Cosa rischia chi non versa il mantenimento ai figli?
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1 Ago 2016
 
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Redazione
 


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Cosa rischia chi non versa il mantenimento ai figli?

 

Separazione e divorzio: il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento integra il reato di sottrazione agli obblighi di assistenza familiare; tuttavia non si rischia il carcere, ma solo una multa.

 

Cosa rischia chi non versa il mantenimento ai figli? La legge sul divorzio è molto chiara a riguardo [1] e, nel disciplinare il reato di “sottrazione agli obblighi di assistenza familiare”, stabilisce la reclusione fino a un anno oppure la multa da 103 euro a 1.032 euro. La legge quindi pone una alternativa: o la pena detentiva (reclusione) o quella pecuniaria (multa). Ma quale delle due va applicata in via preferenziale? Il chiarimento arriva da una sentenza di questa mattina della Cassazione [3]: secondo la Corte bisogna privilegiare la multa rispetto al carcere.

 

Nel caso del genitore che non versi, all’ex coniuge (di norma la ex moglie), l’assegno di mantenimento per i figli, violando così gli obblighi di assistenza familiare, la pena pecuniaria e quella detentiva sono tra loro alternative e non cumulative: in pratica, o l’una o l’altra, ma mai tutte e due insieme. Inoltre, la multa va privilegiata rispetto alla reclusione in carcere. Si tratta di una opzione più favorevole all’imputato, in linea con principi di proporzione e di stretta necessità della sanzione penale.

 

Tuttavia, scattano entrambe le pene (ossia multa e reclusione insieme) nel caso in cui il genitore compia una delle seguenti azioni:

 

1) malversa o dilapida i beni del figlio minore o del pupillo o del coniuge; si tratta di una fattispecie criminosa volta a tutelare i beni del figlio minore e del coniuge, quindi il patrimonio appartenente a soggetti legati, all’autore del reato da un particolare rapporto di fiducia. Nella “malversazione” rientra la cattiva amministrazione che si concreti in appropriazioni o in distrazioni di beni a proprio profitto; il termine dilapidare significa invece disporre degli altrui beni in modo da causare una totale o parziale distruzione patrimoniale. Oggetto materiale del reato sono i beni del figlio minore o del coniuge siano essi mobili o immobili. Non è necessario che i beni siano di proprietà del figlio o del coniuge, è sufficiente che siano beni di cui tali soggetti abbiano, a qualsiasi titolo, il godimento.

 

2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, oppure inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa. A riguardo, quando la legge parla di “mezzi di sussistenza” presuppone che la famiglia sia in condizioni di estrema povertà e il genitore, disinteressandosene, non versi neanche lo stretto necessario per sopravvivere.

 

Il reato è perseguibile a querela, ma quando è commesso a danno di minori diventa procedibile d’ufficio: il che vuol dire che se anche viene ritirata la querela, il procedimento penale prosegue lo stesso.

 

 

Chi può compiere il reato?

Le pene appena viste scattano sia nel caso di coppia di genitori separata che ancora unita dal matrimonio. Può trattarsi anche di genitori adottivi. In caso di separazione, divorzio o annullamento del matrimonio l’obbligo di assistere i figli continua ad applicarsi a entrambi i genitori, anche a quello non affidatario. Diversamente in caso di accoglimento dell’azione di disconoscimento della paternità oppure di revoca dell’adozione o dell’affidamento il genitore non può più commettere il reato.

 

Si esclude che possa sussistere il reato per il convivente di fatto.

 

Il reato sussiste anche se non c’è alcun provvedimento del giudice – nella causa di separazione o divorzio – che impone al familiare di pagare un assegno (in caso di separazione o divorzio, per il mantenimento del coniuge o dell’ex coniuge o dei figli), poiché gli obblighi sanzionati derivano, ancora prima che dall’ordinamento, da inderogabili principi di solidarietà e da esigenze morali radicati nelle coscienze.

 

 

Il pignoramento

Quelle che abbiamo visto sono solo le conseguenze di carattere penale. A questo si aggiungono anche quelle civili che concernono il pignoramento dei beni ed, eventualmente, la trattenuta sullo stipendio. Oltre a ciò sono possibili i normali rimedi come il pignoramento del conto, della pensione o della casa.


[1] Art. 12 sexies L. n. 898/1970.

[2] Art. 570 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 33700/16.

 


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Commenti
1 Ago 2016 filomena monaco

SONO UN’ INSEGNANTE E RICEVO UN MANTENIMENTO DI 550 EURO MENSILI DAL MIO EX MARITO PER LE NOSTRE 2 FIGLIE DI 17 E 15 ANNI CON LE QUALI SONO RIMASTA NELLA CASA DI PROPRIETA’ DI ENTRAMBI I GENITORI. CHI DEVE PAGARE IL CONDOMINIO DELLO STABILE IN CUI ABITO ? E IL CONGUAGLIO ? E I LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE DEL PALAZZO IN CUI ABITO CON LE RAGAZZE ?