Barbecue: come usarlo correttamente e senza litigare con i vicini
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4 Ago 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Barbecue: come usarlo correttamente e senza litigare con i vicini

Come deve essere collocato il barbecue dentro e fuori le abitazioni? Quali le norme che ne regolano l’uso in condominio? Ecco le informazioni per evitare sanzioni e liti con i vicini.

 

Il mondo del barbecue ha, ormai, conquistato anche i più restii ad utilizzare questo strumento e, soprattutto nella bella stagione, diventa un’abitudine e un’occasione per stare in compagnia e divertirsi.

Ma utilizzare il barbecue non è facile e scontato come sembra: già per la sua collocazione e per il montaggio occorrono delle conoscenze di base che risultano imprescindibili per il suo corretto uso.

 

 

Barbecue: la collocazione dipende dalla tipologia?

Per collocare correttamente il barbecue, occorre distinguere a seconda che sia fisso o portatile.

 

La collocazione del barbecue portatile dipende molto dalla natura del terreno prescelto, mentre, per l’alloggiamento di un barbecue fisso, è necessario badare anche ad altri elementi, sempre nel rispetto delle normative in materia.

 

Partiamo dal presupposto che la collocazione del barbecue deve avvenire in luoghi comodi e facilmente raggiungibili che possono trovarsi sia all’esterno o che all’interno delle abitazioni.

 

I barbecue più conosciuti sono quelli da giardino, posizionati solitamente lungo il perimetro a ridosso della recinzione: nell’ambito di questa tipologia, si possono trovare anche quelli trasportabili da un luogo all’altro per mezzo di apposite ruote, oppure quelli fissi collocati sotto una tettoia.

 

Discorso più complesso per i barbecue interni: esistono formati e tipologie sofisticati, in grado di limitare la diffusione di fumi e annullare il rischio di scottature. Nella maggior parte dei casi, si tratta di barbecue elettrici, particolarmente adeguati per luoghi chiusi, anche come complemento d’arredo in ambienti eleganti: a tal proposito, possono essere anche portatili o compatti.

Sempre tra i barbecue per interni, inoltre, troviamo anche quelli realizzati in acciaio o in ghisa che vengono collocati in un comune caminetto e azionati normalmente, come un qualsiasi barbecue.

 

In relazione a questo aspetto, il problema principale del barbecue, è il fumo che può generare: ecco perché, qualsiasi sia la sua collocazione, è indispensabile realizzare una canna fumaria strutturalmente perfetta, in grado di limitare la formazione di fuliggini e incrostazioni varie. Non solo: non bisogna posizionarlo in una postazione molto bassa, per non compromettere la sicurezza della cottura; il basamento dovrà essere realizzato con un materiale edilizio molto resistente: i muretti in muratura, da questo punto di vista, costituiscono gli appoggi ideali.

 

 

Barbecue: quali sono le distanze da rispettare?

Altro aspetto di fondamentale rilevanza sempre attinente alla collocazione, è la valutazione della giusta distanza rispetto agli alberi, tenendo anche conto del moto del sole durante l’arco della giornata. Il motivo è facilmente intuibile: barbecue significa fuoco e mantenere le giusta distanza di sicurezza è condizione necessaria per tutelare i bambini, gli animali domestici ma anche le stesse abitazioni.

 

 

Barbecue: quali le norme di sicurezza da rispettare?

Da un punto di vista più specificatamente normativo, non abbiamo una legge di riferimento: sono i Comuni a disciplinare la materia e, per questo, spesso, l’ignoranza in merito regna sovrana, a discapito del rispetto dell’ambiente in primis. E invece, per fare qualche esempio, nel caso in cui il barbecue è azionato a gas (GPL), un preciso regolamento ne sancisce tutte le regole: si tratta delle norme UNI CIG sulla sicurezza degli impianti a gas, le quali sottolineano come sia indispensabile che le bombole del gas abbiano il marchio CE, dunque rispettino i requisisti imposti dai regolamenti europei; inoltre, esse andranno collocate sempre all’aperto e mai il locali chiusi o interrati.

 

Per i barbecue tradizionali, invece, valgono le norme ordinarie, cioè quelle relative alla distanza di sicurezza da rispettare sia all’aperto, sia in locali chiusi. È indispensabile non scegliere collocazioni che potrebbero facilitare la propagazioni di fiamme, così da causare un incendio: a tal fine occorre isolare il barbecue da qualsiasi oggetto e vegetazione infiammabile.

 

 

Barbecue: quali accorgimenti adottare?

