Il figlio deve mantenere il genitore?
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31 Lug 2016
 
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Redazione
 


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Il figlio deve mantenere il genitore?

 

L’obbligo dei figli di versare gli alimenti al genitore in stato di bisogno e prendersi cura di lui o con un assegno periodico o ospitandolo e mantenendolo in casa propria.

 

È noto che i genitori debbano mantenere i figli non solo sino a quando questi diventano maggiorenni, ma anche fino a quando non acquistano la totale indipendenza economica; tuttavia, si parla poco spesso del dovere inverso, ossia quello del figlio di mantenere i genitori. Il padre o la madre possono obbligare il proprio figlio a versargli un mantenimento e a prendersi cura di loro? Fino a dove può arrivare tale loro diritto e, addirittura, possono fare causa al figlio affinché il giudice lo obblighi a versare gli alimenti al/ai genitore/i? Ma procediamo con ordine.

 

L’assistenza ai genitori anziani è sempre fonte di problemi in tutte le famiglie; a volte crea veri e propri conflitti interni tra fratelli su chi debba sostenere le relative spese di eventuali badanti o case di riposo. Ma cosa prevede il codice civile a riguardo del dovere del figlio di mantenere il genitore?

 

 

I figli devono versare gli alimenti ai genitori

Innanzitutto partiamo da una precisazione terminologica. Quando si parla di aiuti dei figli nei confronti dei genitori non si deve usare il termine “mantenimento” ma “alimenti”. La differenza è sostanziale, il mantenimento (termine che si usa, di solito, nei rapporti tra coppie separate o divorziate) è un concetto più ampio e attiene alle spese necessarie a mantenersi; quindi, non solo quelle essenziali alla sopravvivenza (vitto e alloggio), ma anche quelle rivolte a un tenore di vita decorso. Invece gli alimenti coinvolgono solo i bisogni primari per sopravvivere: in termini quantitativi si tratta di una somma di gran lunga più bassa. Si devono infatti garantire solo i mezzi necessari alla sussistenza (il necessario per mangiare e una somma per pagare le spese essenziali per la casa).

 

Il codice civile stabilisce [1] che, se un componente della famiglia versa in uno stato di bisogno e non è in grado di provvedere ai propri interessi o alle proprie necessità può chiedere al tribunale di obbligare gli altri componenti della sua famiglia, quindi anche i figli, secondo un ordine stabilito dalla legge, a intervenire per prestargli gli alimenti, ossia quanto necessario a soddisfare i bisogni essenziali.

 

Chi viola gli obblighi di assistenza familiare commette un reato (si entra, quindi, nell’ambito del diritto penale).

 

 

Chi è tenuto a versare gli alimenti?

Se uno dei genitori è in stato di bisogno, il primo a doversi prendere cura di lui è il coniuge. Se il coniuge non c’è più (perché deceduto) oppure non c’è mai stato (genitore celibe/nubile) oppure è anch’egli in condizioni di indigenza e non ha disponibilità economiche, a doversi prendere cura del genitore e a versargli gli alimenti devono essere per forza i figli, anche adottivi.

Se i figli non ci sono più, a doversi prendere cura del familiare in stato di bisogno sono i nipoti.

Possono essere chiamati i discendenti entro il sesto grado.

 

Il figlio è obbligato in grado posteriore rispetto al coniuge del familiare bisognoso; pertanto può agire contro uno dei genitori se non provvede al proprio obbligo e, quindi, lo sollevi dall’onere di versare gli alimenti all’altro genitore. Si pensi al caso di una coppia divorziata dove uno dei due debba versare all’altro gli alimenti ma non lo faccia. Se il genitore bisognoso chiede gli alimenti al figlio, quest’ultimo può chiamare in causa l’altro genitore inadempiente.

Il figlio, anche adottivo, e, in sua mancanza, i discendenti prossimi non sono tenuti all’adempimento dell’obbligo di prestare gli alimenti al genitore decaduto dalla responsabilità genitoriale.

 

 

Genitori, fratelli, parenti e affini

Se il coniuge, i figli o i discendenti prossimi non ci sono o non possono soddisfare l’obbligo alimentare il familiare in stato di bisogno può chiamare in via subordinata a prestare gli alimenti gli altri componenti della famiglia secondo l’ordine precisato dalla legge che è il seguente:

 

– i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi; gli adottanti;

– i generi e le nuore;

– il suocero e la suocera;

– i fratelli e le sorelle germani o unilaterali, con precedenza dei germani sugli unilaterali. Il genitore adottivo è tenuto con precedenza sui genitori dell’adottato.

 

L’obbligo alimentare del suocero e della suocera e quello del genero e della nuora cessa quando:

– la persona che ha diritto agli alimenti contrae un nuovo matrimonio;

– il coniuge da cui deriva l’affinità e i figli nati dal matrimonio con l’altro coniuge sono morti.

 

 

Come chiedere gli alimenti al figlio?

Per chiedere gli alimenti al figlio, il genitore bisognoso deve fare una causa in tribunale nella quale deve provare il suo stato di indigenza.

 

Chi chiede gli alimenti a un obbligato in ordine successivo deve dimostrare che gli obbligati di grado anteriore non hanno la possibilità economica di adempiere, in tutto o in parte, alla loro obbligazione.

 

Il soggetto chiamato a somministrare gli alimenti può liberarsi dall’obbligo provando che le proprie condizioni economiche non sono idonee a sopportare il carico degli alimenti.

 

Il tribunale per accertare lo stato di bisogno del richiedente può ordinare indagini presso istituti bancari e verifiche dei rapporti di conto corrente.

 

 

A quanto ammontano gli alimenti dei figli verso i genitori?

Gli alimenti comprendono una somma necessaria per garantire la sopravvivenza a chi lo richiede, considerando la sua posizione sociale. Si differenzia quindi dal mantenimento che mira a soddisfare tutte le esigenze di vita del mantenuto, anche quelle non strettamente necessarie alla sopravvivenza.

Gli alimenti devono essere assegnati in proporzione al bisogno di chi li richiede ed alle condizioni economiche di chi deve somministrarli.

Negli alimenti rientra anche l’attività di assistenza e supporto al soggetto in stato di bisogno, in termini di presenza, compagnia, conforto e affetto.

 

Se ci sono più figli tutti obbligati nello stesso grado alla prestazione degli alimenti verso i genitori, le spese per gli alimenti ai genitori devono essere tra loro divise, non in parti uguali, ma in proporzione delle proprie condizioni economiche.

 

Chi deve somministrare gli alimenti può scegliere se farlo mediante assegno periodico o accogliendo e mantenendo nella propria casa la persona che vi ha diritto.

Il giudice, secondo le circostanze, può valutare l’opportunità della scelta e modificare il modo di somministrazione degli alimenti.

 

 

Quando il figlio non deve più mantenere il genitore?

L’obbligo del figlio di mantenere i genitori cessa nelle seguenti ipotesi:

 

– morte dell’obbligato;

– mutamento della situazione economica dell’obbligato o del soggetto avente diritto;

– annullamento del matrimonio;

– revoca dell’adozione;

– disconoscimento di paternità;

– revocazione della donazione per cause diverse dalla violazione dell’obbligo alimentare.


[1] Art. 433 e ss. cod. civ.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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