Acquisti dagli ambulanti: cosa si rischia?
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4 Ago 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Acquisti dagli ambulanti: cosa si rischia?

Acquistare dagli ambulanti, in spiaggia o altrove, può costare caro. Dal lato penale, la questione è più complessa: non sempre il reato è ricettazione. Cerchiamo di capirne di più.

 

Occhiali da sole, teli da mare, giocattoli, gonfiabili, bigiotteria: basta dare uno sguardo in spiaggia e sarà molto facile trovare gli ambulanti che, facendo kilometri e kilometri sulla sabbia, si dedicano al commercio di beni più vari, per la gioia dei bagnanti che desiderano fare un po’ di shopping anche al mare, non sapendo che se, da un lato, tali acquisti low cost sono sicuramente convenienti, da un punto di vista legale potrebbero essere dannosi.

 

 

Acquistare dagli ambulanti: cosa si rischia?

Colui che acquista beni e oggetti che, per la loro qualità, la condizione del venditore e il prezzo, inducono a pensare che ci sia stata una violazione delle norme sull’origine e provenienza dei prodotti o sulla proprietà industriale (si tratta di quelle norme che disciplinano il diritto d’autore e tutelano, appunto, chi inventa un’opera), è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria che va dai 100 ai 7.000 euro [1].

 

L’esempio classico è quello di chi acquista dalle bancarelle nelle feste di paese o dagli ambulanti sulla spiaggia beni contraffatti come film e cd musicali, orologi, borse e occhiali: non si tratta di reato ma, comunque, il rischio che l’acquirente incorra in una sanzione amministrava di una considerevole entità è alto.

 

 

Acquistare dagli ambulanti è reato?

Acquistare dagli ambulanti in spiaggia può comportare, in alcuni casi, una condanna penale: ciò in tutti quei casi in cui la merce acquistata non è stata comperata per il semplice utilizzo personale o se l’acquirente è consapevole del fatto che si tratti di merce rubata. In ipotesi di questo genere, può scattare la sanzione per ricettazione [2].

È chiaro che le modalità di vendita e le caratteristiche del bene sono fondamentali per escludere o confermare la buona fede del compratore.

 

E, infatti, come sottolineato dalla stessa Corte di Cassazione [3], chi si limita ad acquistare una borsa, un abito o un qualsiasi altro prodotto contraffatto non commette reato: la multa amministrativa, però, non lascia scampo.

Il caso esaminato è quello di un uomo trovato in possesso di un borsone colmo di capi di abbigliamento taroccati, il quale era stato condannato proprio per ricettazione. Egli respinge tale addebito, in quanto solo “consumatore finale”: non ha, quindi, partecipato in alcun modo alla catena di produzione o di distribuzione e diffusione dei prodotti contraffatti, ma si è limitato ad acquistarli per uso personale. Proprio per questo, può essere chiamato a rispondere solo dell’illecito amministrativo previsto. Ma attenzione: deve trattarsi di un bene acquistato per sé e non destinato ad altri. In caso contrario, sarà nuovamente punibile per ricettazione, dato che, con la sua condotta, contribuisce all’ulteriore distribuzione e diffusione della merce contraffatta.


La sentenza

Corte Suprema di Cassazione – Sezione II Penale – sentenza – n. 12870 del 9 marzo 2016

RITENUTO IN FATTO

 

  • Con sentenza del 23/06/2014, la Corte di Appello di Lecce – sez. distaccata di Taranto – in parziale riforma della sentenza pronunciata in data 21/12/2011 dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale della medesima città, assolveva (imputato Omissis) dal reato di cui all’art. 474 cod. pen. e confermava la sentenza nella parte in cui lo aveva ritenuto colpevole del delitto di ricettazione.
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    La Corte, in punto di fatto, premetteva che l’imputato era stato fermato alla guida di un’autovettura a bordo della quale trasportava in un borsone e in una busta vari capi di abbigliamento (n° 29) di note marche che presentavano chiari segni di contraffazione (materiali, etichette, marchi, tessuto, cuciture e serigrafie non conformi agli originali). La Corte, tuttavia, riteneva che quella condotta non concretizzasse quella della “messa in vendita” e neppure quella di “detenzione finalizzata alla vendita” di prodotti industriali con marchi o segni distintivi contraffatti di cui all’art. 474 cod. pen., difettando ogni prova in ordine al fatto che i capi di abbigliamento fossero destinati alla successiva vendita.

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    [1] L. n. 99, del 23.07.2009.

    [2] Art. 648 cod. pen.: “Fuori dei casi di concorso nel reato, chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due ad otto anni e con la multa da cinquecentosedici euro a diecimilatrecentoventinove euro”.

    [3] Cass., sent. n. 12870, del 09.03.2016.

     


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