Ho diritto al tfr se mi licenzio?
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1 Ago 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Ho diritto al tfr se mi licenzio?

Dimissioni volontarie e per giusta causa, tfr alla previdenza complementare e in busta paga: quando il lavoratore che si licenzia ha diritto alla liquidazione?

 

Se hai intenzione di licenziarti (in verità, il termine corretto non è “licenziamento” ma “dimissioni“), non importa se per giusta causa (mancato pagamento stipendio, mobbing, ecc.) o meno, hai comunque diritto al tfr, il trattamento di fine rapporto. Questa prestazione, infatti, matura mese per mese: in pratica, il datore di lavoro conteggia, ogni mese, un rateo di liquidazione, corrispondente a un dodicesimo del tfr maturato ogni anno.

 

Il tfr è una retribuzione differita: si tratta cioè di una parte dello stipendio che deve essere accantonata periodicamente dall’azienda e che deve essere erogata al termine del rapporto di lavoro, nonostante maturi ogni mese. Nel dettaglio, il tfr che si deve accantonare ogni anno si ottiene dividendo la retribuzione annuale per 13,5.

Non ha importanza, quindi, il motivo per cui è cessato il contratto lavorativo: sia che si tratti di dimissioni, per giusta causa o meno, sia che si tratti di licenziamento, il dipendente ha sempre e comunque il diritto di ricevere la sua liquidazione. Esistono però dei casi in cui, alla fine del rapporto, il tfr non viene erogato: vediamo quali sono.

 

 

Tfr in busta paga

Innanzitutto, il lavoratore che ha scelto di ricevere il tfr in busta paga ogni mese non può, ovviamente, ottenerlo una volta terminato il rapporto, diversamente la ditta lo pagherebbe due volte: ha comunque il diritto di ricevere la liquidazione maturata prima dell’opzione per il tfr in busta paga (l’opzione per la liquidazione mensile non esisteva prima del 2015).

 

 

Tfr alla previdenza complementare

L’azienda non è tenuta a erogare nulla nemmeno se il trattamento di fine rapporto è stato destinato alla previdenza complementare: quando si decide di vincolare il tfr alla previdenza integrativa, infatti, le quote maturate vengono versate dal datore di lavoro direttamente al fondo prescelto dal lavoratore. La liquidazione viene così accantonata, assieme ad ulteriori eventuali contributi volontari, per dar luogo a una pensione complementare.

Pertanto, se il lavoratore viene licenziato o si dimette, a prescindere dalla motivazione, il tfr resta nel fondo pensione. Può ottenere il trattamento, in caso di cessazione del contratto di lavoro, solo se resta disoccupato per più di 48 mesi. Se, tuttavia, questo caso si verifica nei 5 anni che precedono la maturazione dei requisiti per la pensione, non si può ottenere la liquidazione, ma viene anticipata la pensione complementare.

Il lavoratore può, inoltre, ottenere la metà del tfr se resta disoccupato per almeno 12 mesi: ulteriori condizioni di miglior favore possono poi essere previste dal regolamento del fondo a cui aderisce.

 

 

Tfr già anticipato

Ovviamente il dipendente non ha il diritto di ricevere il tfr, o meglio ha diritto a riceverne soltanto una parte, se ha già richiesto un’anticipazione. In via generale, è possibile anticipare sino al 70% del trattamento maturato, se l’anzianità lavorativa è pari almeno a 8 anni, nel caso in cui il lavoratore debba sostenere spese sanitarie per sé o per i familiari, acquistare la prima casa per sé o per i figli, fruire di congedo parentale o per formazione.

 

 

Tfr compensato

Il tfr può non essere erogato anche quando viene compensato con un debito che il lavoratore ha nei confronti del datore di lavoro. Ad esempio, se il lavoratore si licenzia ( e non si tratta di dimissioni per giusta causa, tutelate per maternità o matrimonio o incentivate) senza il periodo di preavviso prescritto dal contratto collettivo, è tenuto a risarcire l’azienda pagando un’indennità di mancato preavviso. L’indennità dovuta, se le competenze alla cessazione del rapporto non bastano a coprirla, può essere compensata anche col tfr, a meno che il dipendente non rinunci alla compensazione.

 

 

Tfr erogato a rate

Il dipendente ha diritto all’intero tfr alla cessazione del rapporto, anche se il Codice Civile non dispone un termine specifico: la maggior parte dei contratti collettivi stabilisce il diritto di ricevere la liquidazione, comunque, entro 30 giorni dalla data di termine del contratto, per consentire all’azienda di calcolare correttamente le rivalutazioni.

Alcuni contratti collettivi, poi, come il CCNL Studi professionali, ammettono anche la possibilità di ritardo nel conferimento del tfr o della sua erogazione a rate, dietro accordo col dipendente, stabilendo, però, degli interessi a favore del dipendente – creditore.

In generale, dunque, il datore di lavoro può erogare il tfr a rate alla cessazione del rapporto, in accordo col dipendente, se questo non è espressamente vietato dal contratto collettivo e se sono riconosciuti gli interessi a favore del lavoratore: il momento in cui sorge il diritto alla liquidazione, difatti, resta sempre il termine del contratto.


 


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