Buca stradale: risarcimento anche per la strada sconnessa
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1 Ago 2016
 
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Redazione
 


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Buca stradale: risarcimento anche per la strada sconnessa

La presenza di una strada sconnessa non esclude l’obbligo per il Comune di risarcire il danno al pedone caduto su una fossa sull’asfalto o sul marciapiedi.

 

Chi cade in una buca sull’asfalto ha diritto a essere risarcito anche se la strada è in evidente disfacimento e presenta varie disconnessioni. A dirlo è la Cassazione con una sentenza [1] che prede in parte le distanze dai propri stessi precedenti.

 

Secondo la Corte, la pubblica amministrazione ha un generale obbligo di adottare misure atte a scongiurare situazioni di pericolo obiettivo. Pertanto il Comune ha una responsabilità oggettiva qualora sia accertato che il danno sia stato causato da un’anomalia della strada. L’ente si salva solo se dimostra di non aver potuto far nulla per evitarlo. Insomma, c’è una presunzione di colpa a carico della P.A. per la caduta del pedone sull’asfalto salvo che il danno si sia verificato in maniera improvvisa: in tal caso scatta il cosiddetto caso fortuito e il pedone non può più recriminare il risarcimento. È “caso fortuito” ogni evento dotato dei caratteri dell’autonomia, dell’eccezionalità, dell’imprevedibilità e dell’inevitabilità e che da solo sia idoneo a produrre l’evento.

 

La vittima – conclude la Corte – ha ugualmente diritto a essere risarcita anche se la strada risulti “molto sconnessa, con altre buche e rappezzi”, anche perché un comportamento disattento del pedone non si può considerare come un evento del tutto imprevedibile e, come tale, rientrante nel caso fortuito.

 

In sintesi, il Comune o qualsiasi altro ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume responsabile dei danni riconducibili alle situazioni di pericolo immanentemente connesse alla struttura e alla conformazione stessa della strada. Non c’è responsabilità della P.A. solo se la condotta della vittima è abnorme, ossia imprevedibile in relazione al contesto.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 20 aprile – 29 luglio 2016, n. 15761
Presidente Amendola – Relatore Ambrosio

Svolgimento del processo

C.F. ricorre per cassazione, articolando un unico motivo, avverso la sentenza n. 44 del 21.01.2013, notificata il 15.04.2013, con la quale la Corte di appello di Lecce, sez. distaccata di Taranto, rigettando l’appello dell’odierna ricorrente, ha confermato la sentenza del Tribunale di Taranto di rigetto della domanda proposta dalla C. nei confronti del Comune di Taranto per il risarcimento dei danni riportati in data 26.07.2006 a seguito della caduta causata dalla presenza di una buca sulla via (OMISSIS) .
Ha resistito il Comune di Taranto, depositando controricorso.
È stata depositata memoria da parte della ricorrente.

Motivi della decisione

1. La Corte di appello – premesso, in fatto, che la situazione dei luoghi, quale emergente dalle foto in atti, evidenziava una strada molto sconnessa, con buche e rappezzi e, persino, un cartello che faceva divieto di transito ai mezzi pesanti per “rischio di crollo” – ha ritenuto superflue le istanze istruttorie articolate dall’appellante in ordine al fatto storico, per la considerazione che, anche qualora fosse risultata provata la domanda, le

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[1] Cass. sent. n. 15761/16 del 29.07.2016.

 


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