vi sia la clausola “senza spese”.

 

Se la cambiale non è presentata entro i termini previsti per l’accettazione (nella cambiale a certo tempo vista) o per il pagamento (nella cambiale a vista), così come se non viene levato il protesto per mancata accettazione entro la scadenza (nelle cambiali pagabili a giorno fisso, certo tempo data o vista) o levato il protesto per mancato pagamento (nella cambiale a qualunque scadenza) oppure la cambiale con la clausola “senza spese” non è presentata per il pagamento, il portatore decade da ogni diritto cambiario contro tutti gli obbligati di regresso.

 

Stabilisce tuttavia la legge (art. 61 L.C.) che se un ostacolo insormontabile (disposizione di legge di uno Stato o causa di forza maggiore) impedisce di presentare la cambiale o di levare il protesto nei termini stabiliti, i termini sono prolungati con le modalità stabilite dalla legge.

 

Il portatore è tenuto a dare avviso senza indugio, nel caso di forza maggiore, al girante precedente e a fare, sulla cambiale o sull’allungamento, menzione datata e sottoscritta di questo avviso. Cessata la forza maggiore, il portatore deve presentare senza indugio la cambiale per l’accettazione o per il pagamento e, se necessario, levare protesto. Se la forza maggiore dura oltre trenta giorni dalla scadenza, il regresso può essere esercitato senza bisogno di presentazione e di protesto.

 

Nelle cambiali a vista o a certo tempo vista, il termine di trenta giorni decorre dalla data in cui il portatore, anche prima che sia scaduto il termine di presentazione, ha dato avviso della forza maggiore al girante precedente; nelle cambiali a certo tempo vista, il termine di trenta giorni, si aggiunge al termine indicato nella cambiale.

 

Non sono considerati casi di forza maggiore i fatti puramente personali al portatore o alla persona da lui incaricata di presentare la cambiale o di levare il protesto.

 

Le azioni dei giranti gli uni contro gli altri e quelle contro il traente si prescrivono

in sei mesi a decorre e dal giorno in cui il girante ha pagato la cambiale o dal giorno in cui l’azione di regresso è stata promossa contro di lui (art. 94 L.C.).

 

Il portatore, agendo in via di regresso nei confronti di uno degli obbligati cambiari, può richiedere:

 

— l’ammontare della cambiale non accettata o non pagata con gli interessi, nel caso siano stati indicati nel titolo;

— gli interessi moratori dalla scadenza alla data del pagamento nella misura indicata nel titolo, o, in mancanza di indicazione, al tasso legale;

 

— le spese per il protesto, per gli avvisi dati e le altre spese.

 

Se il regresso è esercitato prima della scadenza è previsto che, per evitare ingiustificati arricchimenti del portatore, deve essere dedotto uno “sconto” dall’ammontare della cambiale, calcolato secondo le modalità previste dalla legge.

 

L’obbligato che abbia dovuto pagare la cambiale, può richiedere agli altri obbligati di grado anteriore:

 

— la somma integrale sborsata (comprensiva di capitale, interessi e spese);

 

— gli interessi maturati sulla somma, nella misura indicata nel titolo o, in mancanza, al tasso legale;

 

— le spese sostenute.

 

Qualsiasi obbligato contro il quale sia stato o possa essere esercitato il regresso può esigere, a fronte del pagamento, la consegna della cambiale col protesto ed il conto di ritorno quietanzato. Il girante che ha pagato, inoltre, può cancellare la propria girata e quella dei giranti che la seguono, liberati col suo pagamento; questo per evitare che, tornata eventualmente la cambiale in circolazione, gli venga chiesto nuovamente il pagamento.

 

Sempre al medesimo scopo, in caso di regresso dopo un’accettazione parziale, colui che ha effettuato un pagamento parziale può esigere che sia fatta menzione sulla cambiale del pagamento effettuato, che gli sia rilasciata quietanza dal portatore e che il portatore gli rilasci una copia certificata conforme all’originale della cambiale e del protesto per rendergli possibile l’esercizio dell’azione di regresso per la somma pagata.

 

 

Che cosa è l’azione causale?

L’azione causale sorge dal rapporto che ha dato causa all’emissione o alla trasmissione della cambiale.

 

Se dal rapporto che ha dato causa alla emissione o alla trasmissione della cambiale deriva un’azione, questa permane nonostante l’emissione o la trasmissione della cambiale, salvo che si provi che vi è stata novazione.

 

Tale azione non può esercitarsi se non dopo che sia stata accertata col protesto la mancanza di accettazione o di pagamento.

Il portatore non può esercitare l’azione causale se non offrendo al debitore la restituzione della cambiale e depositandola presso la cancelleria del giudice competente, purché abbia adempiuto le formalità necessarie per conservare al debitore stesso le azioni di regresso che possano competergli (art. 66 L.C.).

 

Si è affermato che il mancato adempimento, da parte del giratario della cambiale, dell’onere di restituire al proprio girante il titolo “impregiudicato”, vale a dire idoneo a legittimare l’esercizio delle azioni cambiarie che gli competono nei confronti del proprio debitore, comporta l’inammissibilità dell’azione “causale” proposta dal giratario che, per propria inattività, abbia lasciato prescrivere l’azione “cambiaria” spettante al girante, di regresso o diretta (Cass., 2 ottobre 2003, n. 14684).

Il-Recupero-dei-Crediti


In pratica

Nel caso in cui il portatore della cambiale non veda eseguito il pagamento entro la scadenza fissata può ricorrere a:

azione cambiaria diretta, contro l’accettante la cambiale ed i suoi avallanti;

azione cambiaria di regresso, contro gli altri obbligati.

Il portatore, inoltre, può adire le vie giudiziarie contro le persone indicate, tanto individualmente quanto congiuntamente.

Legittimati passivi nell’azione cambiaria diretta sono, quindi, l’accettante, l’emittente e loro avallanti.

Legittimati passivi nell’azione cambiaria di regresso sono, quindi, il traente, il girante, l’accettante per intervento e loro avallanti. Il portatore della cambiale può esercitare l’azione di regresso:

— alla scadenza, se il pagamento non ha avuto luogo;

— prima della scadenza, se l’accettazione sia stata rifiutata in tutto o in parte; in caso di cessazione dei pagamenti, ancorché non constatata con sentenza; in caso di esecuzione infruttuosa sui beni; in caso di fallimento del trattario, abbia o non abbia accettato, o in caso di fallimento del traente di una cambiale non accettabile.

L’azione causale, che può essere esperita solo dopo che sia stato levato proteso, nasce dal rapporto che dà causa all’emissione o alla trasmissione del titolo di credito. Il portatore può esercitare l’azione offrendo la restituzione della cambiale al debitore e depositandola presso la cancelleria del Tribunale competente.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti