Calcolo della pensione, basta conoscere l’ultimo stipendio?
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3 Ago 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Calcolo della pensione, basta conoscere l’ultimo stipendio?

Calcolo retributivo e contributivo della pensione: quali sono i dati necessari per stabilire l’ammontare del trattamento previdenziale?

 

Hai trovato su internet un programma che calcola la tua pensione futura basandosi sull’ultimo stipendio? Sfortunatamente, non puoi fare alcun affidamento sul risultato che fornisce il software: il calcolo della pensione, difatti, è molto complesso e non ha, per la maggior parte dei lavoratori, un metodo unico, perché coesistono due sistemi, il contributivo e il retributivo. Inoltre, sono previste specifiche regole per gli iscritti a gestioni particolari, come quella dei lavoratori agricoli, l’ex Enpals e le casse dei professionisti.

L’ultimo stipendio può essere, eventualmente, di limitata utilità per stime molto approssimative, che considerano una situazione irreale in cui il lavoratore continui a percepire sempre la stessa retribuzione per tutta la carriera: si tratta, per lo più, di proiezioni fatte da programmini gratuiti di banche e assicurazioni per spingere l’utente a effettuare versamenti per una pensione integrativa. Queste stime non considerano certamente le rivalutazioni e tutte le variabili che determinano la pensione.

Se, comunque, sei interessato a sapere quale sarà il tuo futuro trattamento, devi prima capire come funziona il versamento dei contributi, come si calcola la pensione e conoscere sia il sistema retributivo che quello contributivo. Gli argomenti sono molto lunghi e complessi, perciò, in questa guida, sono spiegate solo le nozioni principali.

 

 

Come si calcolano i contributi da versare

Se sei un lavoratore dipendente, i contributi da versare sono calcolati dal tuo datore di lavoro. L’azienda paga un’aliquota complessiva (cioè una percentuale sul reddito imponibile, a titolo di contributi), che comprende, però, non solo i contributi utili alla pensione, ma anche quelli assicurativi, che servono a garantire al lavoratore una prestazione in caso di malattia, infortunio, maternità, nonché i contributi per gli assegni familiari.

Generalmente, comunque, per i lavoratori dipendenti del settore privato l’aliquota contributiva è pari al 33%: ciò significa che, se in un anno hai percepito 30.000 euro di stipendio, i contributi accantonati ai fini della pensione ammontano a 9.900 euro.

Le aliquote sono diverse per i lavoratori autonomi, i liberi professionisti e gli imprenditori, a seconda della gestione di appartenenza, così come possono differire i sistemi di calcolo applicati.

 

 

Quali sono i sistemi di calcolo della pensione

La legge prevede tre sistemi di calcolo della pensione, secondo l’anzianità del lavoratore al 31 dicembre 1995: il metodo retributivo, il metodo contributivo  ed  il metodo misto, che è un mix tra i due sistemi. Per artigiani e commercianti esiste poi il metodo reddituale, molto simile al retributivo.

 

 

Calcolo retributivo

Il calcolo retributivo si applica ai lavoratori che possiedono almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. Si basa sugli ultimi stipendi o redditi del pensionato ed è diviso in due quote:

 

– la quota A, che tiene conto degli ultimi 5 anni di retribuzione, rivalutati, e delle settimane possedute al 31 dicembre 1992;

– la quota B, che tiene conto degli ultimi 10 anni di retribuzione, rivalutati, e delle settimane possedute al 31 dicembre 2011.

 

In particolare, per il calcolo della quota A devi:

 

– rivalutare la retribuzione degli ultimi 5 anni secondo la variazione dell’indice annuo del costo della vita, calcolato dall’ISTAT ai fini della scala mobile delle retribuzioni dei lavoratori dell’industria;

 

– dividere per 260 la retribuzione media rivalutata degli ultimi 5 anni: ottieni così la retribuzione media settimanale (R.M.S.);

 

– moltiplicare la R.M.S. per il numero di settimane di contributi al 31 dicembre 1992 e per un’aliquota di rendimento, che varia a seconda dell’ammontare della stessa R.M.S.;

 

– ottieni così la quota A di pensione.

