Quando è lecito abbandonare la casa coniugale
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1 Ago 2016
 
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Redazione
 


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Quando è lecito abbandonare la casa coniugale

Coniugi sull’orlo della separazione, abbandono della casa coniugale e addebito: quando non scatta la responsabilità.

 

L’abbandono della casa coniugale, quale causa di responsabilità del marito o della moglie in caso di separazione (cosiddetto “addebito”,) è uno dei problemi che maggiormente affligge le coppie sposate: questo perché, in presenza di litigi, è molto più facile sbattere la porta di casa e andarsene piuttosto che affrontare il problema e cercare di superarlo. Chi se ne va dall’appartamento e abbandona l’altro compie un illecito civile, perché viola i doveri del matrimonio, e in alcuni casi anche penale, facendo mancare l’assistenza al coniuge e ai figli. Tuttavia, in determinati casi, è lecito abbandonare la casa coniugale. Questi casi sono stati individuati dalla giurisprudenza e, più di recente, da una sentenza della Corte di Appello di Roma [1]. Vediamoli più da vicino.

 

Innanzitutto è lecito abbandonare la casa coniugale quando vi sia una grave ragione, come nel caso di violenze poste da uno dei due coniugi ai danni dell’altro. Non si deve necessariamente trattare di violenze fisiche, che possano comportare un rischio all’incolumità del coniuge. Si può trattare anche di violenze morali, perpetrate contro la dignità del marito o della moglie. Rileva, dunque, la tutela della salute psico-fisica.

 

Senza arrivare a situazioni da “codice penale”, secondo la giurisprudenza anche un comportamento dispotico consente di andare via di casa e sbattere la porta alle proprie spalle. E così anche in caso di mancanza di rapporti sessuali.

 

Altre valide ragioni che consentono di abbandonare la casa coniugale sono, ad esempio, quelle legate alla salute, come nel caso di un lungo ricovero necessario per curarsi (si pensi alla degenza in una casa di cura psichiatrica).

 

È altresì possibile abbandonare il tetto coniugale tutte le volte in cui la crisi della coppia era già sorta in precedenza. Si pensi al caso del marito che, avendo scoperto il tradimento della moglie e non avendo alcuna intenzione di perdonarla, decida di andare via di casa. È anche l’ipotesi in cui uno dei due coniugi confessi all’altro di non amarlo più e, pertanto, quest’ultimo non ritenga più produttivo continuare a convivere sotto lo stesso tetto.

 

Dunque l’infedeltà – che si presume comportamento di per sé sufficiente e valido ad addebitare la separazione in quanto causa della crisi di coppia – legittima l’abbandono della casa coniugale.

 

Se uno dei due coniugi ha già depositato in tribunale una domanda per chiedere al giudice la separazione o l’annullamento del matrimonio, l’altro può andare tranquillamente via di casa senza bisogno di temere l’addebito. Anche in questo caso, infatti, è legittimo l’abbandono del tetto domestico. La prassi, spesso diffusa per eccessivo scrupolo, di firmare una sorta di “liberatoria” con cui il coniuge che resta nella casa autorizza l’altro ad andare via, è solo volta ad evitare possibili ritrattazioni in corso di giudizio. È quindi sempre più prudente far seguire, agli accordi verbali, anche quelli scritti.

 

Anche i frequenti litigi domestici sono, per la giurisprudenza, una causa che rende legittimo l’abbandono della casa coniugale. Ovviamente non si deve trattare di semplici divergenze di opinioni, di quelle cioè che si inseriscono nelle normali dialettiche matrimoniali (anche quelle più burrascose), ma di liti che rendano del tutto intollerabile la convivenza, sino a logorare il rapporto e rinunciare persino ai rapporti sessuali. L’accesa conflittualità tra marito e moglie, difatti, oltre a rendere invivibile l’ambiente domestico ai figli, può essere causa di danni psichici alla stessa coppia.

 

Secondo la Corte di Appello di Roma è legittimo l’abbandono della casa coniugale al fine di invogliare il coniuge a un atteggiamento più rispettoso e collaborativo: insomma, si tratterebbe di un allontanamento “a fin di bene”, per far sentire la propria mancanza e consentire all’altro/a di meditare sulle proprie colpe. Salvo che proprio tale comportamento “provocatorio” sia stato l’effettiva causa della rottura dell’unione.

 

Leggi “Abbandono del tetto coniugale: se il marito o la moglie va via di casa”.

 

 

La prova della responsabilità in caso di abbandono della casa

Senza la prova che l’abbandono del tetto coniugale è causa della crisi di coppia, non può essere addebitata la separazione a carico del coniuge che si allontana di casa.

In altre parole, il coniuge che, durante la causa di separazione, voglia ottenere a carico dell’altro l’addebito per via dell’abbandono dalla casa, deve riuscire a dimostrare che proprio detto allontanamento sia stato la causa scatenante della crisi di coppia. Diversamente, in mancanza di tale prova, chi va via di casa non può essere considerato responsabile.


[1] C. App. Roma, sent. n. 2991/2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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