Qualunque sia la tipologia di barbecue prescelta e indipendentemente dalla sua collocazione, è sempre opportuno adottare alcuni semplici accorgimenti per operare in sicurezza:

  • tenere i bambini e gli animali domestici lontani dal barbecue;
  • proteggere gli occhi dalla fonte di calore;
  • mettere in ordine il barbecue e la postazione circostante;
  • nei pressi del barbecue tenere un secchio colmo d’acqua o di sabbia, oppure direttamente un tubo per l’innaffiamento;
  • collocare il barbecue lontano da alberi e recinti (soprattutto se in legno);
  • non posizionare il barbecue al di sotto di una tettoia se sprovvisto di cappa;
  • posizionare il barbecue su un appoggio o un terreno sicuro e piano;
  • non eccedere con l’uso della carbonella, ma rispettare il limite consentito di 5 cm;
  • non lasciare mai la postazione del barbecue senza controllo;
  • assicurarsi che, dopo la cottura, il barbecue sia completamente raffreddato prima di rimuoverlo o di pulirlo;
  • non disperdere il carbone tra i rifiuti, ma gettarlo su un terreno sprovvisto di vegetazione, o all’interno di appositi recipienti di ferro, idonei per spegnere la brace ardente: così facendo si scongiureranno incendi;
  • non tenere una quantità di contenitori di GPL superiore rispetto a quella prescritta dalla legge.

 

 

Barbecue: come accenderlo in sicurezza?

Ma come procedere all’accensione?

Innanzitutto, occorre avere a portata di mano:

  • lamiera,
  • diavolina accendifuoco, una qualsiasi sostanza o preparato facilmente infiammabile adoperato per rendere più agevole l’accensione di combustibili comuni come carbone, legna;
  • carbonella,
  • giornali,
  • rametti secchi,
  • liquido accendigas,
  • soffietto per alimentare la fiamma.

 

Dopo aver verificato le regole della zona in cui si sta operando e il rispetto delle distanze minime, per far partire la fiamma si utilizza la cosiddetta “carbonella“, meglio ancora posizionando sotto dei cubetti per l’accensione. Ve ne sono di ecologici a base di cellulosa, degni sostituti quelli di quelli classici che contengono petrolio. Occorre cospargerli di liquido per l’accensione (reperibile in ferramenta) per dare modo al fuoco di accendersi subito. Sarebbe comunque preferibile, sia per le persone che per l’ambiente, ma soprattutto per la sicurezza, evitare liquidi molto infiammabili, in grado di creare spiacevoli incidenti, specialmente in una giornata di vento. Utile è anche carta di giornale o dei rametti secchi con cui alimentare la brace.

 

Meglio se il barbecue, a meno che non se ne utilizzi uno in pietra, sia provvisto di un rivestimento (in genere si tratta di una lamiera) che lo avvolga sui lati. In questo modo, si otterrà un duplice effetto positivo: innanzitutto il fuoco non uscirà all’esterno, ma verrà convogliato dalla lamiera verso l’alto creando un vero e proprio effetto cappa, e in secondo luogo gli alimenti si cuoceranno meglio.

 

A proposito di alimenti: molti avranno sicuramente notato che il cibo alla brace (questo vale essenzialmente per la carne) tende ad eliminare il grasso che gocciola, che potrebbe finire direttamente sul fuoco, alimentandolo e generando pericolose fiammate. Per evitare questo inconveniente, la carne va posizionata su una griglia che non stia a contatto con la fiamma, sollevata di circa 10 centimetri.

 

 

Barbecue: cosa fare in caso di incidenti?

Tipico evento legato alla fase di preparazione del barbecue sono le ustioni accidentali, in genere classificate in primo grado (eritema) e secondo grado (comparsa delle tipiche bolle chiamate flittene).

 

Come comportarsi senza farsi prendere dal panico? La prima cosa da fare è porre la zona interessata sotto l’acqua corrente e rinfrescarla per diversi minuti. In mancanza di acqua, in alternativa, risultano validi anche impacchi freschi sulla zona ustionata evitando di massaggiare.

Se si tratta di piccole ustioni locali, dopo tali accorgimenti, si potrà procedere all’applicazione delle classiche creme specifiche che hanno azione antibatterica, ricordando che, se si dovesse formare una bolla, quest’ultima non va toccata e nemmeno bucata con ago, ma solo adeguatamente disinfettata. Se la zona ustionata è particolarmente estesa (più di 5 cm), è preferibile recarsi al Pronto Soccorso per prevenire eventuali infezioni e per un trattamento sanitario maggiormente efficace. Pericolosissime sono le fiammate di ritorno che possono avere conseguenze gravi per la persona ustionata.

Un’ulteriore regola da considerare è quella di non accendere fuochi in zone troppo impervie e difficilmente raggiungibili dai soccorritori.

 

 

Barbecue: cosa fare per non disturbare i vicini?

Il barbecue, per quanto sia un piacevole strumento per stare in compagnia, è – allo stesso tempo – all’origine di liti, anche violente, con in vicini, soprattutto nell’ambito di un condominio. Rispettare le norme di sicurezza, in questo caso, significa anche rispettare le abitazioni limitrofe e i vicini stessi, evitando di provocare danni e disagi.

