Periodo di prova: solo scritto e senza proroghe
Editoriali
4 Ago 2016
 
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Periodo di prova: solo scritto e senza proroghe

Illegittimo il licenziamento se al dipendente è concessa una proroga del periodo di prova e il patto è firmato solo dal datore ma non dal dipendente.

 

È illegittima la proroga del periodo di prova concesso al dipendente: la durata massima, infatti, è stabilita dalla legge ed è di massimo sei mesi (tre per gli impiegati senza funzioni direttive [1]); per cui le parti non possono stabilire che, alla fine della predetta prova, ne venga effettuata una ulteriore per concedere una seconda possibilità al lavoratore. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [2].

 

In alcuni casi il Ccnl esclude espressamente o prevede, nei limiti del tetto massimo stabilito dalla legge, la possibilità di prorogare la durata inizialmente fissata del periodo di prova. In mancanza di tale previsione non è possibile pattuire la proroga nel contratto individuale, perché ciò costituirebbe clausola svantaggiosa per il lavoratore.

                       

Il patto di prova è altresì nullo se non specifica le mansioni che deve svolgere il lavoratore con conseguente conversione in via definitiva dell’assunzione sin dal suo inizio.

 

La legge fissa la durata massima del periodo di prova in:

6 mesi per tutti i lavoratori;

3 mesi per gli impiegati non aventi funzioni direttive.

 

La norma che fissa in 3 mesi la durata massima del periodo di prova per gli impiegati non aventi funzioni direttive continua a trovare applicazione, pur essendo precedente a quella che stabilisce un periodo massimo di 6 mesi per la generalità dei lavoratori [3].

 

In alcuni casi i Ccnl distinguono tra operai ed impiegati, prevedendo in genere periodi di prova inferiori rispetto ai limiti legali e stabilendo il criterio di calcolo dei giorni. Fermo restando il limite legale, nel contratto individuale i termini previsti dalla contrattazione collettiva possono essere:

ridotti;

aumentati, se la particolare complessità delle mansioni affidate al lavoratore rende necessario, nell’interesse di entrambe le parti, un periodo più lungo di quello ritenuto normalmente congruo dalla contrattazione collettiva [4].

 


[1] Il codice civile non indica la durata massima del periodo di prova, ma tale lacuna viene colmata indirettamente dall’art. 10 della Legge 604/1966 in materia di licenziamenti, che prevede 6 mesi per tutte le categorie di lavoratori e 3 mesi per gli impiegati non aventi funzioni direttive (Cassazione 13/3/1992 n. 3093).

[2] Cass. sent. n. 16214/16 del 3.08.2016.

[3] Cass. sent. n. 22758/2014; n. 24282/2008; n. 3625/1975.

[4] Cass. sent. n. 8295/2000.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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