Buche stradali: risarcimento più difficile fuori città
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3 Ago 2016
 
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Buche stradali: risarcimento più difficile fuori città

Il risarcimento del danno per l’incidente causato da una buca sull’asfalto, in una strada fuori città, può essere risarcito solo se si dimostra che il Comune era a conoscenza da tempo della situazione di pericolo.

 

Il Comune deve risarcire tutti i danni provocati agli automobilisti dalla cattiva manutenzione delle strade, ivi compreso quindi il caso della classica fossa apertasi sull’asfalto, ma nei casi in cui sia impossibile un pronto intervento, a causa delle dimensioni della strada e della sua collocazione fuori dal tessuto urbano, l’indennizzo diventa più difficile. Difatti, il controllo di ogni singolo tratto stradale è possibile solo nell’ambito del centro cittadino; quando invece la buca si trova collocata su una strada di collegamento con un altro Comune, e quindi fuori dal circondario urbano, la supervisione della pubblica amministrazione non può essere così costante e immediata.

Dunque, il risarcimento del danno si può configurare solo laddove il Comune sia stato previamente avvisato della presenza del pericolo costituito dalla buca, mentre non gli si può ascrivere alcuna responsabilità per la fossa di recente formazione. È quanto chiarito dal Tribunale di Taranto con una recente sentenza [1].

 

L’orientamento non è così “nuovo”. Anzi, la stessa Cassazione, in passato, ha avuto modo di confermare gli stessi principi. Con specifico riguardo alle strade aperte al pubblico transito la responsabilità del Comune – viene chiarito dalla giurisprudenza – può essere limitata (e quindi aversi “concorso di colpa”) o esclusa completamente nell’ipotesi di “caso fortuito”. Il caso fortuito è costituito da un evento imprevedibile e inevitabile. I due più tipici esempi sono:

  • incidente determinato dalla condotta imprudente dell’automobilista (ad esempio, in caso di eccesso di velocità o di guida distratta);
  • incidente causato da una evento immediato che non ha consentito il pronto intervento “riparatore” della pubblica amministrazione: si pensi alla crepa apertasi per un terremoto o alla buca su una strada talmente lunga ed estesa da rendere impossibile la segnalazione e la copertura.

 

È proprio con riferimento a quest’ultima ipotesi che, secondo la Cassazione e la sentenza in commento, il risarcimento del danno per le buche sulle strade fuori dal centro urbano è più difficile. Infatti il Comune non può essere chiamato a rispondere [2] laddove venga in rilievo la gestione di beni che per la loro estensione e per l’uso generalizzato da parte dei cittadini, non consentono un controllo adeguato a evitare situazioni di pericolo.

 

È quindi proprio l’impossibilità di predisporre un’efficiente attività di vigilanza che rende inapplicabile il principio della responsabilità oggettiva della pubblica amministrazione sulle strade di cui abbia la custodia. Salvo ovviamente che si dimostri che l’ente era stato informato della presenza della buca pericolosa e che ha avuto tutto il tempo per predisporre la manutenzione mentre invece non l’ha fatto.

 


La sentenza

Cass. sent. n. 11802/2016

In tema di sinistro stradale, il danneggiato che agisca per il risarcimento dei danni subiti in conseguenza di una caduta avvenuta, mentre circolava sulla pubblica via alla guida del proprio ciclomotore, a causa di una grata o caditoia d’acqua, è tenuto alla dimostrazione dell’evento dannoso e del suo rapporto di causalità con la cosa in custodia, non anche dell’imprevedibilità e non evitabilità dell’insidia o del trabocchetto, né della condotta omissiva o commissiva del custode, gravando su quest’ultimo, in ragione dell’inversione dell’onere probatorio che caratterizza la responsabilità ex articolo 2051 cod. civ., la prova di aver adottato tutte le misure idonee a prevenire che il bene demaniale presentasse, per l’utente, una situazione di pericolo occulto, nel cui ambito rientra anche la prevedibilità e visibilità della grata o caditoia.

 

Cass. sent. n. 8935/2013

L’ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume responsabile, ai sensi dell’articolo 2051 cod. civ., dei sinistri riconducibili alle situazioni di pericolo connesse in modo immanente alla struttura o alle pertinenze della strada stessa, indipendentemente dalla sua estensione, salvo che dia la prova che l’evento dannoso era

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[1] Trib. Taranto, sent. n. 1391/16. Di segno contrario alla sentenza in commento si segnala Cass. sent. n. 8935/2013: “L’ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume responsabile, ai sensi dell’articolo 2051 cod. civ., dei sinistri riconducibili alle situazioni di pericolo connesse in modo immanente alla struttura o alle pertinenze della strada stessa, indipendentemente dalla sua estensione, salvo che dia la prova che l’evento dannoso era imprevedibile e non tempestivamente evitabile o segnalabile”.

[2] A titolo di responsabilità oggettiva, ex art. 2051 cod. civ. La presunzione di responsabilità per danni da cose in custodia, di cui all’art. 2051 cod. civ., non si applica agli enti pubblici ogni qual volta il bene, sia esso demaniale o patrimoniale, per le sue caratteristiche (estensione e modalità d’uso) sia oggetto di – una utilizzazione generale e diretta da parte di terzi, che limiti in concreto le possibilità di custodia e vigilanza sulla cosa.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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