 

La normativa che regola la tutela dei diritti e dei doveri di un possessore di barbecue nei confronti del vicinato sottolinea che è consentita l’emissione di fumi (di qualsiasi provenienza), purché questi non superino il limite della normale tollerabilità [1]. Ciò in quanto i fumi del barbecue possono essere fonte di disturbo alle abitazioni private e alla qualità della vita. Si ricorda, però, che la legge non prevede quando il fumo e un’immissione in generale è o meno tollerabile: si tratta di un concetto indeterminato che dipende molto dalle circostanze del caso concreto, dalla sensibilità dei soggetti e dal luogo in cui ci si trova; in pratica, una grigliata in campagna potrà essere fatta con maggiore libertà rispetto all’uso del barbecue in una villetta a schiera.

Proprio per questo, la legge non vieta la possibilità di utilizzarlo: semplicemente si pone come limite in tal senso quello della tollerabilità di cui dicevamo, in relazione al contesto specifico in cui si opera. In poche parole, il fumo e gli odori non sempre, a differenza di quanto si crede, sono tollerabili data la vicinanza e considerato che le immissioni che la cottura è in grado di sviluppare possono provocare un sensibile disturbo e disagio in un’abitazione privata e contribuiscono a deprimere la qualità della vita [2].

 

Quanto detto vale anche in un condominio, fermo restando che non esiste una regolamentazione generale, valida per tutti, ma ogni edificio, al momento della stipula regolamento condominiale, prevede anche la redazione di articoli riguardanti i limiti e le possibilità in materia di barbecue [3]. Così facendo, si potranno anche prevedere – legittimamente – delle restrizioni per il singolo condomino rispetto a quanto contenuto nel regolamento di condominio, purché formulate in modo espresso o comunque non equivoco (sì da non lasciare alcun margine d’incertezza sul contenuto e la portata delle relative disposizioni): in questo modo, le norme regolamentari possono imporre limitazioni al godimento degli immobili di proprietà esclusiva secondo criteri anche più rigorosi di quelli stabiliti in tema di immissioni lecite dalla legge. Ne consegue che, in tal caso, la liceità o meno dell’immissione deve essere determinata non sulla base della norma civilistica generale ma in base a quanto fissato nel regolamento [4].

 

Quindi, ricapitolando, da una parte, il codice civile ci dice che un vicino non può impedirmi a priori di produrre fumo. Dall’altra, mi obbliga a non esagerare al punto di dare fastidio. Da un lato, sono validi regolamenti comunali o condominiali più restrittivi della legge stessa, dall’altro le immissioni di fumo non possono essere limitate entro parametri obiettivi.

Tutto ruota intorno al concetto di superamento o meno dei limiti della normale tollerabilità. Ma un cosa è capire se è tollerabile rumore, ad esempio (ci sono i decibel e non si scappa), ma per i fumi la questione si complica notevolmente.

 

Ad oggi, si può affermare che, a dare un contenuto concreto al concetto di normale tollerabilità, ci pensa, di volta in volta, il giudice di pace, senza necessità di perizie specifiche, ma potendo anche basarsi sulle dichiarazioni di testimoni, come i vicini, a patto che siano attendibili [5]. Si tenga presente che non è necessario aver provocato direttamente un danno in quanto basta l’attitudine stessa dei gas ad essere molesti [6].


[1] Art. 844, co. 1, cod. civ.

[2] Giudice di Pace di Torino, Sez. II, sent. del 10.06.2010.

[3] Cass., sent. n. 3204, del 18.03.1992: “In tema di emissione di gas, vapori, fumi atti ad offendere, molestare o imbrattare i vicini, tali immissioni possono essere autorizzate soltanto entro i limiti della tollerabilità normale, e quindi previa adozione delle misure necessarie ad evitare il superamento ditali limiti o di quelli imposti da specifiche normative (regolamento condominiale)”.

[4] Cass., sent. n. 23, del 07.01.2004.

[5] Cass., sent. n. 5215, del 09.05.1995 e Cass., sent. n. 739, del 21.01.1998: “L’attitudine, rispettivamente, dei rumori a disturbare le occupazioni o il riposo delle persone e delle emissioni di gas, vapori o fumi a molestare persone non deve necessariamente essere accertata mediante perizia, ben potendo, al contrario, il giudice, secondo le regole generali, fondare il proprio convincimento al riguardo su elementi probatori di diversa natura quali, in particolare, le dichiarazioni testimoniali di coloro che siano in grado riferire caratteristiche ed effetti dei rumori e delle emissioni summenzionati, quando tali dichiarazioni non si risolvano nell’espressione di valutazioni meramente soggettive o di giudizi di natura tecnica, ma si limitino a riferire quanto oggettivamente percepito dai dichiaranti medesimi”.

[6] Cass. Pen., Sez. VI, sent. n. 5312, dell’11.04.1990.

 


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