 

Per il calcolo della quota B devi:

 

– rivalutare la retribuzione degli ultimi 10 anni secondo la variazione dell’indice annuo dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati calcolato dall’ISTAT (indice FOI), con l’incremento dell’1% per ogni anno solare preso in considerazione;

 

– dividere per 520 la retribuzione media rivalutata degli ultimi 10 anni: ottieni così la retribuzione media settimanale (R.M.S.);

 

– moltiplicare la R.M.S.per il numero di settimane di contributi dal 1° gennaio 1993 al 31 dicembre 2011 e per un’aliquota di rendimento, che varia a seconda dell’ammontare della R.M.S.;

 

– ottieni così la quota B di pensione.

 

Puoi anche utilizzare, per il calcolo col sistema retributivo, un metodo più veloce ma più approssimativo:

 

– individui la retribuzione media pensionabile rivalutata degli ultimi anni;

– la moltiplichi per un’aliquota di rendimento del 2%, che a sua volta devi moltiplicare per il numero di anni di contributi.

 

In pratica, se hai una retribuzione media pensionabile di 1.000 euro e 40 anni di contributi, devi effettuare queste operazioni:

 

– 1.000 x 40 x 2%;

– cioè 1.000 x 80%;

– otterrai pertanto 800 euro di pensione.

 

Il metodo reddituale, utilizzato per i lavoratori autonomi, si basa sullo stesso sistema di calcolo, ma considera nella quota A gli ultimi 10 anni e nella quota B gli ultimi 15 anni.

Il metodo retributivo non può essere utilizzato per i periodi dal 1° gennaio 2012, in quanto da tale data si applica il calcolo contributivo anche ai contribuenti  soggetti al calcolo interamente retributivo.

 

 

Calcolo misto

Il calcolo misto della pensione si applica ai lavoratori che possiedono meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. Per i conteggi si devono seguire le stesse procedure del calcolo retributivo, ma nella quota B sono incluse soltanto le settimane di contributi possedute dal 1° gennaio 1993 al 31 dicembre 1995, anziché al 31 dicembre 2011.

Dal 1° gennaio 1996 ai contribuenti misti si applica il calcolo contributivo.

 

 

Calcolo contributivo

Devono utilizzare il calcolo contributivo:

 

– i lavoratori che hanno meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, per i periodi dal 1° gennaio 1996 (cioè i contribuenti che applicano il metodo misto);

– i lavoratori che non hanno contributi versati prima del 1996;

– i lavoratori che optano per la pensione anticipata con: Opzione Donna, Opzione contributiva Dini, Computo nella Gestione Separata;

– i lavoratori che hanno più di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, per i periodi dal 1° gennaio 2012 (cioè i contribuenti che applicano il metodo retributivo).

 

 

Come funziona il calcolo contributivo

Il calcolo contributivo non si basa sugli ultimi stipendi o retribuzioni, ma sui contributi effettivamente versati nel corso della vita lavorativa. Questi contributi vengono accantonati, rivalutati e trasformati in pensione da un coefficiente che aumenta all’aumentare dell’età pensionabile.

Anche il calcolo contributivo si divide in due quote:

 

– la quota A, sino al 31 dicembre 1995;

– la quota B, dal 1° gennaio 1996 in poi.

 

 

Calcolo contributivo della pensione: quota B

Per stabilire l’assegno di pensione corrispondente alla quota B, devi:

 

– calcolare, per ogni anno, il 33% dello stipendio (inteso come retribuzione imponibile previdenziale), a partire dal 1996, se sei lavoratore dipendente; diversamente, devi considerare l’aliquota prevista dall’ente previdenziale per la tua categoria;

 

rivalutare i contributi accantonati ogni anno, secondo la media quinquennale del PIL (prodotto interno lordo);

 

– sommare i contributi rivalutati, ottenendo così il montante contributivo;

 

– moltiplicare il montante contributivo per il coefficiente di trasformazione, che varia in base all’età, ottenendo così la quota B di pensione.

 

Devi prendere in considerazione, ai fini del calcolo, tutti gli importi percepiti, se facenti parte dell’imponibile previdenziale, non solo le voci fisse e continuative dello stipendio.

