Mantenimento: si può pagare l’assegno in ritardo?
Lo sai che?
4 Ago 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Mantenimento: si può pagare l’assegno in ritardo?

Separazione e divorzio, il tardivo pagamento dell’assegno di mantenimento evita il reato solo se l’inadempimento è dipeso da obiettive ragioni come quelle lavorative.

 

A seguito di separazione o divorzio, l’ipotesi in cui più di frequente il giudice è chiamato a intervenire tra gli ex coniugi è per accertare il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento e se tale comportamento costituisca o meno reato. Numerosi sono, in particolare, i casi in cui l’omesso versamento della somma mensile viene giustificato per ragioni di difficoltà economica (perdita del lavoro, riduzione dell’orario in azienda, ecc.) ed altri in cui, pur a fronte di un iniziale inadempimento, il mantenimento viene pagato in ritardo. Ebbene, la giurisprudenza ha tentato, a più riprese, di chiarire quando il pagamento in ritardo del mantenimento configura ugualmente reato.

 

Una recente sentenza del Tribunale di Firenze [1] risolve il problema secondo il consolidato orientamento della Cassazione. Il tardivo versamento di sole tre mensilità del mantenimento dei figli – si legge nella decisione in commento – non basta per integrare il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, se il ritardo è dipeso da ragioni lavorative e l’importo è stato successivamente saldato. In questo modo è stato assolto il padre di tre figli il quale aveva sempre rispettato i suoi obblighi, pagando alcune mensilità anche in anticipo, e che, dopo il ritardo accumulato per assenza di stipendio, aveva provveduto a versare con un unico assegno l’importo non versato.

In generale la Cassazione esclude che il mancato pagamento dell’assegno comporti, in via automatica la commissione del reato: l’illecito penale sussiste solo se:

  • a seguito dell’inadempimento, il coniuge in stato di bisogno venga a trovarsi privo di mezzi di sussistenza
  • l’altro coniuge obbligato sia a conoscenza dell’altrui stato di bisogno
  • l’altro coniuge sia in grado di fornire i mezzi di sussistenza dovuti. Quindi non c’è reato in caso di oggettiva e incolpevole impossibilità (licenziamento cui sia seguito comunque un atteggiamento attivo del coniuge che abbia tentato di trovare un nuovo lavoro).

 

 

Il semplice ritardo nel pagamento del mantenimento costituisce reato?

Sulla possibilità di presentare una querela nei confronti dell’ex marito (o, più raramente, dell’ex moglie) colpevole di non pagare puntualmente in ritardo le mensilità del mantenimento si è più volte espressa la giurisprudenza della stessa Cassazione. Secondo la Corte [2], non scatta l’illecito penale quando l’ex coniuge versa quanto dovuto al figlio minore seppure con brevi ritardi.

 

La norma in questione, in riferimento alla specifica fattispecie del soggetto che abbia fatto mancare i mezzi di sussistenza, ha la funzione di garantire l’obbligo del genitore di assistere con continuità i figli fornendo loro i mezzi di sussistenza.

Da un lato, quindi, non è una condotta integrata da qualsiasi forma di inadempimento e dall’altro, trattandosi di reato doloso, la condotta deve essere accompagnata dalla volontà o quanto meno dalla consapevolezza di far mancare i mezzi di sussistenza.

Inoltre la Cassazione spiega che, per far scattare il reato, si deve trattare di inadempimento serio e sufficientemente protratto (o destinato a protrarsi) per un tempo tale da incidere, in modo rilevante, sulla disponibilità dei mezzi di sussistenza che il soggetto obbligato deve fornire.

 

Quindi il reato non scatta automaticamente con l’inadempimento ai sensi delle leggi civili e, anche se la violazione possa conseguire anche al ritardo, il giudice penale dovrà valutarne la “gravità” e, quindi, l’attitudine a porre in difficoltà economica l’ex famiglia.

