Malati terminali: che cos’è l’amministrazione di sostegno
Lo sai che?
4 Ago 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Malati terminali: che cos’è l’amministrazione di sostegno

Il giudice può nominare una persona che decida come tutelare gli interessi economici e sanitari di chi ha perso la capacità di provvedere a se stesso.

 

L’amministrazione di sostegno è un istituto introdotto nel codice civile nel 2004 [1] per risolvere i problemi pratici delle famiglie che devono affrontare la malattia grave di un parente. Questa soluzione elimina di fatto la possibilità di chiedere l’interdizione del familiare incapace di intendere e di volere, o meglio: di chi, per effetto di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica, parziale o temporanea, non è più in grado di provvedere ai propri interessi economici e sanitari [2]. Non c’è un vincolo di età: contano le condizioni del paziente, non il fatto che sia o meno anziano. L’amministrazione di sostegno viene, spesso, richiesta di fronte a casi di morbo di Alzheimer, che, purtroppo, comporta per il malato l’impossibilità di affrontare con normalità la vita quotidiana, di pagare le bollette o le tasse, di stabilire un lascito o un’eredità, di decidere anche quale trattamento sanitario sia il più adeguato per la propria persona. E’ qui che subentra l’amministratore di sostegno. Non è una figura deputata a sostituire il malato ma ad assisterlo e a curarlo. E, soprattutto, deve svolgere la sua funzione in modo gratuito: il giudice tutelare può riconoscere soltanto un rimborso spese e, in casi speciali, anche un equo indennizzo basato sulle difficoltà dell’amministrazione.

Amministrazione di sostegno: come funziona

La richiesta di chi dovrà fare l’amministratore di sostegno può essere fatta dallo stesso paziente interessato, se in grado di farlo, oppure dal coniuge, dalla persona che convive con lui in modo stabile, dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo grado (nuore, generi, suoceri), dal tutore o curatore, da un pubblico ministero o dai responsabili dei servizi sanitari o sociali.

 

L’assistenza di un avvocato non è richiesta, ma è consigliabile. Anche perché c’è un iter legale che, forse, non tutti sono in grado di seguire autonomamente. Innanzitutto, la domanda di amministrazione di sostegno deve essere inviata al giudice tutelare del Tribunale Civile del territorio in cui risiede il malato. Bisogna allegare alla domanda l’indicazione delle attività che il paziente non è in grado di svolgere da solo, oltre all’eventuale designazione della persona che si propone come amministratore. Se quest’ultimo elemento dovesse mancare nella documentazione allegata, deciderà il giudice tutelare a chi affidare questo ruolo.

 

Questa scelta viene fatta con esclusivo riguardo alla cura e agli interessi del malato. Il giudice tiene conto della volontà espressa da chi ha proposto la domanda e fissa la durata e le condizioni dell’incarico. Ovviamente, determina anche gli atti che l’amministratore di sostegno ha il potere di compiere e quelli che il beneficiario, cioè il paziente, può portare a termine, se in grado di farlo, e con l’assistenza dell’amministratore. Tutte queste misure possono cambiare se cambiano anche le condizioni del paziente, il quale, finché gli sarà possibile, manterrà la capacità giuridica di agire in tutte le attività non riservate all’amministratore di sostegno.

 

Il giudice tutelare controlla il ruolo e l’attività dell’amministratore e può intervenire in caso di contrasti tra il malato e chi lo assiste. Infatti, nel caso in cui l’amministratore violi la legge o i poteri che gli sono stati attribuiti, le persone legittimate possono chiedere l’intervento del magistrato affinché venga annullato quanto disposto in precedenza. L’amministratore dovrà rispondere dell’eventuale danno recato al paziente, a tutela dei malati più vulnerabili, come quelli che soffrono il morbo di Alzheimer. Proprio per quanto riguarda questi ultimi, possono beneficiare dell’amministrazione di sostegno anche negli ultimi stadi della malattia, purché l’amministratore non debba compiere a suo nome delle attività particolarmente complicate, come la gestione di un negozio o di un patrimonio finanziario molto articolato, oppure le condizioni sociali espongano il malato ad atti pregiudizievoli o, ancora, nel caso in cui ricorrano situazioni di particolare gravità che dovranno passare al vaglio di un giudice.

 

 

Amministratore di sostegno: doveri e poteri

I doveri dell’amministratore di sostegno sono:

  • rispettare ed assecondare la volontà del paziente che gli è stato affidato ed assecondare i suoi bisogni;
  • informare il malato di tutto quanto viene fatto a suo beneficio;
  • comunicare al giudice tutelare eventuali richieste del paziente ed ogni cambiamento delle sue condizioni di salute;
  • amministrare il patrimonio del malato con diligenza, rendendo conto a chi di dovere della gestione;
  • aggiornare il giudice tutelare sulla sua attività.

 

Questi, invece, i poteri dell’amministratore di sostegno in seguito alla nomina con decreto del giudice tutelare:

  • affiancare il paziente nelle sue attività;
  • sostituire il malato in qualità di rappresentante in atti di natura patrimoniale o non patrimoniale (la rinuncia a un’eredità, una separazione, ecc.);
  • esprimere il consenso informato ai trattamenti sanitari a nome e per conto del paziente;
  • compiere atti specifici in giudizi civili e penali.

[1] Legge 6/2004.

[2] Art. 404 cc.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti