Sanzioni tributarie: il giudice può disapplicarle?
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2 Ago 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Sanzioni tributarie: il giudice può disapplicarle?

Il giudice può disapplicare le sanzioni previste per la violazione di leggi tributarie poco chiare, ma solo su apposita richiesta del contribuente.

 

Ricorso contro la cartella esattoriale che, oltre al tributo, intima il pagamento delle sanzioni per omesso o ritardato versamento: il giudice può disapplicare le sanzioni solo se ciò è stato espressamente richiesto dal contribuente nel ricorso introduttivo.

 

La Cassazione [1] ha infatti ribadito che la disapplicazione delle sanzioni non può avvenire d’ufficio, neppure quando viene accertata un’oggettiva incertezza interpretativa delle relative norme tributarie violate.

 

È pur vero che la legge [2] attribuisce al giudice tributario il potere di dichiarare non applicabili le sanzioni non penali previste dalle leggi tributarie quando la violazione è giustificata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione delle disposizioni alle quali si riferisce. Tuttavia, tale potere è sempre subordinato alla richiesta della parte interessata.

 

La disapplicazione delle sanzioni non costituisce dunque un potere-dovere delle Commissioni tributarie, esercitabile (in ogni stato e grado) anche d’ufficio.

 

Secondo l’orientamento ormai consolidato della Cassazione [3], l’accertamento della sussistenza dell’oggettiva incertezza dell’interpretazione normativa, ai fini della disapplicazione delle sanzioni, può essere operato dal giudice tributario solo in presenza di domanda del contribuente (la quale non può in ogni caso essere formulata per la prima volta in sede di appello o in sede di legittimità).

 

Ciò vuol dire, a contrario, che l’omessa richiesta espressa di disapplicazione delle sanzioni nelle conclusioni del ricorso introduttivo, implica l’impossibilità per il giudice di provvedervi.

 

Inoltre la disapplicazione delle sanzioni per violazioni di norme tributarie, qualora il giudice abbia accertato che le stesse sono state commesse in presenza ed in connessione con una situazione di incertezza interpretativa oggettiva, è possibile, anche in sede di legittimità, solo se domandata dal contribuente nei modi e nei termini processuali appropriati [4].

 


[1] Cass. sent. n. 14402 del 14.7.16.

[2] Art. 8, D.Lgs. 546/1992.

[3] Cass. nn. 22890/2006; 25676 del 2008; 7502/2009; 8823 e 4031 del 2012; 24060 del 2014; 440 e 9335 del 2015.

[4] Cass. sent. n. 24060/2014.

 


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