Pagamento in ritardo della tassa sui rifiuti: le sanzioni
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2 Ago 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Pagamento in ritardo della tassa sui rifiuti: le sanzioni

Il pagamento in ritardo della tassa sui rifiuti comporta delle sanzioni. Si può ricorrere al ravvedimento operoso.  Ma la disciplina cambia da Comune a Comune.

 

La cattiva notizia è che in caso di mancato pagamento della Tari (in toto o in parte), bisogna comunque pagare una sanzione. Quella buona, invece, è che, ricorrendo al ravvedimento operoso, quella sanzione è stata dimezzata rispetto al passato per i versamenti effettuati entro 90 giorni dopo la scadenza. E, in ogni caso, ogni Comune gestisce secondo il proprio criterio come recuperare la tassa non pagata.

Sarebbe dispendioso spiegare la disciplina di ogni singola amministrazione locale in materia. Più semplice vedere cosa dice la legge.

 

La riforma del sistema sanzionatorio penale e amministrativo [1] è stata anticipata dal 1 gennaio 2017 al 1 gennaio 2016 [2]. Da quella data, dunque, la legge [3], riscrivendo quando previsto in passato, ai fini del ravvedimento operoso per sanare la Tari non pagata, sancisce che: “Chi non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze, i versamenti in acconto, i versamenti periodici, il versamento di conguaglio o a saldo dell’imposta risultante dalla dichiarazione, detratto in questi casi l’ammontare dei versamenti periodici e in acconto, ancorché non effettuati, è soggetto a sanzione amministrativa pari al 30% di ogni importo non versato, anche quando, in seguito alla correzione di errori materiali o di calcolo rilevati in sede di controllo della dichiarazione annuale, risulti una maggiore imposta o una minore eccedenza detraibile”. E ancora: “Per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a 90 giorni, la sanzione di cui al primo periodo è ridotta alla metà. Per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a 15 giorni, la sanzione di cui al secondo periodo è ulteriormente ridotta a un importo pari a un quindicesimo per ciascun giorno di ritardo.” Infine, al punto 3, il decreto ricorda che “fuori dei casi di tributi iscritti a ruolo, la sanzione prevista si applica in ogni ipotesi di mancato pagamento di un tributo o di una sua frazione nel termine previsto”.

 

Quindi, come abbiamo visto, il ravvedimento operoso per versare la Tari non pagata entro 90 giorni dalla scadenza viene applicato con una sanzione ridotta della metà secondo questi parametri dettati dal decreto legislativo:

  • entro 14 giorni dopo la scadenza: sanzione fissa dello 0.1% (anziché lo 0,2%) più gli interessi giornalieri calcolati sul tasso di riferimento annuale;
  • dal 15° al 30° giorno di ritardo: sanzione fissa dell’1,5% (anziché del 3%) più gli interessi giornalieri;
  • dal 31° fino al 90° giorno di ritardo: sanzione fissa dell’1,67% (anziché del 3,33%, sanzione minima ridotta ad 1/9) più gli interessi giornalieri;
  • dal 90° giorno di ritardo fino ai termini di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui è stata commessa la violazione: sanzione fissa del 3,75% più gli interessi giornalieri.

Esempio: per la scadenza dell’acconto (16 giugno) è possibile usufruire del ravvedimento operoso fino al 30 giugno dell’anno successivo, mentre per il saldo è possibile usufruire del ravvedimento fino al 16 dicembre dell’anno successivo. Anche se alcuni Comuni, per regolamento, permettono il ravvedimento entro il 31 dicembre dell’anno successivo alla scadenza.

 

Dopo il termine previsto dal ravvedimento operoso, non è più possibile utilizzare questa possibilità e viene applicata la sanzione del 30% dell’imposta. In tal caso per regolarizzare la propria situazione è necessario rivolgersi all’Ufficio Tributi del proprio Comune.

 

Come detto, ogni Comune ha il proprio criterio per reclamare le tasse non corrisposte dai contribuenti. Alcuni, quelli più “pazienti”, inviano addirittura dopo qualche anno un ulteriore avviso di pagamento e danno la possibilità di sanare la situazione entro qualche settimana. Altre amministrazioni più “zelanti” applicano, invece, la legge sopra descritta in tempi molto più immediati. In genere, comunque, il primo avviso ricevuto dal contribuente è un “avviso bonario“, al quale farà seguito (in tempi dettati da ogni singolo Ente locale) un avviso di pagamento vero e proprio che prevede sanzioni e interessi a seconda del regolamento di ogni Comune.

 

 

Tari: cosa si paga e come si calcola

Ammesso e non concesso che la tassa sui rifiuti sia legittima (leggi nostro articolo in merito), la Tari deve essere pagata, come detto, dai proprietari o dagli inquilini di un immobile. Il calcolo non comprende le aree comuni condominiali (cortile, ingresso del palazzo, ecc.) che non siano utilizzate in via esclusiva. E’ da calcolare, invece, l’alloggio del custode, in quanto, appunto, utilizzato in via esclusiva.

 

La Tari interessa, invece, la superficie di locali ed aree in cui, per l’uso che se ne fa o per il tipo di attività svolta, si possono produrre dei rifiuti urbani. Più è grande l’area (intesa come superficie calpestabile), più – teoricamente – si produce spazzatura. Quindi più alta sarà la tassa, che interesserà l’80% della superficie catastale.

 

La legge prevede, comunque, delle riduzioni obbligatorie:

  • nelle zone dove non viene effettuata la raccolta dei rifiuti e c’è un cassonetto locano da casa, la tassa dovuta non deve essere superiore al 40% della tariffa;
  • nelle zone in cui sia mancato il servizio di gestione dei rifiuti, o sia stata violata la disciplina di riferimento o, ancora, ci sia stata un’interruzione del servizio per motivi sindacali o per qualsiasi altro impedimento che abbia causato un reale o ipotetico danno sanitario alla cittadinanza, la tassa non può superare il 20% della tariffa;
  • nelle zone in cui è operativa la raccolta differenziata per le utenze domestiche, c’è una riduzione stabilita da ogni singolo Comune.

 

Le amministrazioni locali possono, inoltre, stabilire delle riduzioni facoltative in alcuni casi:

  • se le abitazioni hanno un unico occupante;
  • se le abitazioni o i locali non adibiti ad abitazione, vengono occupate sono il determinati periodi dell’anno (un bar aperto solo d’estate, un casa di villeggiatura…);
  • se le abitazioni vengono occupate da cittadini che risiedono per almeno 6 mesi all’estero;
  • se si tratta di un fabbricato rurale ad uso abitativo.

 

Oltre alle riduzioni, ci sono anche delle esenzioni dal pagamento della Tari, sulla base della norma che non prevede la tassazione degli spazi in cui non vengono prodotti dei rifiuti:

  • le parti comuni dei condomini;
  • le zone in cui è materialmente impossibile produrre della spazzatura (la cantina, il solaio…);
  • i locali in cui, in certe circostanze temporali, non è possibile produrre dei rifiuti.

 


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