Noemi Secci
Noemi Secci
2 Ago 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Pensione, meglio l’Ape o l’Opzione donna?

Nuovo anticipo pensionistico e proroga del regime sperimentale donne: quale tipo di pensione anticipata è più conveniente.

 

Il “cantiere pensioni”, cioè la nuova normativa che dovrebbe contenere alcune eccezioni alla Legge Fornero, è ancora in corso, ma sono già emerse le principali novità; in particolare, per chi vuole anticipare la pensione, sarà possibile optare per due possibilità: l’Ape (sigla che sta per anticipo pensionistico) e l’Opzione donna, per la quale vi sarà una probabile proroga, anche se si ritiene che non verrà estesa agli uomini. La scelta tra le due opzioni di pensione anticipata, dunque, sarebbe per le sole donne, mentre gli uomini potrebbero anticipare la pensione soltanto con l’Ape.

 

 

Ape: come funziona

L’anticipo pensionistico offre la possibilità di ricevere un trattamento previdenziale tre anni prima rispetto al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia, se si possiedono almeno 20 anni di contributi: il trattamento, però, non è pari alla futura pensione, ma può arrivare al massimo al suo 95%.

L’anticipo della pensione è possibile grazie a un prestito, effettuato da una banca convenzionata (anche se è l’Inps, come intermediario, ad occuparsi delle pratiche): le rate del prestito, ventennali, determinano una penalizzazione sulla prestazione previdenziale, che va, in base alle stime effettuate dall’1,4% all’8% della pensione. Il taglio dell’assegno risulterà più basso per i disoccupati, che potranno contare su detrazioni a carico dello Stato, nonché per i lavoratori a rischio esubero, che potranno collocarsi a riposo prima, senza grosse decurtazioni, grazie a un contributo pagato dall’azienda (in pratica il datore di lavoro si accollerà parte del prestito).

 

Considerando che i requisiti di età per la pensione di vecchiaia saranno, nel 2018, pari a 66 anni e 7 mesi per tutti e rimarranno probabilmente uguali anche nel biennio 2019-2020, grazie al blocco degli incrementi legati alla speranza di vita, si potrà richiedere l’Ape a partire dal compimento di 63 anni e 7 mesi di età.

 

 

Opzione donna: come funziona

Consente sicuramente un maggiore anticipo dell’età pensionabile l’Opzione donna, un regime sperimentale, introdotto dalla Legge Maroni [1], che permette alle sole donne di pensionarsi a 57 anni e 3 mesi di età (58 e 3 mesi se lavoratrici autonome), con 35 anni di contributi. Per ricevere la pensione, si deve però attendere un periodo, detto finestra, pari a 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e a 18 mesi per le autonome. Inoltre, il trattamento è calcolato col sistema contributivo, un metodo molto penalizzante in quanto non si basa sugli ultimi anni di stipendio ma sui contributi accreditati, accantonati con rivalutazioni piuttosto basse.

Il sistema contributivo non determina una penalizzazione uguale per tutti sulla pensione, in quanto dipende dalla carriera e dai contributi versati: è stata comunque stimata una penalizzazione media del 25-30%.

L’Opzione donna, attualmente, è accessibile da chi ha compiuto 57 anni e 3 mesi (58 e 3 mesi se autonome) entro il 31 dicembre 2015: visto il gran risparmio di risorse che questo regime ha comportato, però, molto probabilmente potrà essere fruita dalle lavoratrici nate entro dicembre del 1958 se dipendenti o 1957 se autonome.

 

 

Opzione donna o Ape, quale il regime più conveniente?

In base alle caratteristiche delle due opzioni, dal punto di vista della penalizzazione dell’assegno è sicuramente più conveniente l’Ape, visto che i tagli sulla pensione sono notevolmente più bassi, con decurtazioni medie dall’1,4 all’8% contro il 25-30% dell’Opzione. L’Ape è più appetibile anche dal punto di vista degli anni di contributi richiesti, solo 20 contro i 35 dell’Opzione donna.

L’Opzione batte l’Ape, invece, riguardo all’età pensionabile, 57 anni e 3 mesi, o 58 anni e 3 mesi per le autonome, contro 63 anni e 7 mesi.


[1] L. 243/2004.

 


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