Cancellazione dalla Gestione Separata, come si fa?
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2 Ago 2016
 
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Noemi Secci
 


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Cancellazione dalla Gestione Separata, come si fa?

Gestione separata dell’Inps per cococo, professionisti senza cassa e lavoratori occasionali: come si può cancellare l’iscrizione?

 

La cancellazione dalla Gestione Separata dell’Inps, anche se è, teoricamente, possibile, di fatto non viene mai effettuata: non solo perché è inutile, in quanto l’iscrizione a tale cassa non comporta il pagamento di alcun contributo fisso, ma anche perché non esistono delle apposite procedure telematiche per la cancellazione.

Esiste, è vero, un modulo cartaceo, denominato “Domanda di variazione/cancellazione dalla Gestione Separata”, con il quale si può dichiarare la cessazione dell’attività di collaboratore o di professionista: interpellati diversi funzionari Inps al riguardo, è stato però chiarito che tale documento non è più di alcuna utilità, in quanto la posizione presso la Gestione Separata resta sempre attiva.

Ma andiamo per ordine e vediamo chi è obbligato a iscriversi alla Gestione Separata, quali adempimenti comporta l’iscrizione e che cosa deve fare chi cessa l’attività di lavoro per cui è obbligatoria l’iscrizione.

 

 

Gestione Separata: chi è obbligato a iscriversi

Possiamo descrivere la Gestione Separata come un “grande calderone” in cui finiscono tutti i lavoratori privi di una gestione previdenziale dedicata. Sono difatti obbligati a iscriversi:

 

– i cosiddetti professionisti senza cassa, cioè quelli la cui attività non prevede un ente di previdenza specifico (come l’Inarcassa per gli ingegneri o la Cassa Forense per gli avvocati);

 

– i co.co.co., cioè i lavoratori parasubordinati, che effettuano collaborazioni coordinate e continuative;

 

– i lavoratori autonomi occasionali, cioè coloro che esercitano un’attività in proprio saltuariamente, se i compensi annui superano i 5.000 euro;

 

– chi effettua prestazioni di lavoro occasionale accessorio, ossia coloro che sono retribuiti con i voucher.

 

 

Gestione Separata: quanto si paga

I contributi previdenziali da versare alla Gestione Separata devono essere calcolati solo su quanto effettivamente guadagnato, senza che sia previsto alcun minimale: in pratica, vuol dire che il lavoratore non deve pagare alcun contributo fisso, ma è obbligato a pagare solo una determinata percentuale (aliquota) sul reddito imponibile dell’attività.

L’aliquota, nel 2016, ammonta:

 

– al 31,72% per i co.co.co. e i lavoratori assimilati ai parasubordinati;

– al 27,72% per i professionisti;

– al 24% per i pensionati ed i lavoratori iscritti ad altre casse;

– al 13% per i lavoratori retribuiti con i voucher.

 

Il calcolo del dovuto viene effettuato nella dichiarazione dei redditi annuale, precisamente nel quadro RR del modello Unico; se il reddito imponibile non è pari a zero, o se non si cessa l’attività, deve essere inoltre pagato un importo del 40% come primo acconto assieme al saldo (che va versato entro la stessa scadenza del saldo della dichiarazione dei redditi, normalmente il 16 giugno) ed un ulteriore 40% come secondo acconto (che va versato entro la stessa scadenza del secondo acconto della dichiarazione dei redditi, normalmente il 30 novembre).

 

 

Gestione Separata: che cosa fare quando termina l’attività

Se l’attività per la quale è obbligatoria l’iscrizione alla Gestione Separata termina, non è necessario provvedere alla cancellazione, in quanto non si è tenuti al versamento di contributi fissi.

Alcuni esperti del settore consigliano comunque di compilare il modulo “Domanda di variazione/cancellazione dalla gestione separata”, reperibile online in formato pdf; una volta compilato e firmato, il documento dovrebbe essere spedito, unitamente al proprio documento d’identità, tramite raccomandata alla sede Inps territorialmente competente, oppure scannerizzato assieme al documento d’identità e inviato via pec (posta elettronica certificata) alla stessa sede Inps.

Tuttavia, chi ha effettuato tali adempimenti ha poi riferito di non aver ricevuto alcun riscontro in merito da parte dell’Inps: diversi funzionari Inps, peraltro, hanno ribadito l’inutilità di tale adempimento, in quanto l’iscrizione alla gestione Separata è “eterna” e non si cancella mai.

Tale questione irrisolta non rappresenta, ad oggi, un grande problema, ma rischia di diventarlo se, un domani, si decidesse di imporre il pagamento di un contributo minimo per gli iscritti alla Gestione Separata.

Per i più prudenti riportiamo, comunque, il facsimile del modulo di richiesta di cancellazione.

 

 

Facsimile richiesta di cancellazione dalla Gestione Separata

 

Domanda di Variazione/Cancellazione dalla Gestione Separata

(di cui all’Art. 2 comma 26 Legge 8 Agosto 1995 n. 335)

 

All’Agenzia INPS di

 

IL SOTTOSCRITTO:

 

Cognome: _________________

Nome: _________________

Nato il: _________________  A: _____________ Prov.___

C.A.P. _________________

Via/Piazza n. _________________

Telefono (con prefisso):_________________ Codice Fiscale: _________________

Residente a: _________________

 

Tipo di attività_________________

 

COMUNICA

A ) – Le seguenti variazioni anagrafiche:

 

 

B ) – La data di cessazione dell’attività di COLLABORATORE con i seguenti committenti:

COMMITTENTE N.1_________________

Codice Fiscale (P. IVA) _________________

Indirizzo_________________

DATA CESSAZIONE_________________ Tipo Attività_________________

COMMITTENTE N.2_________________

Codice Fiscale (P. IVA) _________________

Indirizzo_________________

DATA CESSAZIONE _________________Tipo Attività_________________

 

 

C ) – PROFESSIONISTI Titolari di Partita IVA:

Data inizio attività_________________

Data cessazione attività_________________

 

Il sottoscritto, consapevole delle conseguenze penali e civili derivanti da false attestazioni, dichiara sotto la propria responsabilità che quanto sopra esposto corrisponde al vero.

 

Data _________________ Firma _________________


 


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