 

Normalmente, a fronte del mancato versamento da parte del genitore dell’assegno di mantenimento, non si può ritenere sufficiente che la parte dichiari la propria indigenza per giustificare l’omissione del pagamento e si richiede, invece, una prova ben certa di tale stato economico; ma la situazione è diversa nel caso in cui in cui ci si trovi davanti ad un limitato ritardo dei pagamenti per poche mensilità. Si tratta, difatti, di un caso anomalo in un più ampio periodo nel quale gli assegni sono stati pagati sostanzialmente nei tempi dovuti.

 

La giurisprudenza precisa dunque a quali condizioni il mancato pagamento dell’assegno integra la violazione degli obblighi di assistenza:

 

– se l’obbligato non versa l’assegno o lo versa in misura inferiore a quella stabilita e ciò non assicura al beneficiario di poter soddisfare le sue esigenze vitali: in questo caso l’inadempimento comporta la commissione del reato [3];

 

– se l’obbligato versa un assegno per un importo inferiore a quello stabilito dal giudice, ma comunque idoneo a soddisfare i bisogni primari: sussiste un inadempimento civilistico, ma si deve escludere che sussista il reato;

 

– se l’obbligato versa integralmente l’assegno il cui importo non è adeguato a soddisfare le esigenze vitali (anche straordinarie, dovute ad esempio a una malattia); in questo caso non sussiste l’inadempimento civile ma sussiste il reato.

 

Ad esempio:

  • la Cassazione ha confermato la sentenza di condanna dell’imputato, accusato di aver fatto mancare i mezzi di sussistenza alla moglie, ai figli minori e al figlio maggiorenne, non versando o versando in modo parziale e non puntuale l’assegno di mantenimento, allorché sia emerso che l’imputato, pur essendo formalmente disoccupato e invalido civile, aveva sempre lavorato presso il negozio di mobili del fratello, ricevendone un congruo reddito, tanto da poter aiutare economicamente il padre che versava in pessime condizioni e, tuttavia, non aveva versato per lunghi periodi alla moglie ed ai figli i necessari mezzi di sussistenza [4];
  • il giudice ha assolto l’imputato il quale, pur avendo omesso, per un breve periodo, il pagamento dell’assegno di mantenimento, aveva costantemente corrisposto una somma mensile (segnatamente, le rate del mutuo della casa gravante anche sulla coniuge legalmente separata) superiore a quella stabilita a titolo di mantenimento [5].

La sentenza

Tribunale di Firenze ‐ Sezione II penale ‐ Sentenza 20 aprile 2016 n. 2208

TRIBUNALE DI FIRENZE

SECONDA SEZIONE PENALE ‐ COMPOSIZIONE MONOCRATICA

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Firenze in composizione monocratica nella persona del Giudice dr. Rosa Valotta ha pronunciato la seguente

SENTENZA
nei confronti di:
Gu.En. nato (…) res. in via (…) Firenze ‐ libero, presente.
‐ difeso di fiducia dall’avv. Ma.Ma. del foro di Firenze con studio in via (…) Firenze, presente. IMPUTATO

del reato di cui agli artt. 81 c.p., 3 L. 54/06 in relazione all’art. 570 II comma c.p., perché non contribuiva al mantenimento dei figli minori Ga. (classe 2002), Gi. e Gi. (classe 2006), omettendo di corrispondere in tutto o in parte alla moglie separata La.Li. l’assegno mensile di Euro 750 (Euro 250 per ciascun figlio) oltre al 50 % delle spese straordinarie sostenute nell’interesse dei minori, come stabilito dal tribunale di Firenze con provvedimento n. 16439/2012 del 15/04/2013.

In Firenze, dal dicembre 2013 ad oggi.

Parte Civile: La.Li., nata (…), ivi residente in via (…), rappresentata e difesa dall’avv. Gi.Co., sostituito dall’avv. Lo.Ni., del foro di Firenze,

Mostra tutto

[1] Trib. Firenze, sent. n. 2208/2016.

[2] Cass. sent. n. 25596/2012.

[3]Cass. sent. n. 32508/2004.

[4] Cass. sent. n. 20133/2015.

[5] Trib. Napoli sent. n. 6356/2015.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti