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Lo sai che? Pubblicato il 4 agosto 2016

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Lo sai che? Strisce blu: tempo scaduto, multa valida

> Lo sai che? Pubblicato il 4 agosto 2016

Se, dopo la sosta dell’auto sulle strisce blu, il tagliando esposto sul cruscotto risulta scaduto per decorso del tempo pagato, il vigile può elevare la multa.

Contrordine della Cassazione: sono valide le multe elevate sulle strisce blu perché l’orario del ticket è scaduto e non è stato rinnovato. La sentenza [1] finisce per contrastare il parere dato l’anno scorso dal Ministero dei Trasporti [2] secondo cui non esiste una norma del codice della strada che sanzioni il mancato rinnovo del tagliando di parcheggio. Invece, secondo i giudici supremi, la disposizione esiste ed è inserita nel codice della strada [3]; risultato: chi lascia l’auto sulle strisce blu e si dimentica poi di rinnovare il ticket subisce la stessa multa di chi non paga sin dall’inizio. Tale comportamento si risolve infatti in un danno erariale a discapito del Comune, secondo quanto, in passato, chiarito dalla Corte dei Conti [4].

La questione delle multe sulle strisce blu per ticket scaduto ha tenuto banco, nelle aule dei tribunali, negli scorsi due anni. Abbiamo fatto il punto della situazione nella guida “Strisce blu: scaduto l’orario del ticket non c’è multa”. Al di là però del fatto che un ricorso al giudice di pace per poche decine di euro di multa diventa spesso antieconomico – posto peraltro che, anche in caso di condanna del Comune alle spese processuali, diventa sempre più difficile recuperare i soldi dalle disastrate casse dell’amministrazione – ora la faccenda si fa più complicata essendo intervenuto l’autorevole precedente della Cassazione, precedente che si schiera a favore dei vigili e contro gli automobilisti.

In passato lo stesso ministero – a seguito di alcune famose sentenze dei giudici di primo grado – aveva ammesso che la multa per ticket scaduto sulle strisce blu sarebbe illegittima: seppur esiste, infatti, la norma del codice della strada che impone il pagamento del tagliando all’atto della sosta sulle aree a pagamento, manca quella che obbliga al rinnovo dello stesso alla scadenza dell’orario coperto dal primo pagamento. Il che significherebbe che l’automobilista ben potrebbe pagare il tagliando per pochi minuti e poi lasciare l’auto sulle strisce blu per tutto il giorno, senza preoccuparsi del rinnovo. Mancando la norma, non scatterebbe alcun illecito amministrativo, ma – a tutto voler concedere – solo un illecito civile per mancato pagamento di una prestazione contrattuale: il che legittimerebbe la P.A. ad attivare i normali sistemi di recupero del credito (decreto ingiuntivo), i quali però si rivelerebbero del tutto sproporzionati per piccole somme.

Il ministero aveva poi chiarito che alla lacuna legislativa possono porre rimedio le amministrazioni comunali con un provvedimento locale che disciplini le aree di sosta a pagamento, stabilendo le relative multe. Cosa che quasi nessun Comune ha fatto. Così le multe resterebbero tutte nulle. Un’interpretazione però non condivisa oggi dalla Cassazione secondo cui, invece, la multa per orario scaduto sulle strisce blu è pienamente legittima, ponendo in tal caso l’automobilista un comportamento classificabile come danno erariale.

Tutto da rifare quindi, almeno per quanti avevano sperato di usufruire degli spazi di sosta a pagamento senza pagare grandi cifre.

note

[1] Cass. sent. n. 16258/16.

[2] Ministero delle Infrastrutture, parere n. 2074/2015.

[3] Art. 7 co. 15 cod. str.

[4] Corte Conti, sent. n. 888/2012.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 17 giugno – 3 agosto 2016, n. 16258
Presidente Petitti – Relatore Giusti

Ritenuto in fatto

1. – Decidendo in grado di appello, il Tribunale di Chiavari, con sentenza depositata il 20 dicembre 2012, in riforma della pronuncia di primo grado del Giudice di pace della stessa città, ha rigettato l’opposizione proposta da M.A. avverso il verbale di contestazione n. 18675/11, emesso dalla Polizia municipale di Chiavari, per la violazione dell’art. 7, comma 15, del codice della strada, per avere il M. sostato con la propria autovettura negli appositi spazi delimitati dalle strisce blu oltre il tempo stabilito, con un contrassegno attestante il pagamento del corrispettivo solo per l’ora precedente a quella dell’accertamento.
2. – Per la cassazione della sentenza del Tribunale il M. ha proposto ricorso, con atto notificato il 28 giugno 2013, sulla base di un motivo.
L’intimato Comune ha resistito con controricorso.
Il ricorso è stato avviato alla trattazione camerale sulla base di relazione del consigliere designato ex art. 380-bis cod. proc. civ., alla quale ha replicato, con memoria, il ricorrente.
La VI-2 Sezione, con ordinanza interlocutoria 20 aprile 2015, n. 8012, ha rinviato il ricorso alla pubblica udienza.
In prossimità dell’udienza entrambe le parti hanno depositato memorie illustrative.