 

 

Calcolo contributivo della pensione: quota A

Per calcolare la quota A, il procedimento è più complicato: questa quota, relativa ai periodi precedenti al 1996, va calcolata solo da chi ha optato per il sistema contributivo (Opzione Donna, Opzione Dini o computo nella Gestione Separata). Per chi ha versato il primo contributo dopo il 1° gennaio 1996, ovviamente non esiste alcuna quota A.

Per ottenere il montante contributivo riferito alla Quota A devi:

 

– considerare le 10 retribuzioni annue (o le retribuzioni 1993-1995 se sei dipendente pubblico) che precedono il 1996;

– applicare l’aliquota contributiva riferita all’epoca del versamento (quella del 1995, ad esempio, era pari al 27,12%);

– rivalutare i contributi così ottenuti, sulla base della media quinquennale del PIL;

– ricavare una media annua di contribuzione dividendo il totale della somma del periodo per 10 (o per 3, per i dipendenti pubblici);

– moltiplicare il risultato ottenuto per il numero complessivo degli anni di contributi, valutati però ponderandoli con il rapporto tra l’aliquota contributiva vigente in ciascun anno e la media delle aliquote vigenti nei 10 (o 3) anni precedenti quello in cui viene esercitata l’opzione per il contributivo;

– ottieni, così, il montante contributivo della quota A, che deve essere moltiplicato per il coefficiente di trasformazione per trasformarsi in quota A di pensione.

 

In alternativa, puoi sommare i due montanti contributivi, della quota A e della quota B, per trovare il montante contributivo totale, che trasformerai in rendita utilizzando il coefficiente di trasformazione corrispondente all’età pensionabile.

 

 

Coefficiente di trasformazione

I coefficienti di trasformazione da utilizzare per chi si pensiona nel 2016 sono:

 

– 4,246% per chi ha 57 anni;

– 4,354% per chi ha 58 anni;

– 4,468% per chi ha 59 anni;

– 4,589% per chi ha 60 anni;

– 4,719% per chi ha 61 anni;

– 4,856% per chi ha 62 anni;

– 5,002% per chi ha 63 anni;

– 5,159% per chi ha 64 anni;

– 5,326% per chi ha 65 anni;

– 5,506% per chi ha 66 anni;

– 5,700% per chi ha 67 anni;

– 5,910% per chi ha 68 anni;

– 6,135% per chi ha 69 anni;

– 6,378% per chi ha 70 anni.

 

Quando l’età, alla data del pensionamento, non corrisponde a “cifra tonda” (ad esempio, 57 anni e 6 mesi), devi aggiungere al coefficiente le relative frazioni di anno.

Per esempio, se ti pensioni a 60 anni e 8 mesi, per stabilire il coefficiente di trasformazione devi:

 

– sottrarre il coefficiente per chi si pensiona a 60 anni(4,589 ) dal coefficiente vigente per chi si pensiona a 61 anni (4,719): in questo caso ottieni  0,13;

– dividere il risultato per 12 mesi, ottenendo 0,01083 circa;

– moltiplicare il nuovo risultato per le frazioni di anno, in questo caso 8 mesi, ottenendo  0,087, arrotondando;

– sommare quanto ottenuto al coefficiente per chi si pensiona a 60 anni, arrivando così al coefficiente esatto per chi si pensiona a 60 anni ed 8 mesi, cioè 4,676.

 

Per arrivare alla pensione annuale, devi poi moltiplicare, in misura percentuale, il coefficiente al montante contributivo,; dividendo la pensione annua per 13, ottieni l’assegno mensile.

Ad esempio, se il tuo montante contributivo totale(eventuale quota A più quota B) è di 300.000 euro, e ti pensiona, col calcolo interamente contributivo, a 60 anni esatti nel 2016, hai diritto a:

 

– una pensione annua di 13.767 euro (300.000 per 4,589%);

– una pensione mensile (assegno annuo diviso 13 mensilità) di 1.059 euro.


 


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Commenti
4 Ago 2016 TREVISI PAOLO

Buongiorno, volevo sapere se uno va in mobilita’ per un periodo di anni 3 anni e poi mettiamo che s paga i contributi per 2 anni per arrivare alla pensione il conteggio della pensione si calcola sugli ultimi 5 anni lavorati,? il fatto di essersi pagati i contributi per 2 anni non influisce significativamente sulla pensione maturata? aspettando vostre notizie distintamente ringrazio