Gratuito patrocinio: chi lo paga l’avvocato?
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3 Ago 2016
 
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Gratuito patrocinio: chi lo paga l’avvocato?

Chi non ha i soldi per permettersi l’avvocato per la causa può chiedere il gratuito patrocinio, tuttavia lo Stato paga il professionista solo se il richiedente vince il giudizio, mentre se perde lo deve pagare lui.

 

Chi viene ammesso al gratuito patrocinio, perché presenta un reddito non superiore al tetto fissato dalla legge (che oggi ammonta ad euro 11.528,41) può, presentando apposita domanda, ottenere che, alla fine della causa, l’onorario del proprio avvocato sia pagato dallo Stato. Ma solo a una condizione: che vinca il giudizio. Se invece perde dovrà rimettere i soldi di tasca propria.

 

Questo significa che chi richiede di essere ammesso al gratuito patrocinio non deve anticipare alcuna somma, neanche a titolo di imposte (il cosiddetto contributo unificato), spese e diritti per l’avvio del giudizio (ad esempio, i costi per le notifiche): questi importi – per usare un gergo tecnico – vengono “prenotati a debito”, ossia per il momento sono posti a carico dello Stato. Il richiedente non deve neanche pagare un anticipo al proprio avvocato: anzi, se quest’ultimo chiede una somma, benché minima, per coprire le spese iniziali commette illecito denunciabile al consiglio dell’Ordine degli avvocati.

 

Tuttavia, per evitare che quanti si trovano in condizioni di indigenza sfruttino l’opportunità del gratuito patrocinio per avviare cause infondate e tentino così di racimolare qualcosa (vedi risarcimenti per danni inesistenti, cause false contro le assicurazioni, presunte lesioni nei confronti di vicini di casa, ecc.), la legge stabilisce la seguente regola:

 

  • se chi è ammesso al gratuito patrocinio vince la causa non deve pagare niente al proprio avvocato (la cui parcella verrà saldata dallo Stato);
  • se chi è ammesso al gratuito patrocinio perde la causa e il giudice lo condanna a pagare le spese processuali, egli dovrà mettere mano al proprio conto in banca e onorare non solo la parcella del proprio avvocato, ma anche quello di controparte, nonché saldare le spese vive del giudizio secondo gli importi indicati in sentenza.

Difatti, con il provvedimento finale, il giudice liquida le cosiddette “spese processuali”, ossia i costi del giudizio, che pone a carico della “parte soccombente” cioè di chi perde la causa (salvo tre eccezioni). Se quest’ultima era stata ammessa al gratuito patrocinio, tale beneficio non opera più, ma sempre che il giudice abbia disposto la condanna alle spese. Se invece la sentenza termina con la cosiddetta “compensazione delle spese processuali” (il che significa, in buona sostanza che “ognuno paga il proprio avvocato”) allora anche in questo caso l’avvocato della parte beneficiaria del gratuito patrocinio viene pagato dallo Stato.

 

Riepilogando:

 

– se la parte ammessa al gratuito patrocinio vince la causa, il suo avvocato e le spese della causa vengono pagate dallo Stato (che, a sua volta, si rivale nei confronti della controparte soccombente);

 

– se la parte ammessa al gratuito patrocinio perde la causa e non c’è condanna alle spese (ma la cosiddetta “compensazione delle spese processuali”), il suo avvocato viene – anche in questo caso – pagato dallo Stato;

 

– se la parte ammessa al gratuito patrocinio perde la causa e viene condannata alle spese, essa dovrà pagare sia l’onorario del proprio avvocato, sia quello della controparte, sia le spese del giudizio secondo gli importi stabilito dalla sentenza.

 

Nelle cause che vengono definite con un accordo tra le parti prima della sentenza (cosiddetta transazione), è vietato accollare le spese processuali al soggetto ammesso al gratuito patrocinio. Ogni patto contrario è nullo.

Infine, quando il giudizio è estinto o rinunciato, l’attore o l’impugnante diverso dalla parte ammessa al patrocinio è obbligato al pagamento delle spese prenotate a debito.

 

Le regole appena viste non valgono per il compenso al consulente tecnico d’ufficio (cosiddetto CTU) eventualmente nominato nel corso della causa. In pratica, sia che il beneficiario del gratuito patrocinio vinca la causa, sia che la perda, egli non dovrà mai versare l’onorario del perito che, invece, viene posto a carico dello Stato (leggi “Chi paga il CTU se c’è il gratuito patrocinio?”).

 

Quanto sopra vale sia per i giudizi civili, penali e amministrativi.

 

Ricordiamo che, al termine del giudizio, l’avvocato deve depositare la propria nota spese. Gli importi (liquidati dal 1° gennaio 2014) spettanti all’avvocato per l’attività prestata sono ridotti della metà. La stessa riduzione si applica agli importi dovuti per le indennità spettanti agli ausiliari del giudice ed ai consulenti tecnici di parte, liquidati a partire dal 1o gennaio 2014.


Autore immagine: 123rfcom

 


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