Considerato in diritto

1. – Con l’unico mezzo (violazione o falsa applicazione degli artt. 157, commi 6 e 8, e 7, comma 15, del codice della strada), il ricorrente sostiene che chi paga il ticket ma non integra il versamento per le ore successive non incorrerebbe in alcuna violazione del codice della strada, bensì soltanto in una violazione dell’obbligazione contrattuale sorta nel momento in cui si acquista il ticket, regolata dal codice civile.
2. – Il motivo è infondato.
Questa Corte (Sez. II, 25 febbraio 2008, n. 4847; Sez. II, 4 ottobre 2011, n. 20308) ha già statuito che l’art. 157 del codice della strada prevede, sottoponendo al comma 8 la loro violazione alla medesima sanzione, due distinte condotte, quella di porre in sosta l’autoveicolo senza segnalazione dell’orario di inizio della sosta, laddove essa è prescritta per un tempo limitato, ed il fatto di non attivare il dispositivo di controllo della durata della sosta, nei casi in cui esso è espressamente previsto; ed ha precisato che l’espressione “dispositivo di controllo di durata della sosta”, utilizzata dal comma 6, vale a comprendere i casi di c.d. parcheggi a pagamento mediante acquisto di apposita scheda, ciò discendendo dal rilievo che tale formula è la medesima di quella usata dalla disposizione del codice della strada che consente ai Comuni, nell’ambito delle loro competenze in materia di regolamentazione della circolazione nei centri abitati, di stabilire aree di parcheggio a pagamento, anche senza custodia dei veicoli (art. 7, comma 1, lettera f).
La sentenza di questa Sezione 2 settembre 2008, n. 22036, ha affermato che, là dove il sindaco si sia avvalso del potere di stabilire, previa deliberazione della giunta, aree destinate al parcheggio sulle quali la sosta dei veicoli è subordinata al pagamento di una somma da riscuotere mediante dispositivi di controllo di durata della sosta, anche senza custodia del veicolo, fissando le relative condizioni e tariffe, la stessa non si sottrae all’operatività della sanzione amministrativa pecuniaria nei casi di sosta protrattasi in violazione dei limiti o della regolamentazione al cui rispetto essa era subordinata. A sua volta, Sez. VI-2, 9 gennaio 2012, n. 30, ha cassato la sentenza del giudice del merito che aveva escluso “che nell’ipotesi di cui all’art. 7 del codice della strada, superata l’ora scatti la medesima violazione come avviene nel caso del sistema previsto per la sosta limitata di cui all’art. 157 del codice della strada”, sul rilievo – non condiviso da questa Corte di legittimità – che nel primo caso “scatti soltanto il diritto del Comune di riscuotere la tassa per l’utilizzo del parcheggio a pagamento ed in relazione alla durata stessa della sosta”.
Questo orientamento è stato recepito dalla giurisprudenza della Corte dei conti (Sezione giurisdizionale per la Regione Lazio, sentenza 19 settembre 2012, n. 888). Il giudice contabile ha infatti affermato che la mancata contestazione della sanzione pecuniaria da parte dell’ausiliario del traffico (e della società affidataria del servizio) nel momento in cui è stata accertata la sosta del veicolo senza ticket comprovante il pagamento del corrispettivo dovuto oppure con tagliando esposto scaduto per decorso del tempo di sosta pagato (che è pur sempre una fattispecie di mancato pagamento che il codice della strada, senza distinzioni, sanziona), configura una ipotesi di danno erariale per il Comune, rappresentato dal mancato incasso dei proventi che sarebbero derivati dalla applicazione della sanzione per violazione delle norme che disciplinano la sosta in aree a pagamento.
In questo quadro giurisprudenziale, va affermato il principio secondo cui, in materia di sosta a pagamento su suolo pubblico, ove la sosta si protragga oltre l’orario per il quale è stata corrisposta la tariffa, si incorre in una violazione delle prescrizioni della sosta regolamentata, ai sensi dell’art. 7, comma 15, del codice della strada. Infatti, poiché l’assoggettamento al pagamento della sosta è un atto di regolamentazione della sosta stessa, la sosta del veicolo con ticket di pagamento esposto scaduto per decorso del tempo di sosta pagato ha natura di illecito amministrativo e non si trasforma in inadempimento contrattuale, trattandosi, analogamente al caso della sosta effettuata omettendo l’acquisto del ticket orario, di una evasione tariffaria in violazione della disciplina della sosta a pagamento su suolo pubblico, introdotta per incentivare la rotazione e razionalizzare l’offerta di sosta.
Di tale principio il Tribunale ha fatto corretta applicazione.
3. – Il ricorso è rigettato.
Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.
4. – Poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è respinto, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi dell’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto il comma 1-quater all’art. 13 del testo unico di cui al d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione integralmente rigettata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso delle spese processuali sostenute dal Comune contro-ricorrente, che liquida in complessivi Euro 700, di cui Euro 600 per compensi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17, della legge n. 228 del 2012, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

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1 Commento

Alberto Raccanelli

5 agosto 2016 alle 15:10

Alla faccia della certezza del diritto. Naturalmente non si sa se questi ripensamenti hanno effetto retroattivo!
Il bello (si fa per dire!) è che queste cose succedono anche per problemi più seri di quelli delle multe (es. danno morale sì, danno morale no, tabella Milano sì tabella Milano no, ecc.). Ma sono gli inglesi i sudditi? oppure i repubblicani italiani? Povera italia (con la (i). Potersene andare altrove…!

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